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Il Papa lancia messaggi a Trump, l'accordo di Parigi è l'unico capace di salvare la terra

Il Papa lancia messaggi a Trump, l'accordo di Parigi è l'unico capace di salvare la terra
di Franca Giansoldati
2 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Novembre 2017, 11:32 - Ultimo aggiornamento: 12:42

Città del Vaticano - Papa Francesco non smette di esercitare il suo soft power per sensibilizzare i governi ad aderire all'Accordo di Parigi («uno storico accordo») per contrastare i cambiamenti climatici. Praticamente un messaggio trasversale al Presidente Trump. «Serve una strategia condivisa per contrastare uno dei fenomeni più preoccupanti che la nostra umanità sta vivendo: il cambiamento climatico». In un messaggio inviato a Frank Bainimarama, Primo Ministro delle Isole Fiji e Presidente della 23a sessione della Conferenza degli Stati sui Cambiamenti Climatici (COP-23) che si sta svolgendo a Bonn, Papa Francesco torna a chiedere dialogo, mediazione, riflessioni comuni. La posta in gioco è altissima.

«L’Accordo indica un chiaro percorso di transizione verso un modello di sviluppo economico a basso o nullo consumo di carbonio, incoraggiando alla solidarietà e facendo leva sui forti legami esistenti tra la lotta al cambiamento climatico e quella alla povertà. Tale transizione viene poi ulteriormente sollecitata dall’urgenza climatica che richiede maggiore impegno da parte dei Paesi, alcuni dei quali dovranno cercare di assumere il ruolo di guida di tale transizione, avendo ben a cuore le necessità delle popolazioni più vulnerabili».

Non cita mai gli Stati Uniti che si sono sfilati dall'Accordo. Bergoglio preferisce un approccio costruttivo: «Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati per vari motivi che vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche». Si tratta di «atteggiamenti perversi, che certo non aiutano alla ricerca onesta e al dialogo sincero e produttivo sulla costruzione del futuro del nostro pianeta: negazione, indifferenza, rassegnazione e fiducia in soluzioni inadeguate».

«D’altronde, non ci si può limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: le soluzioni tecniche sono necessarie ma non sufficienti; è essenziale e doveroso tenere attentamente in considerazione anche gli aspetti e gli impatti etici e sociali del nuovo paradigma di sviluppo e di progresso nel breve, medio e lungo periodo».


 

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