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Unioni civili, Renzi furioso corre ai ripari: senza numeri stralcio adozioni

Matteo Renzi
di Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 08:38
L'immagine plastica del drammone andato in scena al Senato sono le facce di Luca Lotti e di Maria Elena Boschi, poco prima delle otto di sera, riuniti nella stanza del governo di palazzo Madama. Tutti e due al telefono, tutti e due con il volto terreo. Matteo Renzi, da Buenos Aires, ha appena suggerito di chiedere una tregua. Di rinviare la partita a questa mattina, nella speranza che nella notte spuntino «numeri buoni» per far passare il “supercanguro” e la legge sulle unioni civili con le adozioni per le coppie gay, le stepchild adoption. Altrimenti il premier deciderà di «salvare la legge, che comunque rappresenterebbe un risultato storico», sacrificando proprio le adozioni.

Quello che doveva essere il «grande giorno dei diritti civili», della legge «attesa da decenni», si è trasformato per il Pd «nel giorno del tradimento dei Cinquestelle». I grillini, a sorpresa, dopo aver garantito e promesso i loro voti al “supercanguro” - il maxi-emendamento del renziano Andrea Marcucci che avrebbe scavalcato l'ostruzionismo leghista e riproposto la legge sulle unioni civili così com'è, adozioni incluse - l'hanno infatti scaricato poco prima della votazione. Tant'è, che contro di loro, si scaglia Renzi parlando con i suoi: «I Cinquestelle hanno compiuto un vero e proprio voltafaccia, il Pd da solo non ha mai avuto i numeri per far passare la legge. Se è una manovra politica, Grillo la sta facendo sulla pelle dei diritti».
 
LA MOSSA DI ZANDA
Di «voltafaccia grillino» parla poco dopo, scuro in volto, anche Luigi Zanda, il capogruppo del Pd. L'uomo che per giornate e nottate intere ha lavorato alla mediazione assieme alla ministra Boschi e al vicesegretario Lorenzo Guerini. Un paio d'ore prima, proprio il capogruppo del Pd, aveva giocato la carta che avrebbe dovuto sparigliare. Quella che poteva spingere i cattolici dem a votare sì. Cogliendo di sorpresa il presidente del Senato Pietro Grasso, Zanda in aula aveva annunciato: «Non è vero che con il “supercanguro” si elimina la discussione. Voteremo tutti gli articoli, compreso il 5 sulla stepchild adoption, a scrutinio segreto». Ma cinque minuti dopo, ecco la doccia gelata dei grillini per bocca di Alberto Airola: «Noi diciamo di no al maxi-emendamento Marcucci».

Esplode il panico. Lotti avverte Renzi che sta ripartendo dall'Argentina. Nella stanza del governo si riunisce una sorta di consiglio di guerra con il ministro Andrea Orlando, Boschi, Lotti, Zanda e Marcucci. La decisione a caldo: «Il Supercanguro non si ritira, l'atteggiamento dei Cinquestelle è strumentale perché il mio emendamento serve a salvare la legge. Domani vedremo chi la vuole e chi no», mette a verbale lo stesso Marcucci.

Poco più in là Zanda prova a riportare ordine. Cerca «una soluzione». Il modo per incassare «comunque la legge»: «Speriamo di farcela», sospira il capogruppo, «io credo che abbiamo ancora delle chance. Faremo il possibile e anche un po' di impossibile».

Proprio dell'«impossibile» ha bisogno il Pd. Anche perché i numeri mancano davvero: la salvifica sospensione della seduta, dopo il dietrofront grillino, è scattata solo grazie al soccorso di 11 senatori di Denis Verdini che nel pomeriggio aveva incontrato la Boschi. E nella notte la trattativa va avanti. Ed è sintetizzata così, smentendo le certezze di Marcucci: «Se verificheremo di avere i voti si va avanti con il “supercanguro”, altrimenti si ritira per evitare un bagno di sangue».

Ed è proprio questo il punto. Renzi si trova davanti a un bivio: «Salvare la legge» facendo un accordo con Angelino Alfano e i cattodem, rinunciando alla stepchild adoption. «Oppure andare a dritto, proseguire» con il “supercanguro”. Offrendo però più corpose garanzie al fronte cattolico del Pd per garantirsene i voti: ad esempio l'affido preadottivo di due anni e norme «molto rigorose» per la concessione da parte del Tribunale dei minori delle adozioni alle coppie gay.

Ma i cattodem, rinfrancati, alzano la posta. A Zanda e a Boschi ripetono nella notte che vogliono discutere sul “se” concedere la stepchild adoption e non solo sul “come” concederla. Le somme le tirerà questa mattina il premier, una volta rientrato dall'Argentina. In molti scommettono che senza la certezza di far passare il “supercanguro”, Renzi - appunto - lo farà ritirare e lascerà le adozioni al loro destino con il voto segreto dell'aula. «In ogni caso», si consolano a palazzo Chigi, «avremmo ottenuto un grande risultato politico, lo storico via libera alle unioni civili».
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