Migranti, la tentazione del modello Australia: così Roma vuole cambiare le regole

Mercoledì 6 Giugno 2018 di Cristiana Mangani

Il modello australiano, proprio quello che il Commissario europeo per l'immigrazione Dimitris Avramopoulos vede come uno spauracchio e una violazione dei diritti umani e della Convenzione di Ginevra. Un modello da non seguire. Eppure in questi giorni è stato citato parecchie volte: prevede respingimenti e porti chiusi alle Organizzazioni non governative. E sarebbe la risposta italiana a chi - spiega Matteo Salvini - sta riducendo il Sud del nostro paese a un campo profughi».

GLI ACCORDI
Il cattivo esito della negoziazione tra Stati europei riguardo alle modifiche del Trattato di Dublino IV apre la strada a una revisione più ampia degli accordi. Il ministro sta ancora studiando il dossier immigrazione in cerca di iniziative da prendere in tempi brevi, ma ha già capito che dovrà lavorare molto sul fronte africano. E infatti - ha annunciato ieri - andrà «in Libia e in Tunisia, per incontrare i rappresentanti del governo». L'Italia pensa a una politica più dura. «Alzare la voce, a volte serve», ha commentato dopo quanto accaduto al vertice di Lussemburgo. Non potendo, però, sollevare muri sul Mediterraneo, in sintonia con diversi paesi europei, potrebbe decidere di seguire la linea della forza.

L'incontro con i libici e i tunisini ha anche un altro obiettivo: «Evitare che qualcuno aiuti gli scafisti», dichiara, lasciando intendere che uno dei principali obiettivi della sua campagna è quello di limitare gli interventi delle Ong. «Ancora oggi - aggiunge - ci sono delle Organizzazioni che fanno affari, ma ora c'è un Governo che si propone di salvare vite, non di speculare». Il codice di comportamento per chi gestisce le navi umanitarie è stato realizzato dall'ex ministro Minniti, ma troppo spesso le regole non sono state rispettate. L'Italia si è ritrovata come unico porto d'approdo per chi partiva dalle coste del Nord Africa. E anche se ancora oggi gli sbarchi sono diminuiti, c'è il rischio che si tratti di un fatto temporaneo. Nel dossier riservato consegnato dai direttori dei Dipartimenti a Salvini emerge con chiarezza il rischio che si riapra il fronte africano in maniera più massiccia. È stato lo stesso capo della Polizia Franco Gabrielli a evidenziarne la possibilità con il ritorno del bel tempo. Tanto che domani il prefetto e il ministro si rivedranno per concordare una strategia.

NO AI FONDI
Quello che preme all'Italia è soprattutto una vera riforma Ue sull'asilo che vada oltre Dublino IV. Ne ha parlato ieri, nel suo discorso al Senato, anche il premier Giuseppe Conte, invocando un sistema che preveda i ricollocamenti automatici e obbligatori. Una ipotesi che agita moltissimo il dibattito europeo. Bene starebbe al nostro paese, almeno in parte, il piano approvato dal Parlamento europeo, in base al quale chi non ricolloca, rischierebbe di perdere una parte dei fondi Ue, o avere sanzioni pesanti. L'obiettivo è che venga abbandonato il criterio dello Stato di primo ingresso, e che tutti i paesi membri accolgano i migranti con un sistema permanente di quote. In pratica, chi arriva in Europa viene registrato e, nel caso in cui presenti richiesta di protezione internazionale, avrà una prima sommaria valutazione sull'ammissibilità da parte dello stato ricevente. Qualora la risposta sia favorevole, se il richiedente asilo ha un legame rilevante altrove nella Ue, verrà trasferito lì. E sarà quello il paese che esaminerà la sua domanda di asilo. Inoltre ci sarà la possibilità per il migrante di scegliere tra quattro stati la sua destinazione finale. E questi ruoteranno man mano che le quote previste verranno coperte. Fin qui il progetto, anche se i conti andranno fatti con tutti quei paesi che non ne vogliono proprio sapere di ricollocare i profughi. Una eventualità contro la quale l'Italia rischia ancora una volta di andarsi a scontrare.

Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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