MIGRANTI

Migranti, la Tunisia convoca l'ambasciatore. «Stupiti da frasi Salvini sui migranti»

Lunedì 4 Giugno 2018 di Valentina Errante
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Uno strappo che per mezza giornata fa vacillare gli accordi tra Italia e Tunisia. La crisi diplomatica dura qualche ora, in serata è già ricomposta. Gli accordi che ci consentono di rimpatriare 80 irregolari a settimana imbarcandoli sui charter, mentre il flusso degli arrivi dal paese Nord africano cresce, non sono compromessi. Salvini, ancora in campagna elettorale, questa volta però a Fiumicino, in serata archivia l'incidente: «Qualcuno in Tunisia si è offeso sbagliando, perché io ho detto solo che arrivano qui anche persone non perbene». Ieri, com'era prevedibile, la giornata è cominciata all'insegna della tensione, con le vibrate proteste di Tunisi per le parole pronunciate dal neo vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che campeggiavano su tutti i giornali: «La Tunisia è un paese democratico dove non ci sono guerre, ma spesso e volentieri ci manda dei galeotti».
A ora di pranzo, dopo le scuse, i distinguo e le precisazioni del Viminale, la questione sembrava in qualche modo appianata: il governo tunisino, chiarendo che non poteva ignorare le accuse, assicurava che l'ambasciatore non sarebbe stato convocato, sarebbe stata diramata una nota che faceva riferimento a «un incontro». Non è andata così. è pomeriggio quando l'agenzia di stampa ufficiale Tap riferisce della «convocazione» di Lorenzo Fanara, rappresentante italiano in Tunisia, al ministero degli Esteri. Al diplomatico, il governo intende manifestare il «profondo stupore» per le dichiarazioni del ministro Salvini.

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LA NOTA
Nel comunicato del ministero degli Esteri tunisino, si sottolinea che le dichiarazioni del ministro non riflettono il livello di cooperazione tra i due paesi nella lotta all'immigrazione clandestina. Le parole del ministro italiano, si legge, «denotano una mancanza di conoscenza dei vari meccanismi di coordinamento stabiliti tra i servizi tunisini e italiani responsabili della lotta contro la migrazione irregolare». Il ministero sottolinea «l'attenzione della Tunisia di lavorare con il nuovo governo italiano per consolidare i rapporti di amicizia e la cooperazione strategica tra i due paesi».
L'INCONTRO
È il momento più difficile per Fanara, primo incarico a Tunisi da marzo 2018, per volontà dell'ex ministro Angelino Alfano. Si presenta al ministero e cerca di spiegare: il titolare dell'Interno a Roma lo ha incaricato di precisare che le sue dichiarazioni sono state estrapolate da un contesto. Salvini si riferiva ai tunisini che appiccano il fuoco e provocano incidenti nei campi, spiega. Al governo tunisino tanto basta. Almeno pare. Alla fine Fanara parla di un «incontro cordiale, nel quale è stata ribadita la volontà del nuovo governo italiano a rafforzare la cooperazione bilaterale per approfondire il partenariato strategico e per far fronte alle problematiche comuni relative al fenomeno migratorio. Stiamo già lavorando a prossime visite governative».
LA NUOVA ROTTA
Oggi, dopo gli accordi di Minniti con la Libia e gli sbarchi più che dimezzati, i tunisini sono in testa nella classifica degli arrivi: il 21 per cento del totale. Nel 2017 le persone che dichiaravano di essere di nazionalità tunisina non erano neppure menzionate nella classifica delle nazionalità giunte in Italia, giorno per giorno, stilata dal Viminale. A gennaio erano 365, a febbraio 1060. Per trovare numeri consistenti bisogna tornare al giugno 2014, quando su 13.775 arrivi 2.885 erano tunisini. La rotta è cambiata, anche Frontex lo aveva denunciato. E dalla Tunisia, i migranti non partono sulle carrette del mare. Gli scafisti dispongono di imbarcazioni veloci, gommoni carenati. Non solo. I numeri ufficiali, a differenza di quanto avveniva per gli arrivi dalla Libia, vanno letti per difetto. Non rientrano nel calcolo del Viminale, infatti, i cosiddetti sbarchi fantasma dei quali ci sono soltanto tracce: imbarcazioni lasciate lungo le coste o le testimonianza dei bagnanti, che vedono allontanarsi le imbarcazioni, dopo avere lasciato a terra decine di persone. Del resto si fa in fretta, non ci sono neppure 130 miglia nautiche a separare le coste siciliane da quelle tunisine. E dopo il blocco della partenze dalla Libia, con un calo dell'85 per cento, la nuova rotta è aperta.

 

Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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