Guerra delle spie, dai sottomarini alle industrie gli obiettivi degli 007 infiltrati

Martedì 27 Marzo 2018 di Cristiana Mangani
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ROMA Nella partita a Risiko che si sta giocando tra l’Europa, gli Usa e la Russia, l’espulsione di un centinaio di diplomatici bollati come “spie”, rilancia toni da guerra fredda. E la reazione, così massiccia, per il caso Skripal, l’ex esponente del Kgb, avvelenato insieme con la figlia, suona come una prova di forza nei confronti di Putin. Anche se, a ben vedere, ogni paese della Ue ha scelto di aderire a modo proprio, secondo un bilancino simbolico, che sta in equilibrio tra chi con lo “zar” russo vuole continuare ad avere buoni rapporti e chi deve anche fare i conti con le pressioni che arrivano dall’America. Così non c’è da meravigliarsi se l’Italia ha scelto di allontanare soltanto due persone, tra le quali un addetto commerciale, contro le 4 di Francia e Germania, e addirittura le 13 dell’Ucraina. Da anni il governo del nostro paese ha interessi e legami con il Cremlino, anche se, in questo caso, le pressioni del Dipartimento di Stato americano sembra siano state molto forti, tanto da convincerci ad aderire alla decisione presa in ambito Ue. 

TELEFONATA E SANZIONI 
Gli Usa, dal canto loro, hanno risposto ben oltre la richiesta del Consiglio europeo. Il governo ha colto l’occasione per espellere 60 persone. E questo, nonostante Donald Trump continui a mantenere una condotta ondivaga nei confronti del nemico Putin: sanzioni più pesanti ma anche una telefonata di complimenti per la vittoria elettorale. Telefonata molto osteggiata dal suo entourage. La scelta degli “spioni” da allontanare è caduta su 12 dipendenti dell’Onu e 48 dell’ambasciata a Washington. Il presidente ha anche fatto chiudere il consolato russo di Seattle, per via della sua vicinanza con una base di sottomarini e con siti industriali di Boeing (che produce non solo jet passeggeri ma anche aerei militari): è stato considerato una base fondamentale per le operazioni dell’intelligence russa. Soprattutto visto che, i dati in mano agli 007 statunitensi, parlerebbero di oltre 100 funzionari dei servizi segreti di Putin attualmente operativi sul territorio americano.
Un’abitudine non nuova quella di “curiosare” tra i segreti nazionali. Basti ricordare la bella Anna Chapman, la spia dai capelli rossi, il cui nome, in realtà, è Anya Kuschenko. Finita in manette nel 2010, insieme ad altre dieci “compagni”, lavorava a New York ed era riuscita ad arrivare molto vicino all’entourage di Barack Obama. Il gruppo è stato scoperto e si è dichiarato colpevole davanti al tribunale di Manhattan. Il colpo mediatico ha permesso a Washington di ottenere indietro quattro spie americane, tra le quali lo scienziato Igor Sutyagin, accusato di aver fornito alla Cia importanti segreti sull’arsenale militare russo. Agli altri tre, invece, veniva contestato di aver collaborato in precedenza non solo con la Cia ma anche con l’MI6 inglese.

IL FUNZIONARIO 
E il “vizietto” non sembra passare di moda. Tanto che ieri a Varsavia, Marek W., un funzionario pubblico impiegato in uno dei ministeri incaricati degli affari economici, è stato arrestato in quanto sospettato di collaborare con i servizi segreti della Federazione Russa. Secondo la National security agency, avrebbe fornito agli 007 del Cremlino informazioni su investimenti di importanza cruciale per l’interesse della Polonia, in particolare sul dossier North Stream 2.

 

Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 09:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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