Afghanistan, tortura la moglie per mesi prima di tagliarle il naso: poi scappa e sposa una bimba di 7 anni

Mercoledì 20 Gennaio 2016 di Federica Macagnone
Da quando il marito era tornato dall'Iran, tre mesi fa, la sua vita era diventata un inferno. Da quel giorno Reza Gul, una ragazza afghana di 20 anni, sposata da quando ne aveva 15 e madre di un bambino di un anno, è stata picchiata e torturata in continuazione dal consorte, Mohammad Khan, che, non contento dell'orrore a cui la sottoponeva, ha deciso di prendere una seconda moglie: una bambina di appena sette anni.

Un incubo culminato domenica scorsa nell'ultima violenza, quando Mohammad le ha reciso il naso con un coltello. Reza, dopo un'emorragia devastante, è stata ricoverata nell'ospedale di Maymana, nel nord-ovest dell'Afghanistan: presto, però, dovrà essere portata in Turchia per la ricostruzione del naso, visto che la struttura locale non è abbastanza attrezzata. 

La polizia e le foze di intelligence, intanto, stanno dando la caccia a Mohammad, che dopo l'ultima aggressione è fuggito come un vigliacco. Recentemente, dopo le sue continue violenze su Reza, davanti agli anziani della comunità e ai rappresentanti talebani del villaggio intervenuti per porre fine a quella situazione, lui aveva promesso che avrebbe smesso di malmenare la moglie: parole evidentemente gettate al vento. 

La vicenda ripropone ancora una volta il tema della violenza nei confronti delle donne, che in Afghanistan è ancora endemica nonostante le riforme varate dopo la cacciata del regime talebano, nel 2001, per mano della coalizione guidata dagli Usa. La pratica del taglio del naso non è rara nel Paese e, come la maggior parte degli abusi, avviene molto più frequentemente di quanto non venga pubblicamente denunciato. La foto di Reza sfigurata è stata postata e condivisa innumerevoli volte sui social da tanti che chiedono una dura condanna per il marito.

«Una simile violenza brutale e barbara va condannata con fermezza - dice Alema, un'attivista per i diritti delle donne di Kabul - Vicende di questo tipo non accadrebbero se il sistema giudiziario punisse adeguatamente le aggressioni alle donne». Parole confermate da Heather Barr, ricercatore di Human Rights Watch: «Casi orribili come questo accadono troppo spesso in Afghanistan - dice - Il livello di impunità incoraggia molti uomini a pensare che le donne siano di loro proprietà e che sottoporle a violenze sia un loro diritto».

Il governo, in effetti, ha sempre promesso di tutelare i diritti delle donne, ma questo non è bastato a frenare aggressioni che in molti casi si sono rivelate mortali. A novembre, nella provincia centrale di Ghor, una giovane donna è stata lapidata a morte dopo essere stata accusata di adulterio, mentre nel marzo scorso una donna di nome Farkhunda venne selvaggiamente picchiata e data alle fiamme nel centro di Kabul dopo essere stata falsamente accusata di aver bruciato una copia del Corano. Ma sono solo due tra le tante storie di orrore che hanno innescato rabbia, proteste e manifestazioni in tutto il Paese, richiamando l'attenzione di tutto il mondo su come vengono trattate le donne afgane. Vicende come quella di Reza, di pochi giorni fa, dicono però quanta strada si debba ancora percorrere per spezzare quel clima da incubo. Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 18:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA