Filippine, abusi sui bimbi trasmessi in streaming: i pedofili occidentali pagano per i video dell'orrore

Venerdì 17 Novembre 2017 di Federica Macagnone
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È l'ultima frontiera del traffico di essere umani: bambini costretti a performance sessuali in live streaming per pedofili, spesso situati dall'altra parte del mondo, disposti a pagare pur di vedere quei poveri innocenti, indifesi di fronte alle perversioni degli adulti e vittime di attigli atti disgustosi. Un dato che è in crescita e che diventa sempre più allarmante, come ha sottolineato International Justice Mission, un'organizzazione che collabora con le autorità per proteggere le sacche povere della popolazione in giro per il mondo. Perché se è vero che la mappa dell'orrore vede come protagonisti Paesi lontani, il fenomeno arriva anche in Italia attraverso il dark web, dove migliaia di pedofili scambiano immagini pedopornografiche spesso in maniera del tutto incontrollata.

La piaga nelle Filippine. Il nuovo allarme arriva dalle Filippine, dove ogni mese la polizia riceve migliaia di segnalazioni e dove già lo scorso anno 100 bambini sono stati salvati da orchi senza scrupoli. Un crimine orrendo di cui sono vittime bambini di età inferiore ai 12 anni, costretti a compiere atti sessuali tra di loro o a essere molestati da adulti: basti pensare che nelle Filippine la vittima più piccola aveva appena due mesi. Ma, per l'appunto, se gli sfruttatori si trovano in Paesi poveri, la richiesta viene dall'Occidente, soprattutto da Paesi come il Regno Unito, il Canada e gli Stati Uniti.

La scorsa settimana, nove bambini vittime di età tra due e nove anni sono stati salvati dalle autorità filippine dopo una segnalazione della polizia canadese che aveva individuato sul proprio territorio un pedofilo che trattava con una donna che nelle Filippine distribuiva filmati di bambini abusati. La sfruttatrice è finita in manette per aver prodotto e inviato immagini sessualmente esplicite di bimbi attraverso i social media a pedofili all'estero che pagavano per riceverle: ai “clienti” prometteva che le vittime erano disposte a compiere atti di autoerotismo e ad abusare di altri bambini. Inoltre si diceva pronta ad abusare di loro e a far compiere ai piccoli tutto quello che veniva richiesto fino a quando non fossero scoppiati a piangere per il dolore. A uno dei clienti aveva promesso di poter abusare di un neonato di tre mesi, ma il piccolo non è stato trovato dalla polizia. Quando gli agenti hanno fatto irruzione in quella casa degli orrori, la donna aveva in corso una trattativa con un pedofilo: avrebbe abusato della figlia di otto anni in diretta streaming.

International Justice Mission, che tra l'altro si è adoperata per salvare diversi bimbi caduti nella rete dei pedofili nelle Filippine, dopo l'ennesima operazione ha lanciato l'allarme: il quadro che si profila è inquietante e i dati sembrano essere in rapida crescita. «Il traffico di bambini nel cybersesso è un problema globale: la domanda proviene in gran parte da pedofili occidentali che risiedono nel Regno Unito, in Canada e negli Stati Uniti - sottolineano dall'organizzazione - Un maggiore accesso globale alla tecnologia e a Internet ha portato alla crescita del fenomeno a un ritmo allarmante. Solo la polizia filippina riceve migliaia di segnalazioni ogni mese».

Il rapporto italiano. E la mappa dei pedofili in rete non risparmia neanche l'Italia. Gli ultimi rapporti sulla pedopornografia in rete di Meter, la onlus di don Fortunato di Noto che collabora con la Polizia postale, parlano chiaro: aumenta il materiale scambiato e diventa sempre più difficile individuare chi lo traffica grazie al deep web. Nei dati diramati a marzo Meter ha individuato due milioni di immagini censite, la presenza di migliaia di video della vergogna e un aumento delle vittima tra gli 0 e i 3 anni. Il tutto favorito dalla crescente possibilità di non lasciare alcuna traccia sul dark web per i pedofili. «Grazie a servizi come Dropfile, che consentono lo scambio temporaneo di file - si legge nel report - ci si dà appuntamento virtuale su una chat, si rende il materiale disponibile al massimo 24 ore e poi lo si cancella. In questo modo la finestra in cui le autorità possono intervenire si restringe notevolmente». Nel 2016 il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online della Polizia postale ha coordinato 576 indagini cui hanno fatto seguito 51 arresti e 449 denunce: per lo più si tratta di casi di adescamento in Rete dei minori, con numeri in continuo aumento (313 casi). Durante le attività di prevenzione e monitoraggio sono stati analizzati 21.591 siti internet: 1.972 erano a carattere pedopornografico e sono stati inseriti nella black list istituita con la legge n.38/2006.

Come si muove il pedofilo. «Il sistema prevalentemente usato nel “web profondo” - si legge nel rapporto - è The Onion Router (TOR), una rete di comunicazione basata sull’autonomia dei suoi membri, i quali sono protetti dalla crittografia. È quindi difficile ottenere l’indirizzo IP che identifica ognuno di loro. Nato per garantire maggiore sicurezza, oggi TOR è usato soprattutto per attività illegali come, appunto, la pedofilia. E non è facile fermare i pedofili che se ne servono. Nel novembre del 2016 Meter aveva segnalato un indirizzo ".onion" di pedopornografia contenente 82.046 video pedopornografici scaricati da ben 476.914 utenti. Il 10 marzo 2017 abbiamo nuovamente constatato la presenza di questo portale e riscontrato 109.535 video: in 4 mesi ne sono stati caricati 27.489  e 685.590 utenti li hanno scaricati. Questo fa emergere che in poco più di 4 mesi il sistema TOR ha permesso lo scambio in modo rapido e incontrollato».


  Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 09:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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