Renzi alla Casa Bianca: dietro gli onori riservati all'Italia la linea Usa sui nuovi equilibri Ue

Mercoledì 19 Ottobre 2016 di Alberto Gentili
dal nostro inviato
WASHINGTON Un'ospitata alla Casa Bianca, con foto nello Studio Ovale, stretta di mano e pacche sulle spalle, non arriva mai per caso. Silvio Berlusconi, nel marzo del 2003, per soddisfare le richieste di George W. Bush e inviare tremila soldati a Nassiriya (Iraq), dovette litigare con Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. «Uno strappo maiuscolo», ricorda un diplomatico di Washington. Ma uno strappo che aprì al Cavaliere le porte del ranch dei Bush a Crawford (Texas) nel luglio del 2003 e poi quelle del Congresso, con tanto di discorso e standing ovation.

POCHI PRECEDENTI
Matteo Renzi, per certi versi, è andato ben oltre. Ha incassato di più. La visita di Stato, la mega cerimonia alla Casa Bianca, ha pochi precedenti nella storia delle relazioni tra Italia e Stati Uniti. Neppure Giulio Andreotti riuscì a godere degli stessi onori riservati ieri al premier italiano. E Bettino Craxi, colpevole per aver negato la base di Sigonella ai jet americani, dovette aspettare anni per mettere piede nello Studio Ovale. E lo fece solo come rappresentante dell'Onu per i debiti del Terzo Mondo con Bush Senior.

Sul prato della Casa Bianca, Obama è stato sorprendentemente diretto, usando addirittura una frase in italiano per spiegare «il forte legame» tra Roma e Washington: «Patti chiari e amicizia lunga». E chiari sono i patti e solida e destinata a durare appare l'amicizia tra Renzi e l'amministrazione americana che oggi, con uno staff di Hillary Clinton, comincerà ad annusare il premier italiano in vista del probabile mandato dell'ex segretaria di Stato ed ex first lady.

Renzi, dal 2014, ha infatti soddisfatto tutte le richieste pervenute da Washington. Ha iniziato confermando e poi prolungando la presenza delle nostre truppe in Afghanistan (ora il contingente è di mille soldati), in Kosovo e in Libano, nonostante il comando non sia più in mano italiana. Ha detto sì alle sanzioni anti-Mosca innescate dall'aggressione russa in Ucraina, nonostante non abbia mai rinunciato a invocare il dialogo con Putin. E con un altro sì ha risposto alla richiesta della Nato di spedire nella prossima primavera 150 fanti a difesa (simbolica) della Lettonia.

Insomma, un alleato fedele e sicuro di Obama. Tanto fedele e sicuro da offrire le basi di Sigonella e Aviano ad aerei e droni yankee e di muoversi con intesa perfetta in Libia, a sostegno del governo di Al Serraj, offrendo per di più un ospedale a Misurata con trecento militari (100 sono personale medico). E, cosa ancora più importante, spedire 1.450 uomini in Iraq, divisi tra le basi di Bagdad, Erbil e Mosul. Qui i nostri alpini della Brigata Aosta con ogni probabilità dovranno offrire sostegno alle truppe irachene spedite contro le milizie jihadiste. È' previsto anche l'uso di elicotteri da trasporto Nh90 e da combattimento A-129 Mangusta. Non a caso Obama definisce Renzi «tra i migliori alleati degli States».

LA LUNGA ATTESA
«Sarebbe ingeneroso però dire che Barack accoglie con amicizia Renzi solo perché il vostro premier ha fatto ciò che gli è stato richiesto», dice una fonte della Casa Bianca durante la lunga attesa per la conclusione del summit. «L'amministrazione Usa è molto interessata all'Italia dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. E cerca proprio in Roma quel partner affidabile con cui dialogare e portare avanti per proprie politiche in Europa. Non a caso Obama e la Clinton sperano che Renzi vinca il suo referendum. Se vi riuscisse, con il prossimo addio di Hollande e le difficoltà della Merkel, diventerà uno dei leader europei più potenti». E non è dunque un caso neppure che Obama abbia consigliato a Renzi di non dimettersi nel caso uscisse sconfitto dal referendum del 4 dicembre: orfana di David Cameron, l'amministrazione Usa spera di conservarsi almeno Matthew.

Insomma, Washington non chiede soltanto. Confida in un aiuto e in una sponda. Spera, come ha dimostrato l'impegno italiano a favore della firma (poi sfumata) dell'accordo di scambio commerciale tra Usa ed Europa, che l'Italia mantenga la sua linea spiccatamente filo-americana.

Cosa garantita se Renzi resterà a palazzo Chigi, ma anche se dovesse dirgli addio: è nel Dna della storia italica, dal Piano Marashall in poi, il legame simbiotico con il Patto Transatlantico.

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