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Daphne, il capo dell’opposizione
e il riciclaggio: l’ultima inchiesta
di una voce scomoda

Daphne, il capo dell’opposizione e il riciclaggio: l’ultima inchiesta di una voce scomoda
di Valentina Errante
4 Minuti di Lettura
Martedì 17 Ottobre 2017, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 17:47

ROMA L’ultima inchiesta giornalistica di Daphne Caruana Galizia riguardava il nuovo capo dell’opposizione maltese Adrian Delia e un giro di prostituzione e riciclaggio. Accuse pesanti subito respinte al mittente con un querele e denunce da parte del leader nazionalista. E ancora un mega business di narcotraffico che vedeva come ultimo terminale l’Isola del Mediterraneo. 

Ma lei, la fuori classe del giornalismo investigativo, era diventata famosa soprattutto per le scoperte sul premier maltese, Joseph Muscat, dai legami e gli affari della moglie con l’Azerbaijan, ai business dei ministri e politici locali, proprietari di società off-shore. 

Per questo lo scorso febbraio, una delegazione della Commissione Ue “Panama Papers”, che proprio domani dovrebbe votare il documento conclusivo dei lavori, era volata a Malta per ascoltarla. Il voto conclusivo in aula dovrebbe arrivare a dicembre, ma non è escluso che i lavori vengano prorogati.

LE ULTIME INDAGINI
Dopo le elezioni, Galizia aveva spostato la propria attenzione su Adrian Delia, il leader del partito nazionalista maltese, accusandolo di aver fatto l’avvocato per una compagnia maltese con base a Londra che era finita nelle maglie di un’inchiesta per corruzione. Secondo le sue ricerche, i soldi derivanti da un giro di prostituzione di alto bordo negli appartamenti di Londra sarebbero stati trasferiti attraverso un conto off-shore riconducibile a Delia. Il politico ha respinto le accuse, sostenendo che non ha e non ha mai avuto conti personali o soldi all’estero. Ha semplicemente ammesso di aver rappresentato un cliente maltese che era in realtà il padrone di almeno una proprietà utilizzata per le pratiche illecite, ma che il suo cliente fosse estraneo e ignaro di quanto accadesse nelle sue proprietà londinesi.

IL NARCOTRAFFICO 

La giornalista lavorava anche sui soldi delle cosche riciclati nell’Isola e un giro enorme di narcotraffico: una triangolazione tra Calabria, Sudamerica e Malta. Anche questi affari, secondo la reporter, sarebbero stati gestiti attraverso società off-shore. Il nome dell’azienda maltese, invece, sarebbe “Haru Pharma Limited”. Indagini che portano all’elenco di italiani con società a Malta. E da qui dritti in Calabria, con gli affari delle cosche. 

Sul traffico di droga, il nome che ricorreva era quello di Antoine Azzopardi. La pista era questa. Tutta da verificare. 
Erano le ultime indagini, probabilmente quelle che poco meno di mezz’ora prima dell’esplosione le avevano fatto scrivere sul suo blog “Running commentary” «Ci sono criminali ovunque». Il sospetto è che sulla strada delle sue inchieste possa avere incrociato anche la strada della criminalità più feroce. 

LE INCHIESTE
Il premier maltese non è stato l’unico bersaglio della reporter. Nell’inchiesta internazionale Panama Papers, Galizia aveva svelato il ruolo di due politici locali, Konrad Mizzi, all’epoca ministro dell’Energia, e Keith Schembri, capo di gabinetto del premier Muscat, in una serie di società finanziarie che portavano ai paradisi fiscali. Rivelazioni che avevano fatto sorgere più di un dubbio sull’opportunità di affidare a Malta la presidenza di turno del Consiglio europeo, visto che in quella sede La Valletta avrebbe dovuto convincere gli altri Paesi dell’Ue ad approvare riforme importanti come quella fiscale e sull’anti-riciclaggio.

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