Villaggio, il ricordo di Neri Parenti: «Intelligentissimo, pigro e scomodo: che scherzi crudeli al povero Filini»

Villaggio, il ricordo di Neri Parenti: «Intelligentissimo, pigro e scomodo: che scherzi crudeli al povero Filini»
di Neri Parenti
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Martedì 4 Luglio 2017, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 08:17

Era il 1980. Mi aggiravo nella zona Moschea fumando impaziente. Avevo un appuntamento con Paolo Villaggio che avrebbe potuto cambiare la mia vita e infatti la cambiò.

Erano le 10 di mattina l’appuntamento era a mezzogiorno. Come avrebbe detto Paolo “ero in anticipo mostruoso”. Avrei dovuto codirigere con Paolo un film di Fantozzi. Finalmente arriva l’ora dell’appuntamento e suono a casa Villaggio. Mi apre Maura che quasi senza guardarmi mi invita ad entrare senza sapere chi fossi. Vengo assalito da due canoni neri che mi circondano abbaianti ma non mordenti per fortuna. Due ragazzini, Elisabetta e Piero, li cacciano in giardino e rimango solo nel salotto di una casa sconosciuta.

Arriva LUI. Già allora con un caffetano e sandali. Mi chiese cosa volessi. Io rispondo che ero la persona che lui aveva segnalato per condividere la regia del film . La risposta mi gelò. «Io pensavo che fossi un altro-mi disse Paolo- mi sono sbagliato». Mi avviai mestamente verso la porta quando avvenne il miracolo. Paolo disse «Vabbè ma oramai sei venuto tu…facciamo questo film».

E sono cominciati quindici anni di convivenza con un uomo meraviglioso. Certo a volte scomodo, indisponente, pigro, scostante, inaffidabile a volte introvabile, ma soprattutto intelligentissimo. Non ci siamo frequentati molto fuori dal set ma tra di noi si era creata una magica alchimia. Quando giravamo e io pensavo una cosa, Paolo la eseguiva come se tra di noi ci fosse una specie di connessione cerebrale. Ci chiamavamo tra noi “Signor Paolo e Signor Neri”come a dimostrarci un comico reciproco rispetto. Ebbi anche la fortuna di entrare a fare parte della squadra di sceneggiatura Benvenuti/ De Bernardi. Anche loro non ci sono più. Mi fa un po’ paura il pensare che ci sono rimasto solo io come testimone di quel periodo. Indimenticabili gli scherzi al povero Filini (Gigi Reder). Scoperto che aveva terrore della morte e un’atavica scaramanzia mandavamo un carro da morto per portarlo al lavoro o gli facevano trovare una bara appoggiata alla sua roulotte o sul set un finto prete per un’eventuale estrema unzione.

Di aneddoti ce ne sarebbero mille, ma ne cito uno per tutti. Piero e Leo dividevano solo con me perché una delle prerogative di Paolo era di volere partecipare attivamente alla sceneggiatura senza poi presentarsi. Ma quella volta a seguito delle nostre rimostranze ci promise che sarebbe venuto ma solo se a lui fosse destinata la seduta pomeridiana. Non fu facile convincere Leone ma alla fine Piero e Leo riuscirono nell’intento. Ma Paolo continuava a non presentarsi. Quando finalmente riuscimmo a parlargli gli sceneggiatori piuttosto piccati gli chiesero perché li avesse costretti a quel cambiamento di orario per poi non venire. Paolo disse: «Perché preferisco non venire di pomeriggio…».

Ci siamo un po’ persi di vista questi ultimi anni ma io e Paolo ma come diceva lui, siamo sempre stati come padre e figlio ma poi precisava che il figlio discolo era lui ed il padre saggio ero io anche se di venti anni più giovane.

Uno delle ultime boutade pervase di cinismo di Paolo era quella di dire che oramai si divertiva solo ai funerali. Li chiamava “funerali mondani”. A volte ci siamo andati insieme e con l’arguzia che gli era nota Paolo coglieva tutti i lati comici di quell’evento tragico. Alle volte ci stavano per cacciare via quando era impossibile, seppur trattenuta, frenare una risata.

Questo purtroppo è il tuo ultimo “funerale mondano” e se pur con certo minor bravura e successo cercherò di prendere il tuo posto nel commentarlo a modo tuo. Ma se mi vedi in difficoltà suggeriscimi qualcosa da lassù.
Ti voglio bene Signor Paolo non ti dimenticherò mai!!

*Regista

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