Monsignor Fisichella promuove Benigni: «Una lezione per la Chiesa»

Mercoledì 17 Dicembre 2014
«Gratitudine». Roberto Benigni il predicatore, l'evangelizzatore, il catechista che non solo ha sbancato l'auditel, con 10,2 milioni di italiani incollati al televisore, per un totale di 3,8% di share, ma ha incassato pure la riconoscenza del Vaticano. «Gli scriverò.

Penso che abbiamo un debito nei suoi confronti». A parlare è uno dei teologi più affermati a livello internazionale, presidente del Pontificio della Nuova Evangelizzazione, monsignor Rino Fisichella. Davanti a sé, sulla scrivania, ha tre fogli pieni di appunti. «È stato un comunicatore eccezionale. Ha coniugato fede e cultura come raramente si riesce a fare, ha portato un tema non facile, quello dei comandamenti, nelle case degli italiani, ha aiutato a riflettere. Anche noi uomini di Chiesa».



Possibile che ci volesse un comico per fare riscoprire i 10 comandamenti?

«Ci voleva una persona intelligente e profondamente convinta della sua fede. Una esperienza di vita che ha saputo comunicare, trasmettere. Sono anni che continuo a dire che la Chiesa ha bisogno di una nuova apologia della fede, ovvero di una nuova presentazione della fede. Benigni ha dato un segno concreto di come la fede può essere presentata».



Benigni che parlava e lei, a casa, prendeva appunti?

«Ha dato una lezione di come un cristiano può leggere l'Antico Testamento e di come le dieci parole che sono il nucleo dei comandamenti si trasformano in una straordinaria lezione di vita. Il messaggio è molto forte in questa prospettiva. Penso, per esempio, al tema della vicinanza di Dio, al valore della vita, l'elogio all’amore, la potenza della fedeltà, l’esaltazione della donna. Mostra una visione positiva, forte, vibrante del messaggio cristiano».



Per la Chiesa non le sembra una specie di fallimento comunicativo?

«Uno degli elementi della crisi che vive la fede oggi è certamente quella di non sapere più comunicare con un linguaggio che attragga, convinca, penetri nel profondo. L'attrazione dovrebbe essere la nostra chiave di forza, del resto il cristianesimo non si impone. Siamo forse stati troppo concentrati su una dimensione dottrinale e sacramentale, tanto che fatichiamo a fare comprendere fino in fondo con il nostro linguaggio tutta la ricchezza del nostro patrimonio di fede. Un limite».



Allora ce ne vorrebbero tanti di Benigni in giro per il mondo…

«Magari ce ne fossero. Quello di ieri è stato una testimonianza e non uno spettacolo. Ci ha fatto mettere in ginocchio davanti al mistero di Dio».



Perché la gente non conosce i comandamenti?

«C’è una frase pronunciata da Benigni che mi ha colpito molto: forse noi cristiani abbiamo dato troppa importanza al corpo e poca all’anima, abbiamo trascurato la dimensione spirituale, il rapporto con Dio. Più però ci si dimentica di Dio e più ci si dimentica del rapporto con gli altri».



Sono ancora validi i comandamenti?

«Sono un ideale di vita. Un insegnamento che permane vivo. Se non abbiamo degli ideali che senso ha? Finiremmo solo per gestire il quotidiano. Ecco forse spiegato perché in giro c’è una crisi generalizzata, una politica senza anima, una economia che non tende più alla formazione, i legami che non prevedono più la fedeltà e, di conseguenza, diventano liquidi, intercambiabili, sottoposti solo a spinte emozioniali. La nostra vita però è qualcosa di più».



Parlare di fedeltà oggi sembra quasi anacronistico visto l'alto tasso di separazioni..

«Il punto di non ritorno dell’amore è la fedeltà. Esiste per tutta la vita se si vive e si incarna un ideale. Se si ha fede non si può più tornare indietro. Così i legami resistono, vanno avanti. È una promessa di fede. È come quando un aereo decolla e raggiunge il punto di non ritorno, dal quale non è più possibile tornare indietro».



Secondo lei anche il Papa ha visto Benigni in tv?

«Non saprei. So però che nell’ambito della nuova evangelizzazione si parlerà di questo modo di comunicare la fede. Sarà argomento di riflessione».

Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre, 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA