Milano devastata, capo polizia: Expo non poteva macchiarsi di sangue

Milano devastata, capo polizia: Expo non poteva macchiarsi di sangue
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Sabato 2 Maggio 2015, 12:21 - Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 01:11

«L'Expo non si poteva macchiare di sangue, né dei manifestanti, né delle forze dell'ordine»: così il prefetto Alessandro Pansa, capo della Polizia, al Gr Rai ha spiegato la strategia tenuta ieri sul campo dalle forze dell'ordine per contenere i manifestanti violenti.

«È evidente che chi tira una molotov deve essere arrestato, ma ieri abbiamo valutato che non valeva la pena intervenire e arrestare perché avremmo creato danni ancora più gravi». I veri obiettivi dei violenti, ha detto, erano piazza Duomo e la Scala.

E nelle ore successive il capo della Polizia ha telefonato all'agente del reparto mobile di Padova che venerdì, durante gli scontri a Milano, è rimasto ferito ad una gamba colpita da una molotov lanciata dai black bloc. Nel corso della telefonata Pansa ha ringraziato l'agente per quanto fatto, assieme agli uomini e alla donne delle forze di polizia che anche nei prossimi mesi continueranno a garantire la sicurezza dell'Expo. «Provo orgoglio - ha detto il capo della Polizia all'agente - nel vedere con quanto silenziosa abnegazione e tangibile spirito di sacrificio hanno operato tutti gli uomini delle Forze dell' Ordine». «Credo - ha aggiunto - che molti detrattori delle forze di polizia possano trovare una risposta non retorica vedendo le immagini di quanto accaduto a lei e di quanto sofferto dai suoi colleghi. Io le posso e le voglio testimoniare la mia profonda gratitudine e la fiducia e l'orgoglio che provo per tutti i poliziotti e gli operatori dei Reparti Mobile in particolare.

L'INCHIESTA

L'ipotesi di reato al centro dell'inchiesta della Procura di Milano, che dovrà accertare le responsabilità per i violenti disordini di ieri, è quella di «devastazione», che prevede pene fino a 15 anni di carcere. Ieri, intanto, sono state arrestate 5 persone in flagranza per resistenza, lesioni e altri reati. Dopo la guerriglia di ieri messa in atto dai black bloc nel centro di Milano, le forze dell'ordine, coordinate dal pm di turno Piero Basilone, hanno arrestato in flagranza 5 persone per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, getto pericoloso di cose e oltraggio. Ora, però, le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo (di cui fa parte anche il pm Basilone), dovranno accertare le responsabilità di tutti quegli incapucciati che ieri pomeriggio hanno messo a ferro e fuoco la città, bruciando macchine, negozi e filiali di banche, devastando vetrine e lanciando pietre, bombe carta e molotov. Al momento, al vaglio degli inquirenti ci sono almeno una decina di altre posizioni, oltre alle persone già arrestate, e l'ipotesi di reato su cui i pm si stanno muovendo è quella di «devastazione», prevista dall'articolo 419 del codice penale. Un reato che prevede pene comprese tra un minimo di 8 anni e un massimo di 15 anni di carcere. Nel frattempo, oltre al lavoro investigativo e di indagine, gli inquirenti dovranno chiedere oggi la convalida degli arresti effettuati ieri e le misure cautelari per i cinque antagonisti finiti in carcere.

IL CAPO DELLA POLIZIA

«Il fatto che le forze dell'ordine abbiano atteso e lasciato che alcune azioni violente venissero compiute è una scelta fatta a monte. Noi infatti, grazie all'attività di intelligence, sapevamo benissimo che gli obiettivi dei manifestanti violenti erano ben altri: volevano fare danni molto maggiori, raggiungere piazza Duomo e la Scala, distruggere i simboli di Expo disposti nella città», ha detto ancora Pensa.

Sull'uso che è stato fatto dei lacrimogeni, Pansa ha spiegato: «I lacrimogeni vengono usati quando si vuole disperdere una folla, quando ci sono gruppi che cercano di fare azioni violente facendosi forza tra loro. Il lacrimogeno li disperde e li mette in difficoltà». Interrogato sul perché, quando la polizia vede i manifestanti incendiare un'auto, non intervenga, il capo della Polizia ha risposto: «Perché saremmo caduti nella loro trappola. I piccoli gruppi che agivano in vie laterali si sarebbero rifugiati nel corteo e noi saremmo finiti addosso al corteo senza riuscire più a individuarli. Così avremmo consentito loro di raggiungere gli obiettivi che volevano».

Il procuratore Romanelli «Grazie al lavoro straordinario delle forze delle ordine e di chi era là in prima linea l'area dei disordini è rimasta circoscritta», ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo che coordina le indagini sulle devastazioni di ieri. Romanelli, inoltre, ha chiarito che da parte delle forze delle ordine, nei giorni precedenti alla manifestazione contro l'Expo, è stato effettuato anche un «grande lavoro, e fatto molto bene, dal punto di vista dell'attività preventiva e di monitoraggio».

Il riferimento è alla serie di perquisizioni della Digos e della polizia di Stato in appartamenti occupati e in altri luoghi, tra cui anche un centro sociale, che hanno portato ad alcuni arresti e al sequestro di materiale, come mazze, kit per fabbricare molotov e picconi. A seguito delle perquisizioni, inoltre, sono stati adottati dalla Questura e poi convalidati dai giudici anche una serie di provvedimenti di espulsione di stranieri, tra cui francesi e tedeschi, che potevano rappresentare un pericolo per l'ordine pubblico.

«La strategia operativa adottata dalle Forze di Polizia ha efficacemente permesso di contenere e arginare l'aggressività di centinaia di contestatori violenti, salvaguardando innanzitutto l'incolumità dei cittadini, degli stessi manifestanti pacifici e degli operatori delle Forze di Polizia», ha detto la Prefettura al termine del Comitato per l'ordine pubblico e sicurezza.

Il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca - scrive la Prefettura di Milano - è stato convocato questa mattina per fare un bilancio dopo le violenze commesse nel pomeriggio di ieri e il punto sulla situazione complessiva dell'ordine pubblico. Oltre ai vertici delle Forze di Polizia erano presenti il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

«I partecipanti - prosegue la nota - hanno unanimemente considerato che la strategia operativa adottata dalle Forze di Polizia, ha efficacemente permesso di contenere e arginare l'aggressività di centinaia di contestatori violenti, salvaguardando innanzitutto l'incolumità dei cittadini, degli stessi manifestanti pacifici e degli operatori delle Forze di Polizia».

«È stata anche sottolineata la vasta attività di prevenzione, messa a punto dal Comitato, e posta in essere dalle Forze di Polizia che, nei giorni precedenti alla manifestazione, hanno proceduto a perquisizioni, sequestro di materiale pericoloso ed armi improprie, giungendo anche ad una serie di arresti ed espulsione di cittadini stranieri - osserva la nota -. Sono in corso, già dalle prime ore successive ai disordini, tutte le necessarie attività investigative, d'intesa con l'Autorità giudiziaria competente, per giungere a identificare e sanzionare gli autori delle azioni violente».

«È stata analizzata la situazione ad oggi in relazione alla sue possibili evoluzioni - conclude la Prefettura - convenendo di confermare il mantenimento, per i prossimi giorni, dell'imponente dispositivo di sicurezza già posto in essere, sia in relazione agli obiettivi sensibili della città che del sito espositivo».

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