Omicidio Raciti, la moglie: «La pena va scontata per intero, il mio calvario non finirà mai»

Omicidio Raciti, la moglie: «La pena va scontata per intero, il mio calvario non finirà mai»
di Lara Sirignano
2 Minuti di Lettura
Domenica 14 Gennaio 2018, 09:39

«Avverto il dolore della sconfitta, anche se è la legge. Appena ho saputo ho sentito come un peso, una amarezza che si rinnova e un senso di ingiustizia. Accetto la legge, ma non è giusto»: usa toni pacati ma è amareggiata Marisa Grasso, vedova dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso durante gli scontri tra forze dell'ordine e ultras del Catania il 2 febbraio del 2007, mentre era in corso il derby Catania-Palermo.
Ha saputo che Micale, uno dei due tifosi condannati per la morte del marito, potrà godere della semilibertà. Un beneficio, previsto dalla legge, che il tribunale di Sorveglianza di Catania ha concesso prima di Natale e che consentirà al detenuto di lavorare durante il giorno fuori dal carcere. Micale ha scontato metà degli undici anni che gli sono stati inflitti. Il codice consente, nell'ottica della rieducazione del carcerato, benefici simili.
«È vero. Accetto la legge, ma continuo a pensare che non sia giusto, il mio calvario continua: chi è condannato deve scontare tutta la pena, altrimenti non c'è certezza nella legge. Sono entrata in tribunale cercando giustizia. Sono uscita da un incubo con una verità, con una sentenza ormai definitiva. Era importante per me, per la mia famiglia e per tutti i poliziotti che rischiano la vita, come mio marito. Sono orgogliosa di lui e della sua divisa, ma oggi sento amarezza e non giustizia».

E lo stato d'animo della vedova Raciti è quello di tanti poliziotti.
«Ho ricevuto decine e decine di telefonate di colleghi di mio marito. Anche loro delusi, hanno voluto condividere la loro amarezza. Da cittadina dico che una condanna deve essere eseguita e una sentenza rispettata. Altrimenti si fa perdere la fiducia nella giustizia».

Come hanno reagito i suoi figli alla decisione dei magistrati?
«Non lo sanno ancora e mi chiedo come farò a dire a mio figlio, che aveva sei anni quando ha perso suo padre che può incontrare per strada una delle due persone condannate che è in permesso, invece di stare in carcere? Capirà che è la legge? Ma è giusta questa legge?».

Per il delitto Raciti è stato condannato a 8 anni anche un altro tifoso, Antonio Speziale che, nel 2007 era ancora minorenne. Tre anni fa, prima della finale di Coppa Italia, il capo degli ultras napoletani Gennaro De Tommaso, detto Genny la carogna, indossò una maglietta con la scritta Speziale libero. Le immagini di quel gesto finirono su tutte le reti tv. Anche allora la vedova dell'ispettore parlò di sconfitta. «Lo Stato disse ha perso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA