Cartello-scandalo a Gallipoli: dal ginecologo indossate gonna e autoreggenti

Martedì 4 Febbraio 2014
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'Abbigliamento consigliato per una visita ginecologica: gonna e calze autoreggenti': questa la scritta comparsa su una parete dello studio di Ginecologia del consultorio di Gallipoli (Lecce). La scritta - come riporta oggi il Corriere del Mezzogiorno-Puglia, che ha raccontato la vicenda - ha suscitato un vivace dibattito innescato su Facebook dalla foto del cartello postata nei giorni scorsi da una paziente insieme a una chiosa carica di sdegno.



«Nessuno al mondo - spiega al quotidiano il direttore generale dell'Asl di Lecce, Valdo Mellone - può pensare di scrivere su un cartello che le donne devono presentarsi in calze autoreggenti alla visita ginecologica senza che ciò susciti reazioni o comunque commenti piccanti che certamente non fanno bene alla sanità pubblica. Bene hanno fatto quelli che hanno protestato. Dico ciò anche perché questo tipo di indicazioni può essere dato dal Cup, al limite deve essere comunicato a voce. Oppure, ancora, l'informazione può essere data direttamente dal ginecologo nel momento in cui effettua la visita o quando si fa la prenotazione. Al di là dei casi di urgenza, in genere le donne si rivolgono al ginecologo periodicamente, quindi, basta comunicare qualcosa la prima volta anche per le visite successive. C'è una maniera giusta e una sbagliata di fare delle cose giuste, questa - sottolinea Mellone - è la maniera sbagliata».



Mellone, insomma, non nasconde il suo disappunto. Anzi, promette di porre rimedio a una vicenda che, nel frattempo, continua a far discutere sul social network. «Ciò che è inappropriato è il linguaggio, il modo di spiegare le cose: va tenuto conto del disagio che nelle persone possono produrre certi argomenti», spiega Mellone. «È stata una dottoressa a scrivere quel messaggio in modo alquanto sbrigativo. Un'imprudenza che abbiamo già cancellato rimuovendo l'avviso».



«È semplicemente assurdo insinuare che un medico, un medico donna, di 62 anni abbia voluto lanciare un messaggio 'erotico', ho voluto solo velocizzare le visite e garantire la massima igiene, è per praticità». Così la dottoressa Bruna Scarcia, ginecologa, laureata alla Sapienza, in servizio presso il consultorio di Gallipoli spiega su Facebook la sua iniziativa di affiggere il cartello. Il foglio, che in precedenza era all'interno dello studio, era stato affisso fuori dalla stanza di visite dalla dottoressa la quale, afferma, non ha minimamente pensato di fare qualcosa di «strano». È stato poi rimosso e sostituito con un cartello, con il logo del distretto, con i caratteri impressi a macchina, con su scritto: «Per diminuire i tempi di attesa per una visita ginecologica e per una ecografia, l'abbigliamento consigliato è gonna e calze».



«Fuori dalla mia stanza c'erano 28 pazienti in attesa di una visita e la mia premura, affiggendo quel cartello, - spiega la dottoressa - è stata quella di offrire un consulto a tutte e quindi abbreviare i tempi». «Ho quindi 'consigliato' - aggiunge il medico - di andare a visita in modo semplice e pratico evitando pantaloni, collant e prediligere le calze». «'Il consigliò su come vestirsi per accedere ad un ambulatorio ginecologico ha come fine - ha anche scritto su Fb la dottoressa per porre fine alle polemiche che si sono scatenate proprio sul network - quello di non indurre la donna ad appoggiare parti intime su una sedia pubblica senza alcuna protezione da parte dei propri indumenti. In conclusione basta un minimo di buon senso o se vogliamo di intelligenza per comprendere che con un'affluenza esistente nel Consultorio di Gallipoli, se più utenti poggiano le proprie parti intime in successione sulla stessa sedia può non essere sufficiente lo sforzo di lavare e disinfettare continuamente la stessa sedia per scongiurare la trasmissione di infezioni da una paziente all'altra».
Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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