Sudafrica, choc a poche ore dal funerale: donna morta da dieci giorni partorisce suo figlio

Sabato 20 Gennaio 2018 di Federica Macagnone
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Una tragedia nella tragedia. Per una famiglia sudafricana un dolore senza fine per la perdita di una mamma 33enne, incinta al nono mese, al quale si è aggiunta la notizia che un bambino senza vita era stato “messo al mondo” da quella donna morta ormai da dieci giorni. È un caso che in medicina è conosciuto come “parto nella bara” quello che ha lasciato sbigottita la comunità di Mthayisi, villaggio vicino a Mbizana, nella provincia orientale del Sudafrica.

Come riporta il giornale Times Live, Nomveliso Nomasonto Mdoyi, 33enne madre di 5 bambini, si era improvvisamente sentita male in casa: non riusciva a respirare, si è accasciata ed è morta. La famiglia, distrutta per la perdita, ha consegnato il cadavere a un'azienda di pompe funebri che aveva fissato il funerale a 10 giorni dalla morte: è stato il giorno prima dell'ultimo saluto, mentre stavano traslando il corpo nella bara, che si sono accorti di un feto tra le sue gambe. «Il piccolo era già morto - ha raccontato Fundile Makalana, direttore della Lindokuhle Funeral - Eravamo così spaventati e sotto choc che non avevamo il coraggio di  guardare il sesso del bambino. Lavoro nel settore da oltre 20 anni e non ho mai sentito parlare di una donna morta che partorisce».

Sotto choc la famiglia di Nomveliso che, oltre al dolore, ha dovuto combattere contro le superstizioni e le credenze di chi ha iniziato a vociferare che la donna fosse una strega. «Facciamo appello alle persone istruite affinché ci spieghino come possa partorire una donna morta - ha detto Mandzala Mdoyi, 76 anni, madre di Nomveliso - Ho più di 70 anni e non ho mai sentito parlare di una cosa del genere. Sono devastata dalla morte prematura di mia figlia e ora ho subìto lo choc di aver saputo che ha partorito dieci giorni dopo il decesso. Cosa è successo? Mio nipote poteva essere salvato?». La famiglia ha voluto che mamma e figlio fossero messi nella stessa bara e che i loro corpi fossero cremati.

Il fenomeno è conosciuto in medicina come “parto nella bara”: durante la fase di decomposizione del corpo, i tessuti si impoveriscono di ossigeno e vi è una conseguente produzione di un gas, l'idrogeno solforato, da parte dei batteri intestinali saprofiti. La produzione di gas è alla base del rigonfiamento dei tessuti molli. Il gas nell'addome può causare il prolasso dell'utero e l'espulsione del feto attraverso il canale vaginale. Nessun bambino è mai sopravvissuto dopo un parto in bara. Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 20:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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