FIDUCIA

Sicurezza bis, sì del Senato: è legge, 160 voti favorevoli. Salvini: «Grazie italiani e Beata Vergine»

Lunedì 5 Agosto 2019
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Sicurezza bis, sì del Senato: è legge, 160 voti favorevoli, Salvini se ne va

Il governo supera la prova del decreto sicurezza bis: con 160 sì, il provvedimento di Salvini diventa legge. La pattuglia di senatori M5S dissidenti all'ultimo si assottiglia: in cinque escono dall'Aula del Senato, gli altri votano per non far cadere l'esecutivo. Danno una mano pure Fdi che si astiene e Fi che è in Aula ma non partecipa al voto. «Oggi bado ai fatti», esulta Matteo Salvini, incassando il risultato, che è un voto sotto la maggioranza assoluta. Ma il leader leghista, che ringrazia anche la «beata vergine Maria», non depone le armi: sposta lo scontro sul terreno della Tav e della mozione M5s per il no che sarà votata mercoledì. Non si ammettono «forse», dice: il M5s - accusa - con il no sfiducerà il premier Giuseppe Conte. Nessun contraccolpo sul governo, la mozione «impegna le Camere», ribatte Danilo Toninelli. Ma il leader leghista sbuffa: «Sono stanco di no e insulti». La crisi, per ora, non c'è.

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Matteo Salvini«Ringrazio voi, gli italiani e la Beata Vergine Maria». «Il Decreto Sicurezza, più poteri alle Forze dell'Ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è Legge. Ringrazio voi, gli italiani e la Beata Vergine Maria. #decretosicurezzabis». Lo scrive su twitter il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.
 

È in un clima sospeso che il Senato vive un lunedì che si annunciava di fuoco. Il decreto sicurezza bis arriva in Aula senza relatore, senza che la commissione abbia votato un solo emendamento. Il clima è distratto. Quando all'ora di pranzo inizia il dibattito, l'emiciclo è deserto. Un sussulto solo quando il ministro Fraccaro annuncia la fiducia: applausi di scherno e grida di «vergogna» si levano dal Pd, i leghisti rispondono con applausi canzonatori.

​Il clima si surriscalda sui social prima che in Aula: «La disumanità non può diventare legge», è lo slogan virale lanciato da Libera e rilanciato con foto di cartelloni, fogli ma anche scritte sulla sabbia. Sit-in si tengono davanti alla Camera e al Senato. I Dem indossano una t-shirt con la scritta «Non sprechiamo l'umanità». Risuonano, nel dibattito, le parole di Pietro Grasso: «Il decreto traduce in norme i tweet di Salvini! Il governo sta trasformando il Parlamento in un'aula sorda e grigia, in quel bivacco di manipoli evocato in un periodo di cui alcuni, anche qui dentro, provano nostalgia», attacca l'ex presidente del Senato.

Sul fatto che il decreto verrà approvato non ci sono mai molti dubbi. Ma c'è anche, da subito, la convinzione che i gialloverdi non raggiungeranno quota 161, la maggioranza assoluta. Si stimano tra i 156 e i 159 voti: alla fine andrà meglio, 160. Rischi non ce ne sono anche perché Fdi si astiene e FI, dopo una riunione di gruppo, decide di restare in Aula, per non apparire una stampella del governo, ma di far sfilare i senatori sotto i banchi della presidenza dicendo «non partecipo al voto» (un aiuto solo a metà).

«Grazie agli schiavi Cinque stelle l'Italia è più insicura», dichiara Nicola Zingaretti, sottolineando che alla fine i ribelli pentastellati non affondano il colpo. In cinque non votano: Virginia La Mura, Matteo Mantero, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo, Elena Fattori. Assenti per problemi di salute Bogo Deledda (M5s) e Umberto Bossi (Lega), il leghista Massimo Candura è in viaggio di nozze. Ma fino all'ultimo i dissidenti Cinque stelle mantengono il riserbo e tra transatlantico, emiciclo e social, hanno gli occhi puntati addosso.

Sono i No-Tav più strenui e coloro che si oppongono al testo del decreto salviniano per le norme sugli sbarchi e sulle manifestazioni. La Mura afferma che il dl «va contro qualsiasi principio umanitario». Mantero scrive su Facebook: «È ora di mettere un limite alla strafottenza e ai diktat della Lega». Ma c'è chi cede alle ragioni di governo, come Mattia Crucioli, che conferma i «dubbi» ma pure «la fiducia». E il No Tav Alberto Airola, che cita Rino Formica per spiegare il suo sì: «La politica è sangue e merda. Non è il caso di far cadere il governo su questo». Gianni Marilotti dice che «forse solo il 20% dei senatori M5s approva il decreto ma il no porterebbe al voto».

Toninelli invita Salvini a ricordare che governa «con il M5s non con Berlusconi». Ma il vicepremier fa spallucce: «Oggi è 5 agosto, il compleanno della Vergine Maria e mi fa piacere che ci sia questo bel regalo all'Italia». Salvini ironizza sul caso Savoini («Con i soldi ho comprato un gelato a mio figlio») e si prepara a ricevere al Viminale le parti sociali, presente Armando Siri (anche Conte criticò). Mercoledì mattina, mentre i senatori voteranno sulla Tav, partirà per un tour di cinque giorni in sette regioni del centro-Sud, tra spiagge e mercati del pesce. Che la vita del governo resti in bilico, è un dato di fatto: «Il clima non è da vacanze». Ma i più confidano di superare ferragosto.

Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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