Recovery, il piano è da rifare. Il Pd a Conte: meno bonus o si rischia

Recovery, il piano è da rifare. Il Pd a Conte: meno bonus o si rischia
di Marco Conti
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Mercoledì 30 Dicembre 2020, 05:01 - Ultimo aggiornamento: 11:55

Se al Nazareno arrivano a dire «non stiamo nè con Conte nè con Renzi», la sorte del governo può dirsi segnata. Lo si comprende anche dagli incontri dei partiti con i ministri Gualtieri e Amendola sul piano di spesa del Next Generation Eu. La proposta uscita da palazzo Chigi una decina di giorni fa è stata di fatto cestinata non solo da Italia Viva che andrà oggi al Mef in delegazione (anche se Renzi ha illustrato il contropiano denominato Ciao) ma anche da Pd, Leu e, in buona parte, anche dal M5S. Nelle dieci pagine di proposte dei dem si avverte la preoccupazione che il commissario Ue Paolo Gentiloni ha esplicitato ieri nell'intervista a Repubblica: troppi micro progetti e troppi incentivi e bonus a danno degli investimenti.

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Il binario

Si riparte quindi da capo, si asciuga il testo, si concentrano le risorse su alcuni progetti, si ragiona sulla governance. Ma le scelte finali spetta a Conte proporle ai partiti e non si limiteranno al seppur importante Next Generation Eu. Infatti, malgrado i tentativi, la stesura del piano del Recovery non è mai uscita dal tavolo della verifica di maggioranza, aperta da Conte dieci giorni fa e mollata poi su un binario morto che ha lasciato campo libero a Renzi e irritato i dem che accusano sempre più chiaramente il premier di rinviare e non affrontare mai i problemi. Resta il fatto che ora il clima nel governo è pessimo e ancor più nei gruppi parlamentari. Dopo continui rinvii, anche Conte è ormai convinto che così sia impossibile andare avanti e nella ormai tradizionale conferenza stampa di fine anno di oggi avrà modo di esplicitarlo, pur ribadendo di essere «pronto all'ascolto ma non ai diktat». E così dopo aver dovuto accettare il rito della verifica, Conte si trova ora alle prese con l'esigenza di dover offrire alla sua maggioranza - nel tentativo di restare a palazzo Chigi - un nuovo programma e una nuova - o almeno ritoccata - squadra di governo.

Convitato di pietra delle riunioni del Mef e non solo sono anche i 36 miliardi del Mes che, insieme al nodo della delega sui Servizi, resta uno dei nodi che Conte pensa di affrontare con i leader della maggioranza nella riunione che potrebbe tenersi prima dell'Epifania. Per uscire dalla tenaglia e restare a palazzo Chigi, Conte ha dalla sua la preoccupazione del Quirinale per una crisi al buio, rovinosa per il Paese in piena emergenza economica e sanitaria. Ma soprattutto il centrodestra che, con la cauta eccezione di Forza Italia, per ora resta fuori dalla partita di possibili nuove maggioranze rafforzando il ruolo di Conte come unico punto di caduta per coloro che vogliono evitare le urne in piena pandemia.


La delega

 

E' anche per questo che il presidente del Consiglio continua ad accarezzare l'idea della sfida in aula a Italia Viva qualora Renzi dovesse continuare nel gioco a rialzo sul Recovery, sul Mes, sulla delega all'intelligence o su chissà cos'altro. Nella manica qualche geniale suggeritore gli assicura di avere il voto anticipato o gruppi di responsabili. Ex grillini, ma soprattutto ex di FI pronti a schierarsi con Conte e comporre un'alleanza con Crimi e Bonafede pur di evitare la fine della legislatura. Ma il gioco, oltre ad essere nel tempo evanescente, è molto rischioso. Perché se dovesse andare male sarebbe poi impossibile ricomporre un equilibrio intorno alla figura di Conte che dovrebbe tornare al mestiere di avvocato spalancando le porte ad un nuovo governo che però è ancora tutto da inventare.

 

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