M5S, Casaleggio offre un contratto. Rivoluzione di Conte: meno web, Rousseau va superato

M5S, Casaleggio offre un contratto. Rivoluzione di Conte: meno web, Rousseau va superato
di Emilio Pucci
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Giovedì 11 Marzo 2021, 07:35

Un manifesto «per mettere alcuni paletti, alcune regole che possono servire a definire un metodo comune», e «controvento, perché solo così si può decollare». Ed ancora: è «contro la Gomorra della politica, contro le cose che hanno fatto male all'Italia. Il voto sul governo Draghi ha determinato cicatrici enormi all'interno del Movimento. Serve trasparenza».
DITO NELL'OCCHIO
Non è ancora uno strappo netto quello di Casaleggio, ma il suo progetto è un dito nell'occhio al nuovo corso M5S. A cominciare dal mantenimento del limite dei due mandati. «Non ci stiamo ponendo più solo il problema tecnologico o legale, legato alla privacy o alla certificazione voto, ma anche del metodo di partecipazione delle persone al voto online, che diventa sempre più centrale», la premessa. Nel decalogo contenuto nel Manifesto di Davide, le nuove linee guida, dunque, suggerite ai pentastellati. A cominciare da una vera rivoluzione laddove, al punto 5 recita: «Uno non vale l'altro». L'esatto opposto dell'uno vale uno di grillina memoria. E, al punto 10 sancisce in pieno stile Giorgio Gaber: «La felicità è partecipazione».

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Il presidente dell'associazione legata alla piattaforma web dunque tiene il punto. E' la democrazia diretta quella che conta, sono gli iscritti e non le decisioni calate dall'alto, il refrain. La linea politica, a suo dire, deve passare attraverso la rete. Ma è proprio il concetto di democrazia diretta che Giuseppe Conte vuole declinare in maniera diversa. Secondo quanto trapela il giurista pugliese sta pensando ad un differente uso della piattaforma, se non addirittura al superamento.

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Il rapporto con gli attivisti resterà ma si troveranno altre forme. Di sicuro nei piani dell'ex presidente del Consiglio scomparirà la modalità di un tempo. Niente più voti su candidature, nomi, scelte strategiche o mosse da portare avanti. L'obiettivo è quello di alimentare una discussione solo sui temi, sui programmi. E non è detto che si opterà per lo strumento della piattaforma. Tante le ipotesi in campo, quella più rivoluzionaria, ma eventualmente in un futuro lontano, porta alle primarie stile Pd. La prima novità dovrebbe arrivare con la segreteria che verrà individuata attraverso un criterio non di cooptazione ma comunque di delega, non affidandosi insomma al voto sulla rete. Conte intende imboccare la strada della legittimazione ampia ma non è escluso che venga bypassato Rousseau e che si viri, per esempio, su assemblee parlamentari e popolari, utilizzando il vecchio metodo dei meet up in versione aggiornata e coniugata a livello nazionale.

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Anche sul percorso da intraprendere - per Conte l'orizzonte resta quello dell'asse con il Pd e Leu - si pensa, al di là della sostituzione di Zingaretti con Letta, a coinvolgere parlamentari e attivisti ma senza arrivare ad un via libera attraverso una votazione.


FATTORE TEMPO
In ogni caso l'ex premier si è preso altri venti giorni di tempo. Non è imminente la sua discesa in campo di Conte nei panni di capo politico M5s. La fase istruttoria continua, perché sono tanti i nodi da sciogliere. Il nome, il simbolo, ma soprattutto il manifesto programmatico che dovrà proiettare i pentastellati nel 2050, il traguardo indicato dal fondatore M5s. Inutile dire però che l'ostacolo più grande è proprio il rapporto con Casaleggio. Il presidente dell'associazione Rousseau ha messo il suo prodotto sul mercato, si è reso disponibile ad altre offerte. In pratica ha dato l'ok ad altri potenziali clienti. Una prospettiva che potrebbe ancora portare ad un contratto di servizio con M5s, considerato che il figlio di Gianroberto vuole garanzie sul futuro e chiede che i parlamentari versino gli arretrati. Ma il clima è sempre più incandescente. «Quindi in questi anni osserva un big' M5s abbiamo versato i soldi per fare il gioco di Casaleggio?». La rabbia di deputati e senatori monta. In tanti ormai sono considerati morosi. E anche chi finora non lo era, considerato che nei rendiconti la voce dei versamenti a Rousseau è obbligatoria, rischia di finire nell'elenco degli inadempienti. E nel frattempo aumentano le fuoriuscite. Due giorni fa il senatore Mollame, ieri l'eurodeputato Zullo ma nei prossimi giorni sono perlomeno quattro gli esponenti di palazzo Madama che sono considerati sull'uscio.

 

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