M5s, una fuga dopo l'altra: Alessandra Ermellino passa al gruppo Misto

Martedì 23 Giugno 2020 di Mario Ajello
M5s, una fuga dopo l'altra: Alessandra Ermellino passa al gruppo Misto

Un altro addio. Un altro pezzo di M5S che se ne va. Ormai è un’emorragia pentastellata. E il nuovo capitolo di una storia di abbandoni è questo. 

«Non vado via dal M5S ma dalle persone che si sono impossessate di un progetto tradendo le speranze di 11 milioni di cittadini». Ecco le parole della deputata Alessandra Ermellino, che passa al Gruppo Misto. «Ho consegnato la lettera di dimissioni dal M5S senza lasciarmi alle spalle alcun rimpianto, ormai da tempo la mia voglia di lavorare e rispondere alle sollecitazioni provenienti dal territorio - con l’unico scopo di tutelare il bene pubblico - confliggevano con il percorso e le scelte fatte dal MoVimento. A partire dal gruppo della commissione Difesa che, nel corso di questi 26 mesi, ha osteggiato il mio lavoro», spiega la deputata. E così se prima erano in 18 adesso sono in 19. Dall’inizio del 2020 infatti, su complessivi 23 cambi di casacca tra Camera e Senato, la Eremellino fa arrivare a 19 quelli targati M5S. Per il governo è un bel problema, già i numeri della maggioranza almeno in Senato sono risicati e più 5 stelle vanno via più è difficile navigare per Conte. Anche se c’è sempre all’orizzonte la possibilità dell’aiuto berlusconiano.  «Il M5S è diventato - incalza la Ermellino - uno spazio privo di confronto e competenza, dove il rispetto delle regole e dei valori, che ci avevano illusi che un cambiamento fosse finalmente possibile, sono stati calpestati dalle aspirazioni personali. Viviamo tuttora in un sistema politico marcio che necessita di grande coraggio e capacità per essere risanato, tuttavia ho la netta sensazione che il M5S non abbia la forza o la volontà di perseguire realmente questo cambiamento. Dal Gruppo Misto continuerò con caparbietà a tenere fede agli impegni presi con i cittadini», conclude Ermellino. E il corpaccione parlamentare M5S si asciuga sempre di più, mentre Ale Di Battista agli occhi di molti - e perfino di Casaleggio indispettito perché deputati e senatori non pagano più l’obolo obbligatorio per Rousseau - diventa il Che rimasto fedele alle origini rivoluzionarie per una (improbabile) resurrezione della purezza tradita da un movimento contro che è diventato partito come gli altri e più degli altri.  

Ultimo aggiornamento: 14:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA