Italia-Francia, domani la firma del patto. Vincenzo Amendola: «Asse stretto con Parigi per rafforzare l'Europa»

Rapporti più equilibrati tra i due Paesi

Vincenzo Amendola: «Asse stretto con Parigi per rafforzare l'Europa»
di Marco Conti
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Giovedì 25 Novembre 2021, 07:04 - Ultimo aggiornamento: 09:10

«Un'iniezione di fiducia, un strumento per rendere ancora più solida l'integrazione europea». Vincenzo Amendola, sottosegretario agli Affari Europei, ha avviato il bilaterale italo francese, che porterà domani alla firma del Trattato del Quirinale, invitando il suo omologo Clement Beaune a visitare la mostra su Dante alle scuderie del Quirinale.

Sottosegretario, ci spieghi. Che cos'è il Trattato tra Italia e Francia che verrà firmato dal presidente della Repubblica Mattarella e dal presidente francese Macron?
«Nasce su proposta della presidenza francese nel 2017. Da quel momento in poi tra i due Paese ci sono stati alti e bassi, che ricordiamo e che per fortuna sono stati superati. Ha l'obiettivo di creare una cooperazione rafforzata su molti temi».

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Quali?
«Si va dall'innovazione, allo sviluppo sostenibile, alla cultura e alla sicurezza. Una cooperazione che costruisce uno strumento ancora più solido per l'integrazione europea. Questo è l'oggetto del Trattato: due Paesi che decidono di avere consultazioni rafforzate per condividere gli obiettivi strategici di un'Europa più sovrana».

Undici capitoli in trenta pagine, ma perché la trattativa che ha portato alla stesura del Trattato è stata tenuta riservata?
«Hanno lavorato sei saggi, i nostri diplomatici della Farnesina e del ministero degli esteri francese. Va inoltre dato merito ai due ambasciatori, Christian Masset e Teresa Castaldo, che hanno retto in questi anni a volta anche turbolenti. Non ci sono articoli segreti, ma si attua un meccanismo di consultazione permanente che prevederà dei vertici annuali tra i due governi, delle consultazione strategiche permanenti e paritarie tra i ministri degli esteri, su tutti i temi».

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Perché c'è bisogno di un Trattato con un Paese che definiamo cugino?
«Tra le accuse più inesatte, forse per eccesso di provincialismo, ho letto quella di una presunta supremazia di un Paese sull'altro. Al contrario questo Trattato determina dei bilanciamenti sui rispettivi interessi e renderà le relazioni più franche. Inoltre ci permetterà di andare esattamente nell'altra direzione dell'accusa che viene rivolta in questo momento».

Quindi un riequilibrio che alla fine ci favorirà?
«Sicuramente una conoscenza maggiore dei comuni interessi e su come vanno bilanciati. Noi già viviamo in un mercato aperto con libertà di circolazione di merci, capitali e persone. I percorsi tra le rispettive economie ci sono già».

Italia e Francia rafforzano la loro intesa a danno di un terzo, la Germania. Vero?
«Assolutamente no, anzi. Con Francia e Germania noi costituiamo uno dei capisaldi dell'edificio europeo non solo per il portato storico. Con la Germania abbiamo un'industria manufatturiera molto connessa. La Germania ha più scambi commerciali con il Veneto e la Lombardia che con la Corea o il Canada. E' un triangolo, quello composto da Italia, Francia e Germania, che costituisce la forza della base industriale europea».

Con la firma di oggi si possono accelerare alcuni temi del dibattito europeo che languono da tempo? Mi riferisco alla difesa comune.
«Noi abbiamo visto, dal bilaterale di Napoli del 2020, che con la Francia siamo stati protagonisti comuni di scelte che hanno cambiato il corso dell'Europa. Il Next Generation Ue nasce anche da una lettera che scrivemmo insieme alla Francia e ad altri sette Paesi e alla quale seguì l'accordo franco-tedesco. Durante questo periodo di emergenza pandemica, l'asse con la Francia ci ha permesso di cambiare indirizzo all'Unione ed è evidente, come ricorda il presidente Mattarella, che noi dobbiamo continuare in questa relazione ad essere una forza propulsiva».

Tipo?
«La Francia avrà la presidenza di turno della Ue e saremo chiamati a decisioni importanti. Mi riferisco a quelle fiscali, alla riforma del patto di stabilità e crescita e ai negoziati per un'economia green. Verranno presto al dunque scelte rilevanti e aver relazioni forti con i Paesi che sorreggono l'edificio europeo è molto utile».

Ritiene che l'asse con Parigi possa essere utile anche per rivedere il patto di stabilità?
«Il governo francese, anche nelle ultime dichiarazioni del ministro Le Maire, incontra certamente più il nostro sentimento di riforma. Un patto di stabilità che deve dare più forza agli investimenti per sostenere l'economia europea e spingere la ripresa. Questo lavoro comune con Parigi ci sarà sicuramente».

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Macron iniziò la sua presidenza lanciando dalla Sorbona una sorta di sfida ai populismi proponendo un'idea di Europa che però langue e della conferenza sul futuro dell'Unione si è persa traccia.
«A Roma il 9 dicembre all'Auditorium lanceremo la piattaforma italiana della Conferenza. Dobbiamo dare forza all'Unione in questa stagione di forti cambiamenti non solo ai vertici istituzionali ma anche ai cittadini. Da qui ai prossimi mesi il nostro impegno sarà quello di allargare la partecipazione democratica a questi cambiamenti».

Sul tema dell'immigrazione si procede tra alti e bassi anche con la Francia. Mentre a Bruxelles la revisione del trattato di Dublino procede a rilento. L'intesa forte con Parigi può aiutarci?
«Negli ultimi due consigli Ue si è attuata una nuova strategia per affrontare il problema. La Commissione ha individuato otto Paesi di origine transito e ora si va ai piani esecutivi perchè nella gestione dei flussi non vanno considerati solo i confini interni ma anche i confini esterni dove si generano i flussi. C'è da discutere della revisione di Dublino e della gestione dei movimenti interni».

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