Draghi: «Libia, elezioni fattore di stabilità». La data c'è, serve la legge. Sbarchi, «situazione insostenibile»

Il documento finale: impegno contro abusi e violenze sui migranti. Posizione critica della Turchia sullo status di "forze straniere"

Emmanuel Macron e Mario Draghi alla conferenza di Parigi sulla Libia
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Venerdì 12 Novembre 2021, 19:25 - Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 08:38

Piena attuazione dell'accordo sul cessate il fuoco e elezioni «libere, trasparenti e credibili»: una Libia sovrana e democratica è fattore determinante per la stabilità di tutto il bacino mediterraneo. Sono i passaggi chiave dell'intervento del presidente del Consiglio Mario Draghi alla conferenza di Parigi sulla Libia. La realizzazione dello stop alle ostilità sottoscritto il 23 ottobre 2020, ha spiegato il premier italiano, «resta un obiettivo cardine, la sostanziale assenza di conflittualità dell'ultimo anno e la riapertura della strada costiera sono traguardi importanti che non vanno vanificati». Draghi ha poi posto l'accento sui progressi compiuti in questi mesi, con riferimento al lavoro svolto dalla commissione militare congiunta 5+5, con il sostegno della missione dell'Onu. Conseguenza naturale di questo percorso è la necessità di avviare quanto prima il ritiro di mercenari e forze combattenti.

Tuttavia, nel comunicato finale della Conferenza si spiega, in una postilla, che la Turchia ha «espresso riserve sullo status di forze straniere». In passato Ankara ha dispiegato truppe regolari nell'ovest della Libia, su richiesta dell'allora governo, per proteggere Tripoli dall'offensiva del generale Khalifa Haftar, ed al momento è poco propensa a ritirare i propri militari dal Paese. Alla Conferenza di Parigi, la Turchia è presente solo con il viceministro degli Esteri, Sedat Onal.

L'appello per elezioni «libere, trasparenti e credibili»

Poi l'altro passaggio fondamentale di Draghi: «Dopo anni di conflitto, il popolo libico deve potersi esprimere in elezioni libere, trasparenti e credibili». Nel corso dell'incontro i leader presenti hanno confermato l'impegno della comunità internazionale per la pace e la stabilità di una Libia «pienamente sovrana, unita e democratica». Questa, in sostanza e con una certa evidenza, è considerata la condizione essenziale per la stabilità della regione mediterranea, dell'Europa e dei Paesi del Maghreb e Sahel. Draghi ha ricordato come l'Italia abbia «sempre sostenuto con forza la necessità di un ruolo importante dell'Ue» nell'area, e ha richiamato l'impegno della comunità internazionale e di tutti gli attori libici per il successo della transizione istituzionale attraverso lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari dal 24 dicembre. «È questa la volontà chiara del popolo libico, come dimostra la registrazione di circa tre milioni di elettori», ha affermato il premier, ribadendo la necessità di una cornice giuridica ed elettorale condivisa alla quale devono lavorare insieme le autorità libiche competenti nei prossimi giorni e settimane.

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La necessità di avere una legge elettorale

«È importante che le elezioni si svolgano il 24 dicembre - ha spiegato il premier -  in modo simultaneo, presidenziali e parlamentari. Ma per farlo occorre una legge elettorale. È quindi mio auspicio che questa legge vanga fatta con l'accordo di tutti che lavoreranno insieme non nelle prossime settimane, ma nei prossimi giorni, perché è urgente per poter votare il 24 dicembre». Da parte sua, intervenendo alla conferenza al fianco di Draghi e della cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanel Macron ha parlato di un'azione europea «perfettamente allineata» e «coordinata» sulla Libia. Macron ha detto che bisogna restare impegnati «per elezioni libere, imparziali e trasparenti». Una convergenza sottolineata anche da Draghi: «Se non si va d'accordo non si aiuta la Libia. Le posizioni di Italia e Francia si sono molto avvicinate, anche per il rapporto di fiducia e stima che abbiamo tra noi»

I due copresidenti simbolo di comune volontà

«La presenza dei due copresidenti libici della Conferenza, Menfi e Dabaiba, significa - ha sottolineato Draghi - che loro hanno fatto proprio il percorso verso la stabilità, lo hanno discusso, concordato con tutti noi». La concomitanza «è la dimostrazione che sono pronti a lavorare insieme verso appuntamenti molto complicati - ha continuato Draghi - ma per i quali abbiamo fiducia che si risolveranno nel miglior modo per la Libia».

"Insostenibile" la situazione migranti

Non poteva mancare un riferimento al problema dei migranti e degli sbarchi. E infatti sul punto Draghi ha detto: «Occorre fare qualcosa per affrontare la situazione» migranti, «ma gli sbarchi continui sull'Italia rendono la situazione insostenibile: la Ue deve trovare una soluzione e noi dobbiamo investire di più sulla Libia per aiutare i libici a creare condizioni più umane. Dabeiba ha ragione quando dice che la Libia è anche un paese di passaggio». 

Nella dichiarazione finale congiunta di Parigi l'impegno unanime «a condannare e ad agire contro tutte le violazioni e gli abusi sui migranti, il traffico di migranti e la tratta di esseri umani». Nel documento si riconoscono «gli sforzi e l'impegno delle autorità libiche ad interim nella risoluzione dei problemi relativi alla migrazione nonostante le sfide sul campo». «Ricordiamo che tutte le violazioni e gli abusi sui migranti, il traffico di migranti e la tratta di esseri umani, nonché tutte le altre violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani in Libia, possono essere una base per l'imposizione di sanzioni mirate da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, compreso il divieto di viaggio e il congelamento dei beni», aggiunge la dichiarazione.

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