Durigon cede e si dimette: «Attacchi strumentali, mai stato fascista». E Salvini lo ringrazia: grande gesto

Durigon cede e si dimette: «Attacchi strumentali, mai stato fascista». E Salvini lo ringrazia: grande gesto
di Marco Conti
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Venerdì 27 Agosto 2021, 07:18 - Ultimo aggiornamento: 07:20

Alla fine ha mollato e si è dimesso da sottosegretario. Dopo giorni di polemiche Claudio Durigon lascia il suo incarico di governo al ministero dell'Economia dopo aver incontrato il segretario della Lega. Lo fa con una lunga lettera aperta nella quale «pur in assoluta buona fede», dice di aver «commesso degli errori» e che è «pronto a pagarne il prezzo, soprattutto mi scuso. Mi dispiace - scrive l'esponente leghista - che mi sia stata attribuita un'identità fascista, nella quale non mi riconosco in alcun modo. Non sono, e non sono mai stato, fascista».
Di seguito si scusa anche con le vittime della mafia e i parenti perchè «le mie parole, peraltro lette e interpretate frettolosamente e superficialmente», hanno permesso che si insinuasse che «per me la lotta alla mafia non sia importante. È infatti vero esattamente il contrario: la legalità, e il contrasto alle organizzazioni criminali, sono per me dei valori assoluti, nei quali credo profondamente».

Durigon, la lettera di dimissioni

 

Durigon scrive anche che «per me e per moltissimi della mia generazione, (Falcone e Borsellino ndr), sono non solo due figure eroiche, ma anche dei modelli di etica, di civismo, di senso dello Stato». Nelle tre pagine di lettera il sottosegretario spiega anche il perchè della sua proposta che ha scatenato le polemiche e la richiesta di dimissioni da parte di Pd e M5S.

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«Come indica chiaramente il mio cognome - ricorda - io sono figlio, e nipote, di veneti immigrati, tanto tempo fa, nel Lazio e in particolare in quel dell'attuale Latina. Sono dunque nipote di coloni, italiani di tutta Italia che hanno partecipato» « alla bonifica dell'Agro Pontino». «Nella mia mal formulata proposta, io avevo a cuore solo l'idea di ricordare questa storia così intensa e così particolare» e «non ho mai chiesto l'intitolazione del parco al fratello di Mussolini, come hanno riferito alcuni titoli di giornale, bensì semplicemente il ripristino del suo nome originario» che «fa parte della memoria della città». «Dunque - sottolinea - io non ho mai inteso né accostare i nomi dei giudici Falcone e Borsellino a quello del fratello di Mussolini né, tantomeno, fare un assurdo confronto fra loro».
Dopo la difesa l'ormai ex sottosegretario va all'attacco non solo dei «professionisti della strumentalizzazione che hanno usato le mie parole per attribuirmi a tutti i costi un'etichetta che non mi appartiene», ma anche di chi usa questa polemica per «coprire altri problemi: mi riferisco in particolare ai limiti del Viminale (più di 37mila sbarchi dall'inizio dell'anno contro i 17.500 del 2020 e i 4.800 del 2019, per non parlare dello scandalo del rave abusivo), o delle incredibili parole di Giuseppe Conte sul dialogo con i talebani».


UN PASSO DI LATO
«Per uscire da una polemica» «ho deciso di dimettermi dal mio incarico di governo che ho sempre svolto con massimo impegno, orgoglio e serietà». Un «passo di lato», lo definisce, perché «io continuo, anche senza il ruolo di sottosegretario, a lavorare per difendere Quota 100 e impedire il ritorno alla legge Fornero, e a ottenere saldo e stralcio, rottamazione e rateizzazione per i 60 milioni di cartelle esattoriali che rischiano di partire da settembre, massacrando famiglie e imprese».
Non una parola sui colleghi di governo o il presidente del Consiglio, ma nelle conclusioni un grazie a Matteo Salvini «per il sostegno, la vicinanza politica, morale e umana che ha avuto nei miei confronti». E il segretario ricambia: «Grande gesto per aiutare il governo. Altri riflettano».

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Si conclude in questo modo un tormentone estivo che avrebbe potuto portare ad un voto in Aula. Stasera Durigon sarà alla kermesse organizzata a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dal sito di informazione Affari Italiani e, sicuramente, da semplice parlamentare, avrà occasione di tornare sulla faccenda.
 

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