GOVERNO

«CSM sia più paritario», dopo l'SOS a Mattarella delle magistrate si unisce anche Noi Rete Donne

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Franca Giansoldati

«Vogliamo ribadire che la scarsa presenza delle donne in tutti i luoghi decisionali, e fra questi, l’Organo di autogoverno della Magistratura, impedisce il raggiungimento di una effettiva e piena democrazia nel nostro Paese». Dopo l'Sos lanciato dalla Associazione Donne Magistrate al Capo dello Stato e al ministro della Giustizia, anche Noi Rete Donne, una ramificata associazione femminile che da oltre un decennio è impegnata sui temi della Democrazia paritaria, manifesta sconcerto e preoccupazione rispetto alle notizie che giungono a proposito della riforma della legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura a seguito del caso Palamara.

In particolare quello che viene contestato e per il quale si chiede un intervento del presidente Mattarella riguarda la bozza della riforma che è circolata e che sembra prevedere l’introduzione di «meccanismi insufficienti per il riequilibrio del genere meno rappresentato per realizzare una reale parità di genere all’interno del CSM». Tenendo presente che nell'Anno Domini 2020 le donne in magistratura sono più della metà.

«Il principio di eguaglianza e pari opportunità per uomini e donne, è garantito dalla nostra Costituzione agli artt. 3, 51 e 117, e che la rimozione degli ostacoli è compito primario della Repubblica» spiega Noi Rete Donne, mettendo in evidenza di come i principi costituzionali finora siano stati largamente disattesi.

«Si parla tanto di autonomia, indipendenza, imparzialità e buon funzionamento dell’Istituzione», ma questo deve anche prevedere
modalità tali da consentire «il rispetto della piena integrazione delle donne nei processi decisionali di questo organismo». Il comunicato diffuso dalla associazione è firmato dalle tre principali animatrici: Daniela Carlà, Marisa Rodano e Laura Onofri.

 

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