MATTARELLA

Sos delle magistrate a Mattarella, la riforma del CSM non può ignorare le donne e la parità di genere

Domenica 31 Maggio 2020

Sos delle donne magistrate al Presidente Sergio Mattarella. La riforma del CSM deve tenere conto della presenza femminile  inserendo rappresentanti donne anche ai vertici. E per questo chiedono precise garanzie.

Con una lettera al Capo dello Stato, l'Associazione Donne Magistrate spiega che ancora una volta «le istanze per l’introduzione di meccanismi efficaci volti ad una reale parità di genere all’interno del CSM, tenendo conto che la Magistratura è composta oggi per il 53,8% da donne, sembrano destinate ad andare deluse poiché nella previsione di un meccanismo elettorale a doppio turno - come quello verso cui sembra essere orientato il legislatore - non risulta la previsione della doppia preferenza di genere obbligatoria anche nel secondo turno elettorale, quello decisivo per la designazione degli eletti».

Le donne sarebbero di fatto escluse di nuovo. «E’, invece, necessario affrontare la questione di genere senza infingimenti mediante l’introduzione di norme che garantiscano la presenza di almeno un 40% di rappresentanza delle donne nell’Organo di Autogoverno per tre consiliature. Né risulta che in proposito sia stato avviato un serio dibattito di approfondimento su questo tema, anche mediante la consultazione della nostra Associazione» si legge nella lettera. 

L'intervento richiesto al Capo dello Stato e al ministro della Giustizia nasce a seguito del quadro squallido e ben poco edificante che è emerso con il caso Palamara. Le magistrate, anche tempo addietro, avevano sollevato il problema delle "quote" rosa, visto che nell'organo di governo della magistratura i meccanismi prevalenti per arrivare ai vertici sembrano non tengono conto del merito, della competenza maturata e soprattutto della rappresentatività femminile. 

«Assistiamo alla formulazione di proposte di legge per l’elezione del CSM, poco chiare e con meccanismi macchinosi, che sembrano dettate, come l’attuale legge elettorale, da intenti punitivi della Magistratura, piuttosto che dalla volontà di dare adeguata rappresentanza e voce a quella maggioranza di magistrati che quotidianamente svolgono il proprio lavoro con rettitudine, lontani da quell’arrogante e odioso esercizio del potere posto in essere da alcuni dei loro rappresentanti. Sulla evidente incostituzionalità del sorteggio ci siamo già espresse ed esprimiamo inoltre contrarietà per ogni sistema che non consenta l’inserimento di misure di riequilibrio paritarie di genere».

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