Carta identità, Garante privacy boccia "padre" e "madre". Salvini: «Noi andiamo avanti»

Giovedì 15 Novembre 2018
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Carta identità, Garante privacy boccia

Parere negativo del Garante per la Privacy sulla sostituzione dell'indicazione di genitore 1 e genitore 2 con "padre" e "madre" nei moduli per il rilascio della carta di identità elettronica per i figli minorenni. A sollevare la questione era stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Viminale si era poi rivolto all'Autorità perché si pronunciasse sullo schema di decreto destinato a riformare la modulistica. Con il parere, datato 31 ottobre e pubblicato sul sito del Garante, l'Authority guidata da Antonello Soro ha rilevato diverse criticità.

«Noi andiamo avanti, non esiste privacy che neghi il diritto ad un bimbo di avere una mamma e un papà». Lo dice il ministro dell?Interno Matteo Salvini in merito al parere negativo del Garante per la Privacy sulla sostituzione dell'indicazione di genitore 1 e genitore 2 con padre e madre nei moduli per il rilascio della carta di identità elettronica per i figli minorenni.

Per quanto riguarda i profili di protezione dei dati personali, spiega il provvedimento del Garante, «la modifica in esame è suscettibile di introdurre, ex novo, profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica padre o madre. Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l'assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l'espatrio)».

Le ipotesi, spiega l'Autorità, sono quelle in cui la responsabilità genitoriale e la trascrizione nei registri dello stato civile dei figli seguono una sentenza di adozione in casi particolari, la trascrizione di atti di nascita formati all'estero, il riconoscimento in Italia di provvedimenti di adozione pronunciati all'estero, la rettifica di attribuzione del sesso, oppure quando a registrare sia direttamente il sindaco. In questi casi, il rilascio del documento «potrebbe essere impedito dall'ufficio - in violazione di legge - oppure, potrebbe essere subordinato a una dichiarazione non corrispondente alla realtà, da parte di uno degli esercenti la responsabilità genitoriale. Infatti, nella richiesta del documento, nella ricevuta rilasciata dall'ufficio e, soprattutto, nel documento d'identità rilasciato per il minore, il dato relativo a uno dei genitori sarà indicato in un campo riportante una specificazione di genere non corretta, non adeguata o non pertinente alla finalità perseguita».

In pratica, sostituendo il termine genitori con padre e madre, si «rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti», al momento della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, «il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento».

Contraria al cambio da “genitore 1” e “genitore 2” a "padre" e "madre" anche l'Anci. «Credo che l'uso del termine genitore su alcuni moduli non sminuisca il ruolo di nessuno - ha spiegato il presidente dell'Anci, Antonio Decaro -. Usare una terminologia più ampia non implica il divieto di adoperarne una più specifica come padre o madre ma fa sì che qualsiasi tipo di famiglia, monogenitoriale o creatasi con un secondo matrimonio, non si senta discriminata e non viva situazioni di disagio nel compilare un modulo burocratico. Sono i bambini a non dover essere discriminati. La parola "genitore" serve a evitare di escludere a priori le nuove famiglie che pure ci sono già nella società italiana». L'Anci aveva chiesto al governo un rinvio perché aveva ricevuto il testo del decreto solo poche ore prima della Conferenza. Ma il governo non l'ha concesso.

«Noi rimaniamo dell'idea che sia giusto il passo in avanti che si è fatto e che la posizione di Salvini sia un passo indietro». A dirlo, a margine del congresso nazionale di Arcigay che si è aperto oggi a Torino, la sindaca Chiara Appendino rispondendo a una domanda sulla decisione del garante della privacy sulla dicitura genitore 1 genitore 2 sulla carte d'identità. «Noi continueremo per la nostra strada - ha ribadito la sindaca - e non faremo marcia indietro».

«Il Garante della privacy (ex parlamentare Pd) boccia il ripristino delle diciture padre e madre sulle carte d' identità per i figli minorenni, vuole tenere genitore 1 e 2. Avvertitelo che privacy o non privacy a occhio si vede chi dei due è il padre e chi la madre e la nostra legge non permette adozioni gay. Basta idiozie». Lo ha scritto su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

 

Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 19:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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