Pd, dal riformista Bonaccini alla "cosa rossa" di Elly Schlein: i profili dei contendenti alla segreteria dem

Due storie profondamente diverse che hanno però - per questo finale - il medesimo incipit: la loro sliding door gira infatti nella stessa data: 19 aprile del 2013

Pd, dal riformista Bonaccini alla "cosa rossa" di Elly Schlein: i profili dei contendenti alla segreteria dem
di Francesco Malfetano
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Lunedì 5 Dicembre 2022, 11:21 - Ultimo aggiornamento: 15:29

Uno è stato tra gli ultimi giovani a credere nel Pci prima del crollo ed è stato bersaniano prima e renziano dopo. L'altro è stato tra i primi a sostenere che il Pd dovesse essere "occupato" da forze giovani e senza correnti. Nello scontro intergenerazionale che frappone Stefano Bonaccini, il primo, ed Elly Schlein, la seconda, per la corsa a segretario del Pd si nascondono due storie profondamente diverse che hanno però - per questo finale - il medesimo incipit. Non tanto a livello geografico (pur essendo tutti e due emiliano-centrici) quanto temporale. La loro sliding door gira infatti nella stessa data: 19 aprile del 2013. Ovvero la mancata elezione al Quirinale di Romano Prodi per mano di 101 franchi tiratori. Lì il destino Bonaccini e Schlein (oltre che di tutto il Partito democratico) cambia e li pone agli antipodi. Per l'attuale governatore emiliano infatti, arriva il grande salto. Abbandona Bersani sostenuto appena un anno prima e diventa la carta vincente di Renzi per la scalata al vertice del partito, coordinandone la campagna regionale e nazionale che gli avrebbe poi spianato la strada alla candidatura alla presidenza della regione nel 2014. In quegli stessi giorni del 2013 invece, Schlein abbandona le vesti di "semplice" volontaria che racconta la campagna elettorale di Barack Obama dall'interno in un blog, per lanciare assieme ad altri giovani dem OccupyPd. Cioè la piattaforma che, in protesta con i 101 franchi tiratori di Prodi, propone 102 (una in più) idee per cambiare il centrosinistra. Nove anni dopo il Pd è ancora una volta da rifondare e sono loro due a contendersi le redini del cambiamento, puntando tutto proprio sulle loro differenze. 

Stefano Bonaccini

Stefano Bonaccini è pronto per il grande salto. Cioè per lasciare Campogalliano, 9mila anime in provincia di Modena, dove torna ogni sera ancora oggi che è presidente della Regione Emilia-Romagna, per raggiungere Largo del Nazareno e Roma. Sarebbe l'ultima tappa di un lungo viaggio iniziato proprio con una candidatura al Consiglio comunale di Campogalliano nel 1990 tra le liste di quel Partito comunista italiano dalle cui ceneri un anno dopo sarebbe nato il Partito democratico della sinistra. Da lì è un'ascesa lenta e costante che lo vede prima diventare segretario regionale del Pd quando Bersani è segretario e poi, dopo il 2013, appunto renziano di ferro che nel 2014 conquista la Regione. Anni di lavoro duro che, oltre al territorio, gli regalano un palcoscenico nazionale quando nel 2020 per annientare l'onda verde salviniana (alle europee del 2019 la Lega supera il 34%) che rischia di abbattersi sull'Emilia lo vede cambiare. E così alla rassicurante capacità di essere presente sui suoi luoghi, «macinare chilometri» come ama dire, Bonaccini affianca un look più giovanile fatto di barba hipster e occhiali a goccia. Un buon rebranding per apparire come il nuovo che avanza e prendersi - aggirate agevolmente le presenze ingombranti di Bersani e Renzi - il Pd con un gruppo dirigente nuovo, il sostegno del sindaco di Firenze Nardella e l'idea di un partito più vicino ai lavoratori. Una missione impossibile che, almeno oggi, pare alla portata di «Bruce Willis» come lo ha ribattezzato, con affetto, Matteo Renzi. 

Elly Schlein 

Più che quella della donna al potere Giorgia Meloni sembra aver sdoganato il concetto di underdog. Esattamente ciò che appare essere oggi Elly Schlein per il Pd. Nata in Svizzera da genitori italo-americani, la giovane avvocata dem (in realtà ha 37 anni) dopo il successo di OccupyPD fu candidata nel 2014 con le liste dem alle Europee e, un po' a sorpresa, venne eletta. Ma poi uscì dal partito, insieme a Pippo Civati e in aperto contrasto con Renzi, per fondare Possibile, altra esperienza da cui si è poi dissociata. Decise poi di non ricandidarsi alle elezioni Europee ed è tornata in campo per un'altra delle sliding door che la legano a Bonaccini: le Regionali di gennaio 2020.

 

Per la corsa anti-leghista Schlein ha dato vita a un rassemblement ecologista-progressista, Emilia-Romagna Coraggiosa, con l'obiettivo di raccogliere tutte le forze di sinistra che sostenevano Bonaccini. Il finale è ormai noto, anche grazie alla "cosa rossa" guidata dalla dem che contribuì con il 3,8%, e portò Schlein ad essere primatista di preferenze con 22mila voti personali, raccolti in tre collegi. A Bologna, da sola, ne prese più dei big del Pd. Forte di uno spirito anti-fascista, ecologista e progressista ora la 37enne sogna di ribaltare Largo del Nazareno, allontanando le correnti che tanto pesano sul destino dem. Eppure le correnti non sembrano avere alcuna intenzione di allontarsi da lei. La presenza di Peppe Provenzano e Michela Di Biase alla presentazione della sua candidatura domenica, sono un segnale piuttosto evidente che sarà battaglia aperta. 

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