LUIGI DI MAIO

Abuso d'ufficio, è lite. La Lega: ora va rivisto. Di Maio: stupidaggini

Venerdì 24 Maggio 2019

Ultime schermaglie prima delle Europee tra M5S e Lega. «A me sembra che il Carroccio stia chiedendo il voto per dire vogliamo più forza per buttare giù questo governo», sentenzia Di Maio. Che continua: «Vogliono sfiduciare Conte». «Io porto pazienza. Non sento questi rumori di sottofondo. Essere attaccato dagli alleati non è normale ma conto che da lunedì si rilassino tutti quanti», prova a rassicurarlo Salvini. Lo scontro per il post voto si sposterà sui provvedimenti. Flat tax, Autonomia, sblocco delle grandi opere a partire dalla Tav, riforma della giustizia, dl Sicurezza bis: Salvini prepara il conto per il dopo Europee. E nel menu finisce anche l'abolizione del reato di ufficio. «Gli amministratori sono alla mercè dei pm, con la mannaia della legge Severino che incombe su ogni loro atto amministrativo», è il refrain del partito di via Bellerio.
Ieri il leader della Lega ha rilanciato la proposta: «Via il reato che blocca l'Italia. Se blocchiamo subito per paura che qualcuno rubi allora mettiamo il cartello affittasi ai confini dell'Italia e ci offriamo alla prima multinazionale cinese che arriva. Io voglio scommettere sulla buona fede dei cittadini, degli imprenditori, degli artigiani, dei sindaci. Abbiamo paura di firmare atti, aprire cantieri e sistemare scuole, ospedali».

Di Maio: «Lega vuole sfiduciare Conte». Campagna elettorale al rush finale tra i veleni
 

LA MOSSA
La tesi è quella di togliere lacci e lacciuoli all'amministrazione pubblica, tagliare la burocrazia, abbattere vincoli, far valere la presunzione d'innocenza. La Lega è pronta a depositare un testo alle Camere e cercherà anche i voti di tutte le forze politiche che la pensano allo stesso modo, a partire da FI. La risposta di Di Maio non si fa attendere: «Voler togliere questo reato è forse un modo per chiedere il voto ai condannati o per salvare qualche amico governatore?, si chiede il capo politico M5s riferendosi alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il presidente della regione Lombardia, Fontana. Ed ancora: «Se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere. Il prossimo passo quale sarà? Che per evitare di far dimettere un sottosegretario togliamo il reato di corruzione? Sia chiara una cosa, per noi il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e meno stronzate!».
Nella scorsa legislatura l'allora ministro Costa istituì un gruppo per promuovere l'abolizione dell'abuso di ufficio, mentre Bonafede ricorda ora l'esponente di FI «sottoscrisse un emendamento che inaspriva la pena per l'abuso d'ufficio, portandola da 4 a 5 anni, per consentire il carcere preventivo e le intercettazioni». Nel braccio di ferro interviene anche Raffeele Cantone. «Quest'alibi spesso è fasullo, è usato in maniera strumentale. Sono assolutamente contrario sottolinea il presidente dell'Anac - all'abolizione del reato d'abuso d'ufficio ma credo che sia opportuno pensare se ci sia uno spazio per una modifica». Salvini prende la palla al balzo: «Sono d'accordo con lui. Bisogna modificare la norma sull'abuso d'ufficio per punire i veri colpevoli ma lasciare lavorare serenamente sindaci, imprenditori e funzionari pubblici». Bene il dietrofront. No alle leggi ad partitum, la reazione del collega vicepremier.
Il tentativo di abbassare i toni con Salvini che ribadisce di non essere interessato alle poltrone e di voler andare avanti con il governo non funziona. Altra crepa sull'immigrazione: «Mi fa male sapere che il Governo Gentiloni sui rimpatri aveva fatto meglio del nostro Governo, acceleriamo su questo», l'affondo di Di Maio. Lo scontro è su tutto. Persino sui soldi avanzati dal Reddito di cittadinanza. «Devono servire a contenere l'aumento del deficit», dice il vice ministro all'Economia Garavaglia. «Parla da tecnico, i fondi per il Decreto famiglia non si toccano», l'alt dei pentastellati. Insomma le due forze politiche che hanno contratto il programma di governo si preparano al redde rationem. Che potrebbe arrivare nel Consiglio dei ministri in cui si discuteranno il dl Sicurezza bis e il provvedimento sulla famiglia, il 28 quando la Commissione di vigilanza Rai affronterà il nodo del doppio incarico del presidente Foa, con M5S che minaccia di appoggiare le istanze Pd, o il 30 quando si saprà sul caso delle spese pazze in Liguria che coinvolge il sottosegretario Edoardo Rixi. «Devono smetterla con il giustizialismo altrimenti si bruciano», minaccia la Lega. «Sulla corruzione non arretriamo», osserva Di Maio. Al voto mancano due giorni.
Emilio Pucci
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