Romania, troupe del Tg1 sequestrata dalla senatrice No vax: «Il marito ci ha preso a schiaffi»

Romania, troupe del Tg1 sequestrata dalla senatrice No vax: «Il marito ci ha preso a schiaffi»
di Cristiana Mangani
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Martedì 14 Dicembre 2021, 07:23 - Ultimo aggiornamento: 07:24

Intervista con sequestro. È successo sabato scorso a una troupe del Tg1 arrivata a Bucarest per raccontare un paese dove l'indice di vaccinazione è bassissimo e il Covid sta dimezzando intere famiglie. L'inviata Lucia Goracci voleva tentare di capire come mai la Romania fosse così refrattaria ai vaccini, e ha preso un regolare appuntamento per intervistare una delle senatrici-simbolo dei no vax: l'avvocato Diana Iovanovici Sosoaca, esponente dell'ultradestra romena, con un gran numero di seguaci. La giornalista del Tg1, abituata a scenari di guerra, non avrebbe certo immaginato di ritrovarsi chiusa a chiave in un ufficio in Romania, paese della Ue, insieme con altre tre persone della troupe, e di dover anche spiegare - più tardi - alla polizia romena che il loro unico obiettivo era quello di fare l'intervista.

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La situazione è precipitata dopo pochi minuti che Goracci ha iniziato a parlare con Sosoaca. Domande dirette sul perché la Romania fosse così tanto no vax. La senatrice si è alzata in piedi, è andata alla porta e ha chiuso a chiave, prendendo praticamente in ostaggio cameraman, giornalista e operatori. A spalleggiarla tre uomini, tra i quali anche il marito.
Goracci ha reagito, ha provato a uscire, ma facevano muro. Allora ha deciso di chiamare la polizia, anche perché - dice - «non si capiva bene quale fosse il loro obiettivo. Probabilmente - aggiunge - volevano fare uno show propagandistico. Infatti, lei ci ha filmati con il suo cellulare per tutto il tempo». Le sorprese sgradevoli, però, non sono finite qui, perché anche quelli che dovevano essere i soccorritori si sono dimostrati fin troppo sospettosi.
Mentre uno degli uomini dell'entourage della senatrice stava rientrando nella stanza, l'inviata della Rai è riuscita a infilarsi attraverso l'apertura della porta e a guadagnare l'uscita. È andata incontro alla polizia con tesserino dell'ordine e passaporto in mano. Ha spiegato quanto stava accadendo dentro la stanza, che c'erano gli operatori e anche un'altra giornalista romena, ma questi non hanno voluto sentire ragioni. Uno degli agenti è entrato nell'ufficio di Sosoaca, ha visto con i suoi occhi quanto il marito della donna fosse aggressivo. Ringhiava contro la troupe: «Che devo fare con voi quattro? Apro la finestra e vi butto di sotto?».


IN COMMISSARIATO
Alla fine il gruppo è riuscito a liberarsi, ma ha dovuto seguire la polizia al commissariato, dove tutto il materiale è stato controllato, i documenti sono stati rivisti più volte e da diverse persone. «Potreste avere armi o droga», hanno motivato il comportamento. Non contenti hanno sottoposto tutti quanti a «perquisizione corporale». Poi hanno chiesto all'inviata del Tg1 se volesse sporgere denuncia, anche se quello che è sembrato chiaro è che volessero farli rinunciare alle immagini e alle riprese, in modo da non rendere pubblico quanto successo. Dopo che Lucia Goracci ha presentato la sua denuncia, continuavano a trattenerli lì: gli hanno strappato loro le mascherine e tolto il cellulare.


A quel punto la giornalista ha deciso di chiamare l'ambasciata. È arrivata immediatamente la console Gabriella Navarra, ha ben chiarito chi fossero e che dovevano intervistare l'esponente politico romeno. E solo a questo punto, dopo nove ore, la squadra è riuscita a uscire dal Commissariato e a raggiungere l'aeroporto per rientrare in Italia.
«Devo dire che quello che è successo mi ha fatto impressione - dichiara Goracci - perché la Romania è un paese dell'Unione europea. Eppure siamo stati tenuti in commissariato per lungo tempo, anche se ci siamo andati autonomamente, con la nostra auto. Sembrava che avessimo commesso chissà quale reato. Invece siamo stati praticamente sequestrati e il marito della Sosoaca mi ha anche presa a schiaffi. Ognuno di noi tende, forse, a sopravvalutare la sua capacità di convincere le persone con le parole». In questo caso, davanti alla senatrice che si presenta in Parlamento con la maschera di Hannibal Lecter, è stato impossibile farlo.

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