Alba Parietti: «L’ego e l’immagine sono la mia ossessione, ma odio chi fa i capricci. Meloni? Non la penso come lei»

La showgirl: «Non accettai 9 miliardi di lire da Fininvest, e poi me ne sono pentita»

Alba Parietti: «L ego e l immagine sono la mia ossessione, ma odio chi fa i capricci. Meloni? Non la penso come lei»
di Andrea Scarpa
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Sabato 27 Agosto 2022, 21:33 - Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 11:50

Dopo 52 minuti di intervista, sette telefonate e due lunghi messaggi Whatsapp, Alba Parietti ieri ha finalmente trovato il modo giusto per rispondere all’inevitabile domanda su Giorgia Meloni, dopo che nei giorni scorsi lei stessa - al settimanale Oggi - aveva lasciato intravedere una sorta di apertura alla leader di Fratelli d’Italia («Speriamo che sia femmina... è bravissima»). «Non la penso come lei, e non ho cambiato idea, ma la stimo per coerenza, tenacia e preparazione. Se il 25 settembre sarà la destra a vincere democraticamente, il fatto che una donna possa nominare la classe politica che guiderà il Paese mi sembra un grande cambiamento e un’opportunità per tutte noi». A Formentera in vacanza con il nuovo fidanzato Fabio Adami, romano, 55 anni, manager delle Poste, la showgirl, 61, è alla vigilia di un clamoroso ritorno alla conduzione. Che sembra certo, ma forse, chissà, vedremo.

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La voce gira da tempo: dopo 15 anni lei guiderà un nuovo programma in prima serata, “Non sono una signora”, gara con vari nomi noti travestiti da drag queen, prevista su Rai2 dal 7 novembre al 5 dicembre: conferma?

«Siamo in una fase interlocutoria ed è meglio essere prudenti: appena avrò la certezza ne parlerò. Di sicuro programma e rete, per cui nel 1997 e 1998 feci Macao con Boncompagni, mi sono molto congeniali».

Il secondo anno a “Macao” con Boncompagni andò così male che lei lasciò il programma... 

«È vero. Boncompagni, a cui devo tanto perché mi ha scoperto e mi ha insegnato tanto, si era stufato. Mi trattava male e io, incazzata nera, andai via». 

Ma le diedero lo stesso i 400 milioni rimanenti senza farle fare altro. 

«E io protestai perché non volevo essere pagata senza lavorare, ma non ci fu verso».

Adesso ha firmato il contratto? Stefano Coletta, responsabile del prime time Rai, che dice? Quando l’ha sentito l’ultima volta?

«È un amico, lo stimo e lo sento spesso ma se vuole sapere se ho parlato con lui di questo nuovo show non glielo dirò mai».

Lei non ha fatto il militare a Cuneo, ma è sicuramente donna di mondo...

«È come se l’avessi fatto, mi creda».

Allora, mi aiuti a capire meglio: il risultato delle elezioni potrebbe rallentare, cambiare, bloccare il progetto?

«Non lo so. Io ho sempre scisso le idee personali e politiche da quelle professionali».

Ma lei non è quella che, per motivi ideologici, nel 1994 rinunciò a nove miliardi di lire offerti da Berlusconi per firmare un contratto di esclusiva di tre anni con le reti Fininvest (poi diventate Mediaset)?

«Sì, certo. Per non perdere la libertà di poter dire sempre quello che penso, rifiutai tutti quei soldi. Scelta forse eccessiva e azzardata. All’epoca non avevo un soldo».

Se n’è pentita?

«Un pochino... Nessuno mi obbligava a farlo, però all’epoca mi spaventava vedere tante star, come Mike Bongiorno, che si schieravano totalmente con Berlusconi. Io sono sempre stata di sinistra e non volevo perdere il mio diritto a esprimermi. Lo stesso anno, però, feci Striscia la notizia e i Telegatti su Canale 5 senza alcuna pressione. Insomma, lavorai con Berlusconi ma senza esclusiva».

È vero che tempo dopo Briatore le disse che se fosse stata la sua fidanzata non le avrebbe mai permesso di rinunciare a tutto quel denaro?

«Sì. Eravamo sulla sua barca e gli risposi di non preoccuparsi: “Siamo amici ma non avrei mai potuto essere la tua fidanzata”. Daniela Santanché, allora, mi disse: “Che cosa ci fai qui? Torna dagli operai...”. Io le risposi che, guadagnando onestamente, potevo andare dove volevo. Intervenne Adriano Galliani per ribadire che sulla coerenza potevo dire quello che volevo».

Cosa ci avrebbe fatto con quei nove miliardi?

«Da brava torinese avrei comprato appartamenti».

Un’altra torinese del mondo dello spettacolo, Luciana Littizzetto, ne ha ventidue: è vero che lei ne ha una decina?

«Sì».

Perché negli ultimi quindici anni non ha più condotto un programma?

«Non lo so, ma non ho mai sofferto per questo. Ho fatto l’opinionista, la concorrente, l’ospite e ho sempre fatto buoni ascolti. Adesso spero che la Rai annunci ufficialmente di avermi scelta. È un progetto che mi appartiene: conosco bene il mondo lgbtq+ e delle drag queen. A 16-17 anni andavo nei locali dove si esibivano e facevo anch’io il numero travestita».

Mai stata con un trans?

«Vorrei dirle di sì, ma la verità è che non ci sono mai stata».

Lo sa che la Rai prima di lei aveva pensato a Luca Argentero?

«Lui è bravo. Un motivo in più per essere all’altezza del programma, se sarò confermata».

La sua ossessione più grande oggi qual è?

«Prima le dico quali non ho: avere un programma e avere un uomo. Sto bene anche senza».

Per l’uomo ha risolto il problema.

«Sì. Io e Fabio siamo felicissimi. Viviamo in condivisione totale fra Roma e Milano».

Vi sposerete?

«Non è una nostra priorità, ma non lo escludo».

Gli uomini, secondo lei, si dividono in...?

«Chi ama e chi non ama. Con i primi, una donna ha tutto. E non ha più bisogno di chiedere».

Qualcuno l’ha picchiato, vero?

«Due-tre, sì. Il bello è che dopo, di solito, si affezionano di più. Non è il caso di Fabio, però».

Torniamo all’ossessione.

«L’ego e l’immagine. Però se si vuole stare bene con gli altri bisogna ridimensionarsi un po’».

Di lei si è detto che vive «in un delirio totale di narcisismo ed egocentrismo».

«In pubblico posso apparire così, nel privato no. Sono molto diversa: dolce, semplice e facile. E non sopporto chi fa i capricci».

Fra le tante cose fatte lavorando a quale è più affezionata?

«Al libro del 2012 Da qui non se ne va nessuno. Vorrei che qualcuno ne facesse una serie tv. È la storia della mia famiglia attraverso il ‘900, scritta mettendo insieme, in maniera quasi miracolosa, i diari di mio zio e dei miei genitori».

Rifarebbe tutto, compreso il film erotico “Il macellaio” del 1998?

«Sì, certo. Era noioso, ma non volgare (il regista era Aurelio Grimaldi, il protagonista maschile Miki Manojlovic, ndr)».

Da allora il cinema non l’ha più voluta.

«È anche questione di incontri. Ambra Angiolini, per esempio, che invidio per il percorso fatto, ha avuto uno come Ferzan Ozpetek che ha creduto in lei».

È vero che nel 1995 l’avevano quasi scelta come Bond-Girl di “Golden Eye”?

«Sì, ma non parlando bene l’inglese la produzione non mi scritturò. Un vero peccato».

In generale, però, le è andata bene, o no?

«Benissimo. Sono grata alla vita per quello che ho avuto. Posso dirlo perché conosco la malattia (un tumore all’utero nel 1997, ndr), gli incidenti (è finita sotto due tir nel 2004, ndr) e i lutti».

Che ne pensa del post di Chiara Ferragni sull’aborto nella regione Marche?

«Ha fatto benissimo. L’aborto è una legge dello Stato e va tutelata e rispettata».

Lei negli Anni ‘90 fu definita “la coscia lunga della sinistra”: oggi c’è più coscia o più sinistra?

«Per l’età che ho, e per come sono messa, più coscia».

Lei si è autodefinita “una cagna sciolta”: per chi voterà il 25 settembre?

«Sono un’anarchica. Deciderò alla fine».

Lo sfizio da togliersi?

«Ho realizzato tutti i sogni. Vorrei che la vita si fermasse in questo momento. Chiedere di più sarebbe davvero ingiusto».

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