Ferragnez e la post-politica: populismo commerciale tra temi social e marketing

Ferragnez e la post-politica: populismo commerciale tra temi social e marketing
di Mario Ajello
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Martedì 4 Maggio 2021, 06:38

Fedez non lascia, raddoppia. Gode nel suo ruolo di leader politico. Anzi post politico, anti-politico 2.0, che si sente «più avanti rispetto alla destra e alla sinistra» ma anche riguardo al grillismo al tramonto. In nome di un populismo commerciale tra temi social e quelle che un tempo si chiamavano televendite e ora sono - ci si passi l'eccesso odioso di inglesismi - trade on line.

 

Il giorno dopo il caos Concertone, il rapper milanese - che volendo potrebbe comprarsi la Rai, come dicono i suoi amici, ma non gli interessa e neppure ha intenzione di fare politica almeno nel senso tradizionale - lancia una nuova sfida: «Voi politici ora decurtate una parte del 2 per mille del vostro introito del partito a favore dei lavoratori dello spettacolo, se ne siete capaci. Se i lavoratori sono ancora sfruttati in questo paese, la responsabilità di chi è? E' mia? Io e altri amici dello spettacolo abbiamo raccolto 4 milioni di euro per sostenere i lavoratori di questo settore che da oltre un anno sono fermi».


Non vuole fare un altro movimento grillesco Fedez. Ma in politica lui c'è, a caccia non di elettori bensì di follower, di clienti e di consumatori. Con questa tecnica: lancio campagne, come quella a favore del ddl Zan o per l'aborto o contro il vitalizio a Formigoni o in polemica con la Regione Lombardia che ritarda la vaccinazione di mia nonna di 90 anni, e su queste fidelizzo le truppe targate Ferragnez (35,6 milioni di seguaci) sulla mia griffe e sulle griffe che mi riguardano, da Amazon (di cui è testimonial) a Nike il cui logo svettava sul cappellino indossato da Federico nel Concertone e anche nelle scarpe che indossava sul palco.
LA DIARCHIA
Il piano Ferragnez, di lui e Chiara Ferragni, uno più contundente essendo rapper e una più cauta e più ecumenica essendo imprenditrice e dovendo vendere a tutti, è quello del lanciamo idee, diffondiamo i valori e i principii del Bene o almeno del mainstream politicamente corretto e questo fa aumentare il cosiddetto personal branding. Ovvero dà più forza commerciale a Fedez e a sua moglie Ferragni in tutto quello che fanno e che piazzano. Dalle canzoni alle ciabatte. La politica, versione neo o post e in confronto il grillismo è archeologia, come arma della celebrity e del trade. E chi non vuole rientrare tra i cattivi, in questo commercio dei buoni sentimenti, non può che aderire alle campagne dei Ferragnez.

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Che non sono una democrazia diretta - Gianroberto Casaleggio? Un matusalemme! - ma un oligarchia o una monarchia-diarchia assoluta. Alla quale è difficile non soggiacere. Infatti ieri al Nazareno, quartier generale del Pd, andava forte questa battuta: «Mai mettersi contro lo stramilionario Fedez, che non ha nulla da perdere, ha sempre il telefonino acceso e può registrati, controllarti e ricattarti e dice molto meglio di noi ciò che tutti i nostri elettori pendano». Ma Fedez non vuole elettori che lo votino, ma da influencer insieme a Chiara vuole gente che lo segue. Nella campagna contro l'ultra cattolico Giovanardi sulle droghe leggere così come in quella anti Renzi («Totalmente ininfluente») e anche su M5S non è tenero ormai: «Di Maio parla alle persone come se fossero stupide».

La politica li lusinga, ma loro non abboccano. Come nel caso di Conte che da premier provò a ingaggiarli nella campagna a favore dell'uso della mascherine ma niente: loro sono più furbi di lui e di tutti. Pure Salvini, che sui social pensa di essere una superstar ma non vale nulla rispetto ai Ferragnez, in realtà li teme. Guarda caso non ha azzannato Fedez sul primo maggio ma gli ha detto in maniera riverente: «Prendiamoci un caffè e ne parliamo».
Di fatto siamo di fronte a una nuova oligarchia politica, o post politica. Che chi non clicca un like moltiplicato 35 milioni e mezzo appartiene, come la Rai, al mondo di ieri.
 

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