Abusi sessuali, da Bob Dylan a Madonna fino al caso Epstein: accusati e vittime nella storia dello star system

Abusi sessuali, da Bob Dylan a Madonna fino al caso Epstein: accusati e vittime di abusi sessuali nella storia dello star system
di L. Jatt.
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Martedì 17 Agosto 2021, 14:56 - Ultimo aggiornamento: 15:47

E ora è la volta di Bob Dylan. La star 80enne è stata citata in giudizio da una donna che lo accusa di aver abusato di lei sessualmente nel 1965, quando aveva 12 anni. Il suo legale sostiene che la rock star avrebbe «utilizzato il suo status di musicista per fornirle alcol e droghe e abusarne sessualmente più volte» e che avrebbe anche minacciato fisicamente la donna. Secondo la sedicente vittima la violenza sarebbe avvenuta nella suite di Dylan al Chelsea Hotel di New York.

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Bob Dylan respinge le accuse

Il portavoce di Dylan ha smentito categoricamente, dichiarando alla Bbc che «l’accusa è falsa e sarà confutata con vigore». Il cantante premio Nobel, ora ottantenne, è accusato di aggressione, percosse, sequestro e inflizione di stress emotivo. L’accusatrice, che ora ha 68 anni e vive nello stato del Connecticut, è identificata solo con le iniziali JC. La donna ha affermato che il cantante le ha causato «gravi danni psicologici e traumi emotivi», e chiede danni, per ora non quantificati e un processo con giuria. La sua denuncia è stata depositata venerdì scorso presso la Corte Suprema di New York ai sensi del Child Victims Act dello stato. La denuncia è stata presentata un giorno prima della chiusura di una «finestra» legale temporanea a New York, che ha consentito l’archiviazione di accuse di abusi storici. Dylan, all’anagrafe Robert Allen Zimmerman, ha venduto più di 125 milioni di album in tutto il mondo in una carriera durata sei decenni. Le sue canzoni più famose includono brani diventati pietre miliari della storia della musica, come Blowin’ In The Wind e The Times They Are a-Changin. Nel 2016, Dylan, già insignito con Grammy e Oscar, ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura, diventando il primo cantautore a vincere il prestigioso premio. È stato anche insignito della Presidential Medal of Freedom nel 2012 dall’allora presidente Barack Obama.

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Andando a ritroso nella triste storia degli abusi sessuali di cui sono state vittime le star dello star system, ricordiamo Christina Aguilera, la popstar americana che ha confessato di aver vissuto un’infanzia terribile con un patrigno violento, quando, nell’ottobre del 2019, è stata premiata con il “Community Hero Award” per il suo impegno con The Shade Tree Shelter, l’associazione che aiuta donne e bambini senzatetto vittime di abusi.
«È semplicemente disgustoso e succede troppo spesso alle persone che amiamo – le parole della trentanovenne – Questa causa è molto importante per me perché sono cresciuta in un contesto simile e fortunatamente ce l’ho fatta. Quando ero adolescente a volte dovevo scappare nel cuore della notte con la mia sorellina e mia madre e attraversare il paese in auto. E, per fortuna, mia nonna ci ha sempre accolto a casa sua. Senza di lei, avrei avuto bisogno di un posto e di un’associazione come questa – ha aggiunto ancora Christina – Ho visto mia madre sottomessa. Doveva prestare attenzione a tutte le sue azioni, altrimenti sarebbe stata picchiata. Quello che ho vissuto sulla mia pelle è parte di me. La musica che faccio, i testi che scrivo, da Fighter a Beautiful, provengono davvero dal cuore.

Christina non è però l’unica ad aver parlato a cuore aperto di un passato tanto difficile. Anzi, la schiera di star violentate e abusate è purtroppo lunga, e comprende persino icone come Madonna o Lady Gaga, entrambe stuprate giovanissime; c’è poi chi, come Ashley Judd, è persino rimasta incinta del proprio stupratore, e ha deciso di abortire. Anche in Italia hanno raccontato le violenze di cui sono rimaste vittime icone come Gina Lollobrigida, stuprata ad appena 18 anni, Stefania Sandrelli o Claudia Cardinal.

C'è poi il risvolto della medaglia, cioè quello che parla di donne che si sono messe al servizio dei potenti per creare una rete finalizzata al traffico sessuale. Il caso Epstein è, in questo senso, più che indicativo. L’avvocato Geoffrey S. Berman,  che rappresenta molte delle donne vittime del traffico sessuale messo in piedi dall’imprenditore Jeffrey Epstein, morto suicida nel carcere di Manhattan dopo circa un mese di prigionia, lo ha dichiarato al New York Times senza mezzzi termini: “Il suicidio di Epstein non blocca le indagini”.


Scomparso dalla scena il protagonista principale, continuano le indagini sul “sistema Epstein”. Questo perché l’imprenditore, come ormai accertato, non sarebbe stato in grado di gestire da solo un meccanismo tanto ben oliato quanto delicato. Così, una volta deceduto, sono proprio i suoi collaboratori ad essere messi sotto torchio, per poter garantire, come dice l’avvocato Berman e come promesso dai pubblici ministeri che si stanno occupando del caso, «giustizia per le giovani coraggiose donne che hanno subito la violenza di Epstein».
E nel mirino degli investigatori ci sono proprio delle donne, come Haley Robson, passata in pochi anni da reclutata per un massaggio (ai tempi ancora minorenne) a reclutatrice. Nella sua deposizione si legge: «Non ho mai dovuto convincere nessuno. Ho solo proposto e loro accettavano».


Oggi la Robson ha 33 anni ed è tra i collaboratori che, si sospetta, lavoravano nel sistema. La nuova deposizione delle vittime, voluta dal giudice dopo la morte dell’imprenditore, potrebbe fare molto rumore. Teresa Helm, una delle ragazze che sostiene di essere stata reclutata nell’esercito di baby squillo dell’imprenditore americano circa 17 anni fa, ha ribadito la volontà che niente si fermi: «Jeffrey non è più qui, ma le donne che lo hanno aiutato sì».

La rete di Epstein in effetti prevedeva veri e propri corsi, quasi un “addestramento” al piacere per le giovani ingaggiate, prenotazioni di viaggi e auto e, naturalmente, una rete di reclutatori che non faceva mai mancare adolescenti. Tra queste, per esempio, anche Ghislaine Maxwell, fidanzata storica di Epstein, che comunque finora ha sempre fermamente negato ogni accusa, nonostante varie testimonianze la disegnino all’interno del quadro, non solo compiacente per quanto riguarda gusti e abitudini del fidanzato, ma addirittura “capo” (come l’ha definita il maggiordomo di casa).


Secondo gli inquirenti la Maxwell aveva addirittura messo a punto una sorta di prontuario per il reclutamento delle ragazze, che dovevano essere, oltre che belle, anche economicamente disperate, quindi più vulnerabili. Virginia Roberts Giuffre in una deposizione ammette di aver ceduto alla proposta della Maxwell quando aveva appena 16 anni: «Se piacerai, tutto comincerà a funzionare» pare abbia detto la reclutatrice alla minorenne «Viaggerai, guadagnerai bene e potrai farti un’istruzione».
Altra donna del team di Epstein era Sarah Kellen, assistente dell’imprenditore, incaricata di convocare le ragazze ogniqualvolta il capo arrivava in una città. Era leis che si preoccupava, in combutta con la Maxwell, di sitruirle su come compiacere alla perfezione Epstein.
 

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