La cuoca: «La mia cucina bipartisan per cani e padroni»

La cuoca: «La mia cucina bipartisan per cani e padroni»
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Martedì 23 Settembre 2014, 05:55

SPECIALITÀ
Se doveste incappare in una cena cattiva, magari presso un ristorante stellato (e caro), non sfogate la vostra rabbia dicendo ad amici e colleghi che quello chef è un cane, perché pare che il più fedele amico dell'uomo sia un potenziale gourmet. A volte più dei rispettivi padroni, tant'è che esistono dei cuochi che cucinano tenendo conto delle loro esigenze. In Italia c'è la giovane (di origine turca) Ipek Bozkurt che infatti non ha preso questa strada come ripiego, essendosi diplomata presso Alma – la scuola di cucina di Gualtiero Marchesi – con il massimo dei voti, ed avendo lavorato per ristoranti stellati (“Da Vittorio” a Bergamo, e “Il Rigoletto” a Reggio Emilia).
«Sono una cuoca un po' strana perché in barba al mio “pedigree ristorativo”, e nonostante abbia ricevuto diversi riconoscimenti professionali (lo chef Giancarlo Perbellini ha un giorno acclamato il mio sorbetto di amarena col liquore), ci tengo molto alla mia vita privata, e quella viene praticamente azzerata quando si fa lo chef. Io non voglio tornare a casa quando mio marito già dorme, per questo un giorno ho mollato», spiega.
NIENTE CROCCANTINI
Le alternative a quel punto erano diverse, ma quella di cucinare per i cani è stata la più naturale: «Amo tantissimo i miei tre cuccioli e non ho mai sopportato l'idea di riempirli di scatolette e croccantini industriali, così ho sempre finito per dare loro delle cose cucinate da me. In tal modo mi sono resa conto che anche i cani hanno un apparato sensoriale che consente loro di apprezzare i piatti, né più né meno degli uomini: il loro olfatto è molto più sviluppato del nostro, ma anche il gusto non scherza. Tutto dipende dal singolo cane, certo, esattamente come succede fra di noi: perché se qualcuno si limita a “buttare giù”, altri prima annusano il piatto, poi lo leccano, infine l'assaggiano senza farsi condizionare dalla parte estetica. E poi ai cani una cosa o piace o non piace, cioè o la mangiano o no, non esistono ipocrisie di sorta: danno più soddisfazione degli uomini. Ma questo non ditelo a Marchesi!», aggiunge ridendo.
«I cani hanno delle limitazioni alimentari date dal fatto che sono privi di certi enzimi e quindi non possono quasi mangiare la cioccolata, sale zucchero e farina non vanno bene, e anche coi condimenti in generale bisogna andarci piano».
TORTE DI COMPLEANNO
«Detto questo molti dei piatti che cucino per loro, o che consiglio ai clienti e indico sul mio blog (www.cookingforfido.com) sono “bipartisan”, nel senso che vanno bene anche per i loro padroni: è il caso dell'insalata di riso, dell'arrosto di spalla con purea di mele, del merluzzo in crosta di semi, dell'insalata di pasta e pollo con aneto, dell'aspic, dei fegatini alla campagnola, del soufflé di patate con pollo e piselli, e anche dei cupcake al mirtillo e alla banana. Altri piatti meno complessi sono invece fatti apposta per loro, anzi, per i cani non gourmet: gli omogeneizzati, il riso col formaggio, la coppetta di carne con yogurt e avena, il frappé di carrube».
«Cucinare per i cani può anche essere considerato un fenomeno di moda, certo, e così mi pare che sia quando vedo quelli che fanno preparare le torte di compleanno, talora organizzando delle mini feste in centri dedicati con tanto di coriandoli e stelle filanti. Mi sembra sia anche una moda quella di propinare ai cani sia la cucina vegetariana o addirittura quella vegana, anche perché nelle ricette di alcune colleghe che seguono questi “credo”, soprattutto all'estero, mettono i funghi, che per loro sono velenosissimi. A parte queste esagerazioni… perché no?», conclude Ipek Bozkurt.
Marco Lombardi
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