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La storia di Zenobia, la guerriera che volle sfidare Roma

La storia di Zenobia, la guerriera che volle sfidare Roma
di Marina Valensise
4 Minuti di Lettura
Domenica 13 Giugno 2021, 12:17

Avete ancora negli occhi le rovine di Palmira? La distruzione del Tempio di Bel per mano dell'Isis? La testa mozzata dell'archeologo Khaled al-Asaad che pagò con la sua vita l'occultamento ai terroristi delle vestigia del patrimonio siriano? Siete dei sedentari che causa Covid o guerra civile, anziché intrupparsi nel turismo low cost, viaggiano ormai solo con la fantasia? Ecco il libro che fa per voi, un romanzo storico sulla regina di Palmira tanto attendibile sul piano delle fonti, quanto fantasioso su quello della interpretazione.
La Zenobia di Federica Introna infatti resiste alla leggenda nera che ne fa l'assassina del marito e del figliastro per garantire la successione di suo figlio. Monda dall'accusa di aver fatto giustiziare il suo protetto Cassio Longino, filologo e fondatore della biblioteca di Palmira, è anche immune dalla megalomania di una guerrafondaia pronta a tradire l'alleanza con Roma, pur di emulare Alessandro Magno nella conquista dei territori a Sud, come l'Egitto e il porto di Alessandria, e Nord come il Ponto e l'Anatolia. Niente di tutto ciò.

La guerriera di questo romanzo è una regina in esilio che guarda al suo passato con indulgenza, raccontando la sua vita alla figlia adolescente. È una vinta della storia, un'anima inquieta e però sensibile alla filosofia neoplatonica, ai miti orfici e persino alla religione cristiana, tanto da trovare conforto nelle parole del vescovo di Antiochia Paolo che la consola per la morte dei suoi gemelli, Erenniano e Timolao, morti di peste prima di affrontare i Persiani a Carre e a Nisibi.
AUTOCOSCIENZA

È un'eroina così moderna nella sua ribellione da dare alla sua confessione una caratura di autocoscienza, come se fosse una femminista ante litteram, nata 1700 anni fa nella regione degli Iturei e degli Aramei, a nord ovest dell'Eufrate, e autoproclamatasi regina di Palmira, prima alleata e poi rivale dell'Impero romano. Figlia di un danaroso mercante di bestiame, nelle cui vene scorre il sangue degli sknités, i beduini del deserto, e di un'egiziana discendente dei Tolomei, e dunque di Cleopatra e forse persino di Semiramide, regina di Ninive, Zenobia è un'esperta di botanica, una patita di pergamene e un'abile amazzone. Promessa sposa di un alto dignitario romano di Palmira, quando costui viene ucciso in un assalto di predoni, Zenobia convola con un di lui parente e semisconosciuto, tale Adhinath, alias Lucio Settimio Odenato, anche lui fedelissimo di Roma nella guerra contro i Parti e già vedovo con figlio piccolo.


Inizia così per lei lo straniamento dalle tradizioni autoctone e l'integrazione ai costumi romani, con tanto di nutrice gelosa, figliastro viziato, suocero subdolo, gatto avvelenato e alienazione coniugale. Adhinath, il principe di Palmira, è un militare freddo e brutale. Incapace di tenerezze, farà di sua moglie la sua compagna di infinte battute di caccia, trasformandola in un'intrepida guerriera in con cui condividere all'uso beduinico le imprese militari. Morto lui e il figlio di primo letto, assassinati da un cugino ambizioso, Zenobia schiva la diffamazione, facendo fuori l'assassino e respingendo l'accusa di essere il mandante dell'omicidio del marito e del figliastro per assicurare la corona al suo figlio Waballath. Per mano di un fedele soldato romano Rubeo Pantera, innamorato di un'armena cristiana, riesce a trafugare la salma del marito, e a spodestare l'usurpatore, per proclamarsi poi lei stessa regina di Palmira, reggente del figlio bambino.
LA PARABOLA
Ma all'apice della gloria, inizia per lei la parabola discendente, con un gioco di specchi tra amore e potere, che la spinge per passione nelle braccia del re dei Tanukh e futuro traditore, e per orgoglio la sottrae alle profferte dell'imperatore romano Aureliano, che ne annienta le ambizioni politiche, per trascinarla a Roma in catene come trofeo di guerra.

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