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Il lungo letargo degli astronauti in viaggio verso Marte: «Così potranno essere ibernati» Le cure del freddo - di Paolo Ricci Bitti

Lunedì 23 Novembre 2020 di Paolo Ricci Bitti
Il lungo letargo degli astronauti in rotta su Marte: «Un sonno lungo 8 mesi»

Matteo Cerri, 47 anni, di Piacenza, è medico chirurgo, ricercatore in Fisiologia all’Università di Bologna, associato all’Istituto nazionale di Fisica nucleare e all’Istituto italiano di Tecnologia (cerriblog.com). Lo studio sulla rete di neuroni che innesca il letargo nei mammiferi, effettuato a Bologna, è stato pubblicato su “Scientific Reports”, rivista del gruppo Nature. I possibili sviluppi di questa ricerca vanno dalla cura dei virus e dei tumori all’esplorazione spaziale. Cerri, consulente di Agenzia spaziale italiana e Agenzia spaziale europea,  autore di “A mente fredda” (Zanichelli, 2018) e “La cura del freddo” (Einaudi, 2019), sarà fra i docenti del primo Master di II Livello (iscrizioni fino al 9 dicembre) su Spazio e tecnologie applicate che si terrà all’Università di Bologna.

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Addormentarsi appena decollati, ancora in vista della Terra che brilla di blu, e svegliarsi riposati e di buonumore otto mesi dopo guardando le sabbie rosse di Marte.

Che meraviglia un viaggio così, ma non ci sarà da sgranchirsi almeno un po'? E come ci si riprenderà dal gelo dell'ibernazione?
«Basta guardare gli animali (orsi, ghiri, scoiattoli, topi e pipistrelli) che vanno in letargo: si svegliano senza alcun problema e riprendono la vita di sempre. È un meccanismo messo perfettamente a punto dalla natura».

Ibernazione uguale a letargo?
«Ecco, chiariamo, perché in Italia si tende a immaginare l'ibernazione, che può essere considerata sinonimo di letargo, come fenomeno indotto dall'esterno con macchinari che portano il corpo a temperature sotto lo zero. Le nostre ricerche puntano invece a spingere il corpo ad andare da solo appunto in letargo riducendo via via il metabolismo e quindi i consumi».

Matteo Cerri


Non c'entrano quindi il film Il dormiglione di Woody Allen oppure quei tipi che si sono fatti congelare dopo la morte in attesa dei progressi della medicina?
«No, e nemmeno molti di quei libri o film di fantascienza in cui si racconta di uomini e donne surgelati in cabine che sono trasparenti giusto per fare notare l'avvenenza degli attori. Su chi si fa crioconservare dopo la morte, poi, non esprimo giudizi anche se faccio notare che correttamente nessuno promette ancora la resurrezione».

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Con la sua equipe ha indotto un ratto (un roditore di ragguardevoli dimensioni) a cadere in letargo anche se quella specie non ha questa strategia di sopravvivenza: questo storico risultato, salutato con grande interesse da potenze spaziali quali Usa, Russia e Giappone, è legato agli astronauti?
«Il ragionamento è semplice: con le tecnologie attuali servono 8 mesi per andare su Marte, prossima tappa dell'esplorazione spaziale, e altri 8 per tornare. E Marte è proprio dietro l'angolo se pensiamo alla stella più vicina a noi dopo il Sole, Proxima Centauri, a 4.2 anni luce. Immaginate allora le quantità di cibo, acqua, ossigeno, energia da caricare sull'astronave per tutto questo tempo. Se invece l'equipaggio è ibernato, ovvero in letargo, a una temperatura corporea che potrebbe andare dai 10 ai 20 gradi, i consumi si riducono drasticamente: avremo così molto meno peso da trasportare».

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Ma non ci sono rischi per la salute degli astronauti?
«Al contrario: a parte che quando si è in letargo, o in uno stato di torpore, non si litiga, non ci si annoia e non ci si stressa, il corpo, con il motore al minimo, non subisce quel decadimento muscolare e osseo che conoscono bene gli astronauti della stazione spaziale internazionale dove si vive in microgravità. Inoltre, in letargo in una capsula è più facile riparare il corpo dalle radiazioni cosmiche, altro grande problema per chi resterà a lungo in viaggio nello spazio»


Come si innesca il torpore in mammiferi che non andrebbero in letargo, tipo l'uomo?
«All'università di Bologna siamo riusciti a isolare per la prima volta un gruppo di neuroni dell'ipotalamo che sono attivati all'avvio del letargo. È confermata insomma l'ipotesi che il torpore è diretto dal sistema nervoso attraverso quella regione cerebrale addetta alla termoregolazione del corpo».


Ma servono farmaci?
«Al momento sì, si tratta di molecole già usate in altri campi della medicina, ma si esploreranno altri metodi legati ad esempio a campi elettromagnetici».


Nel suo intervento, fra i più seguiti alla recente maratona dell'Asi sul ruolo dei ricercatori e degli imprenditori italiani nella nuova corsa allo spazio, ha raccontato di uno scoiattolo da spedire sulla stazione internazionale in orbita.
«Sì, uno scoiattolo artico, oppure quello a 13 linee, per indurre il letargo. È una linea di ricerca che l'Agenzia spaziale europea, di cui sono consulente, ha avviato assai in anticipo rispetto ad esempio alla Nasa che solo in queste settimane ha lanciato un bando sulla materia».


Non poteva suggerirlo lei durante la sua permanenza nell'università di Portland?
«Si figuri che negli States mi occupavo di tematiche opposte: come aumentare il metabolismo del corpo per aiutare gli obesi a perdere peso. Gli studi sul letargo li ho avviati appena rientrato in Italia e mi piacerebbe proseguirli qui anche perché, come ha notato pure l'Esa, siamo in vantaggio sugli altri Paesi. Si tratta peraltro di ricerche che non richiedono investimenti enormi: basterebbe la volontà politica di sostenerle».


I viaggi spaziali magari di questi tempi non sono considerati prioritari?
«Un errore perché l'esplorazione spaziale accelera i progressi della scienza in ogni campo: lo sa che cosa fanno certe specie di pipistrelli quando sono attaccati da un virus? Vanno in letargo così che se ne arresti la proliferazione. Questo le ricorda qualche tema attuale? Il malato contagiato dal Covid con polmonite interstiziale può essere aiutato fornendogli ossigeno oppure lo si potrebbe indurre in torpore riducendone il bisogno. E pensi ai danni, fisici per muscoli e ossa, ma anche potenzialmente mentali, per chi è obbligato a restare per molti mesi a letto: magari in letargo patirebbe meno. È anche dimostrato che in questo stato si rallenta o si arresta la proliferazione di certe cellule tumorali».


Gli incubi nel sonno spariscono la mattina, che accadrà se si resta in letargo per mesi?
«Niente paura, anche l'attività corticale del cervello rallenta via via come un film proiettato a velocità decrescente fino al fermo immagine».


Tra lei e la sua compagna chi faceva addormentare prima con la favola della buonanotte la figlia che adesso ha 12 anni?
«Che domanda: di gran lunga io, sono imbattibile in questo».
 

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 11:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA