Orrore a Borgo Montello: «Abbiamo paura ma non molliamo»

Orrore a Borgo Montello: «Abbiamo paura ma non molliamo»
di Giovanni Del Giaccio
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Lunedì 1 Novembre 2021, 05:01 - Ultimo aggiornamento: 12:09

«C'era tutto sangue, aveva la testa rotta, una cosa bruttissima». La commessa del negozio etnico racconta a fatica, il marito era a quella festa ed è riuscito a fuggire restando ferito per una caduta. Lei appena saputo quello che era successo è andata sul luogo del delitto e ha visto «una cosa bruttissima, tutto rotto, sangue ovunque». L'uomo vive a poche centinaia di metri dal negozio, ha comprato casa, come la vittima è in Italia da anni, è perfettamente integrato, i figli sono nati e cresciuti qui, hanno studiato. «Io alla festa sono andato - racconta l'uomo - abbiamo iniziato alle 7, ci stavamo divertendo, poi è successo l'inverosimile». Alza la tuta e mostra il ginocchio escoriato e gonfio, è caduto da circa tre metri in un dislivello tra i campi: «Quando li ho visti ho capito subito, ho detto agli altri di fuggire». Erano circa le 22,30 e sono arrivati con alcune automobili. «Saranno stati una trentina, avevano il volto coperto ma sono connazionali, hanno parlato poco, si sono presentati sparando in aria e poi hanno cominciato a picchiare». Lui un paio d'anni fa era rimasto vittima di un'aggressione davanti a moglie e figli, gli avevano detto chiaramente che doveva lasciare la zona perché altrimenti sarebbe andata peggio: «Ho denunciato tutto, non so cosa sia successo dopo, aspetto ancora che tornino. Io non mi muovo, ma adesso abbiamo paura perché questi hanno deciso di sparare, abbiamo paura che non finisca». Erano gli stessi quelli arrivati l'altra sera? «Temo di sì, gente che vuole che si comprino le cose da loro»
È sconvolto un agricoltore di Montello che arriva nel podere: «Mi avevano invitato alla festa, venerdì ero stato qui a pulire con il trattore la zona davanti la casa e mi avevano detto di venire, ma ho preferito di no, era una cosa tra loro. C'era un indiano che vive da me però, solo che è venuto via prima che accadesse la rissa perché doveva lavorare».


LA COMUNITÀ
È un gruppo unito, quello degli indiani che la mattina si muove in bicicletta e raggiunge i campi tra Montello, Ferriere, Bainsizza e la vicina Tre Cancelli, a Nettuno. Lavorano adesso nella raccolta di kiwi, ma si occupano anche di uva e ortaggi, di condurre le poche stalle rimaste in zona. «Persone integrate - dice Paolo Bortoletto, storico esponente del comitato di quartiere - e quanto accaduto è di una gravità inaudita. C'è chi ha deciso di alzare il tiro contro persone oneste, grandi lavoratori, gente che qui è perfettamente integrata».
Fuori dal negozio ci sono alcuni indiani, nessuno ha voglia di parlare. Lo fa un tunisino: «Ero stato invitato anche io, ma sono andato quando era tutto già successo. Conoscevo la vittima, lavoriamo in agricoltura, siamo tutti fratelli. È una cosa gravissima»
Di «cosa vergnosa» parla Gurmukh Singh, il rappresentante della comunità indiana del Lazio. C'era anche lui l'altra sera e lo hanno richiamato quando era già arrivato a casa, a Borgo Hermada: «Conoscevo questo ragazzo, mi ha invitato per la festa del figlio, sono andato via prima delle 10, accompagnando altri connazionali, ma quando ho saputo sono tornato e ho visto quello che non avrei mai voluto vedere, siamo in lutto».


LA NOVITÀ
Non sono mancate, in passato, liti tra appartenenti alla comunità indiana che è particolarmente folta nella zona tra Sabaudia e Terracina. Ci sono state anche un paio di spedizioni tipo quella di sabato (ad Aprilia e al Circeo) ma finora non si era mai sparato. Invece chi è arrivato in via Monfalcone aveva una pistola, quasi certamente non detenuta in modo regolare. Si è alzata - pericolosamente - l'asticella.

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