Inchiesta Karibu-Aid, la pista dei soldi in Ruanda

Inchiesta Karibu-Aid, la pista dei soldi in Ruanda
di Rita Cammarone
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Lunedì 5 Dicembre 2022, 11:02 - Ultimo aggiornamento: 13:16

Segui i soldi, diceva Giovanni Falcone. E' quello che stanno facendo gli inquirenti della maxi inchiesta legata alla gestione dell'accoglienza dei migranti in provincia di Latina. Un fiume di denaro pubblico, transitato per i Comuni, e finiti alle coop riconducibili a Marie Therese Mukamitsindo, suocera del deputato Aboubakar Soumahoro. Si tratta di Karibu e Aid.

Il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, rispondendo nei giorni scorsi a un'interrogazione parlamentare, ha annunciato la messa in liquidazione per eccessivo indebitamento, accertato dagli ispettori ministeriali. Lo sanno bene i dipendenti che rivolgendosi a Gianfranco Cartisano del sindacato Uiltucs hanno fatto scoppiare il caso il mese scorso, quando già la Procura di Latina era al lavoro, con indagini delegate alla Guardia di Finanza.

Che fine hanno fatto i soldi? Per chi si è avvicinato al mondo della coop, già nel 2019, ha sentito riferire da alcuni dipendenti, arrabbiati perché senza stipendio, che almeno 50 milioni di euro erano finiti in Ruanda. Sembrava un banale sfogo. E, invece, la lente degli inquirenti si è soffermata proprio su una serie di bonifici che la Karibu avrebbe effettuato in favore dell'associazione di promozione sociale Jambo Africa, legalmente rappresentata da Richard Mutangana, figlio Marie Therese Mukamitsindo. Passaggi di denaro in forza di servizi prestati a Karibu. Al momento Mutangana non risulta indagato, ma la Guardia di Finanza starebbe verificando la correttezza di queste operazioni e la compatibilità degli importi con i servizi prestati. Perché poi di questa Jambo Africa, nei comuni in cui ha operato Karibu, nessuno ne avrebbe mai sentito parlare. Mentre i dipendenti della coop sapevano soltanto che il figlio della loro datrice di lavoro aveva aperto un ristorante in Ruanda mentre loro, senza stipendi, erano ridotti quasi alla fame.

Il flusso dei soldi è stata oggetto di numerosissime interrogazioni. E' il 2015, solo per citarne una, quando, a Roccagorga, i consiglieri di opposizione Francesco Scacchetti e Fabiola Pizzutelli chiedono lumi al sindaco sui trasferimenti da parte del Ministero dell'Interno e della Lazio, al Comune, l'elenco di tutte le associazioni e cooperative che collaborano con Karibu, l'elenco di tutti gli immobili utilizzati per l'accoglienza ai migranti e il numero degli stranieri affidati alla stessa coop. E sempre sui soldi si è soffermata l'attenzione dell'ex assessore comunale di Forza Italia Lubiana Restaini quando, a dicembre del 2020, si è accorta che con due determinazioni erano state liquidate due fatture alla Karibu, per un importo di circa 37mila euro, per un ricalcolo di somme relative ai progetti Sprar del 2014 e 2015, dopo che la rendicontazione dei due progetti era avvenuta da oltre cinque anni.

«Con il consigliere comunale Maurizio Fusco - aggiunge Restaini presentammo esposti alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica e al Ministero dell'Interno. Inoltre, la giunta Piccaro - conclude l'esponente di Forza Italia ha pagato alla Karibu 400.000 euro senza un contratto/convenzione poiché la convenzione 2016/2019, stipulata tra l'allora sindaco Carla Amici e la coop Karibu, non prevedeva né estensioni né proroghe né rinnovi automatici».
 

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