Vulcano Canarie, frana può causare un maxi-tsunami? Il geologo: anche l'America a rischio

Vulcano Canarie, frana può causare un maxi-tsunami? Il geologo: anche l'America a rischio
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Lunedì 1 Novembre 2021, 20:16 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 08:45

Il 19 settembre un'enorme quantità di lava è fuoriuscita da una crepa nel vulcano Cumbre Vieja a La Palma, una delle Canarie, e si è riversata lungo la montagna e attraverso i villaggi. Getti di liquido incandescente e cenere si sono riversati nelle zone circostanti distruggendo scuole, centinaia di palazzi e case. Chilometri di terra è stata bruciata prima che la lava raggiungesse il mare dieci giorni dopo.

Il vulcano non sembra volersi placare. Sta eruttando da sei settimane e di recente le emissioni di anidride solforosa (SO2) — un gas che può essere nocivo per la salute —  sono aumentate, un fatto che può provocare alterazioni negative della qualità dell'aria. Finora sono stati sommersi dalle ceneri un totale di 2.400 ettari di terreno, secondo i dati del servizio di monitoraggio satellitare dell'Unione europea.

 

La Palma, il “modello” tsunami

Come riporta un lungo articolo de Daily Express, La Palma ha una lunga storia di attività vulcanica, avendo eruttato già otto volte da quando gli spagnoli hanno iniziato a monitorarlo. Al rischio che deriva dalle eruzioni vulcaniche si aggiungono le frane, qualcosa che è comune sulle isole di nuova creazione come La Palma. La possibilità è stata spiegata durante il documentario di Naked Science, 'Landslides', durante il quale è stata spiegato il pericolo che potrebbe derivare da una potenziale frana. Le eruzioni, nel corso del tempo, hanno costruito numerose pareti di spesse ceneri e grandi colline di residui apparentemente pronti a rovesciarsi nell'oceano. 

Il geologo Bill Mcguire, professore emerito di rischi geofisici e climatici presso l'University College di Londra e uno dei principali vulcanologi britannici, ha spiegato che il fianco occidentale del vulcano è instabile e che le misurazioni GPS hanno suggerito che fino a 500 km cubi potrebbero avanzare lentamente verso il mare come un singolo blocco. Assieme ai colleghi Simon Day e Steve Ward, Mcguire ha pubblicato un modello di tsunami, simulando cosa accadrebbe se l'intero blocco scivolasse rapidamente in mare in un singolo evento. Il documento ha osservato che un crollo, nel peggiore dei casi, minaccerebbe l'intero bordo del Nord Atlantico con un grande e distruttivo tsunami. Ciò ha attirato un'enorme attenzione da parte dei media.

 

Argomentando contro la possibilità di un grande tsunami, alcuni ricercatori hanno proposto che il crollo sarebbe stato lento e/o frammentario, in modo tale che non si sarebbe generato un grande tsunami. Altri hanno suggerito che anche se ci fosse stato un crollo importante, lo tsunami sarebbe stato distruttivo solo localmente o solo all'interno dell'arcipelago delle Isole Canarie, e non sarebbe stato distruttivo a distanze oceaniche, ad esempio la costa orientale del Nord America o dell'Europa.

Mcguire spiega però che altre ricerche e osservazioni hanno evidenziato il fatto che crolli abbastanza grandi e abbastanza veloci da generare grandi tsunami non solo erano possibili, ma piuttosto comuni. I depositi di tsunami derivanti da antichi crolli vulcanici nelle Isole Canarie, Capo Verde, Hawaii e altrove, forniscono prove di onde che potrebbero essere alte centinaia di metri. Inoltre, il masso gigante e altri depositi conservati alle Bermuda e alle Bahamas sono stati interpretati come collocati da tsunami derivanti da antichi crolli nelle Isole Canarie, sostenendo che sono possibili tsunami distruttivi che attraversano l'oceano da futuri crolli.

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