Ungheria evoca l'uscita dalla Ue quando dovrà contribuire al budget europeo

Ungheria evoca l'uscita dalla Ue quando dovrà contribuire al budget europeo
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Martedì 3 Agosto 2021, 15:24 - Ultimo aggiornamento: 17:08

L'​Ungheria potrebbe uscire dalla Ue quando dovrà conttribuire al budget europeo. Nella battaglia a distanza tra Budapest e Bruxelles, l'Ungheria ora evoca anche la possibilità di riconsiderare la sua adesione all'Ue. Ne ha parlato il ministro delle Finanze, Mihaly Varga, alla tv ungherese Atv.

Ungheria, ipotesi uscita dalla Ue

«La questione - ha dichiarato Varga - potrebbe assumere una nuova prospettiva nel momento in cui prevediamo di diventare contributori netti dell'Unione», stimato entro il 2030, rientrando così tra i Paesi che versano al bilancio Ue più soldi di quanti ne ricevano. Un'ipotesi ancor più plausibile «se gli attacchi di Bruxelles proseguiranno su scelte di valori», ha detto il ministro.

L'intervista

All'intervistatrice che gli ha chiesto come voterebbe se ci fosse un referendum ora sull'adesione all'Ue, Varga ha risposto, secondo lo sbobinato dell'intervista pubblicato ieri sul sito dell'emittente, in ungherese (tradotto in inglese con Google Translate): «Se ci fosse un quesito del genere ora, nel 2021, sarei tra coloro che votano sì. Ma entro la fine del decennio, quando calcoliamo che saremo già contributori netti dell'Ue, la questione potrebbe avere un'altra prospettiva. Specialmente se gli attacchi a Bruxelles continuano, a causa di scelte sui valori. Torniamoci sopra tra qualche anno».

L'Ungheria ha presentato un piano di ripresa e di resilienza che non è stato ancora approvato dalla Commissione, al pari di quello della Polonia. Il piano del governo di Budapest, che avrebbe dovuto essere approvato entro il 12 luglio, verrà esaminato entro fine settembre: il problema, secondo quanto ha spiegato la Commissione, sono le insufficienti tutele della spesa prevista dalla corruzione, assai diffusa in Ungheria.

La Commissione ha annunciato la decisione di prolungare l'esame del piano dopo l'approvazione da parte del Parlamento ungherese di leggi che inibiscono l'accesso ai minori a qualsiasi contenuto che faccia cenno a tematiche Lgbt. Contro questa legge, che Ursula von der Leyen ha definito una «vergogna», la Commissione ha lanciato una procedura d'infrazione. Anche se formalmente il Pnrr e la legge sui contenuti Lgbt sono due tematiche separate e i portavoce della Commissione non si stancano di ripetere che trattasi di questioni indipendenti l'una dall'altra, di certo la mossa di Budapest non ha migliorato il clima a Bruxelles nei confronti del governo di Viktor Orban. Tanto più che la Commissione ha il fiato del Parlamento Europeo sul collo sulla questione della tutela del bilancio Ue dalle violazioni dello Stato di diritto: l'Aula ha già minacciato di trascinare l'esecutivo Ue in Corte di Giustizia, se non darà immediata attuazione al regolamento che tutela il bilancio comunitario dalle violazioni dello Stato di diritto.

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