Gay Pride, a migliaia per le strade di Budapest: slogan contro Orban. C'è anche delegazione italiana

Gay Pride, a migliaia per le strade di Budapest: slogan contro Orban. C'è anche delegazione italiana
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Sabato 24 Luglio 2021, 17:41 - Ultimo aggiornamento: 18:55

Gay Pride a Budapest: migliaia le persone, non solo ungheresi, nel corteo iniziato a piazza Madach, costellata da ombrellini parasole arcobaleno, enormi cuori di cartone e bandiere.

Gay Pride, slogan contro Orban

La partenza del corteo è stata accompagnata dalle note di 'Don't stop me now' dei Queen. L'evento, che chiude il mese dell'orgoglio gay in Ungheria, sarà una manifestazione di «celebrazione ma anche protesta» contro le politiche omofobe del governo di Viktor Orban, fanno sapere gli organizzatori.

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Forte la protesta contro l'escalation omofoba del governo di Viktor Orban che a inizio mese ha introdotto una legge che vieta il tema dell'omosessualità nelle scuole. Trentamila persone, ottomila in più rispetto a due anni fa, che hanno celebrato i diritti Lgbtq e protestato in modo pacifico tra musica, balli, bandiere, ventagli e ombrellini arcobaleno per difendersi da un insolito caldo.

All'evento anche una delegazione di politici italiani, tra cui Brando Benifei e Alessandro Zan del Pd, Vladimir Luxuria ed esponenti di Più Europa che hanno sfilato assieme al sindaco della capitale, Gergely Karácsony, esponente di punta dell'opposizione.

«Quella legge è un oltraggio. Viviamo nel ventunesimo secolo e cose del genere non dovrebbero accadere. Non siamo più in epoca comunista, siamo in Ue e tutti dovrebbero poter vivere liberamente», ha detto Istvan, 27 anni, che ha partecipato alla marcia nel centro di Budapest con il suo ragazzo. La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro il governo di Orban definendo la legge discriminatoria e contraria ai valori europei della tolleranza e delle libertà individuali. Il premier nazionalista ha risposto annunciando un referendum sul controverso provvedimento «per fermare Bruxelles come avvenne cinque anni fa sulla questione dei migranti». Il leader di Fidesz già guarda alle elezioni del 2022 e con questo nuovo braccio di ferro con l'Europa vuole dimostrare che la sua presa sul Paese è ancora solida, così da raccogliere i consensi che gli garantirono la vittoria allo scorso voto. Eppure, secondo un sondaggio Ipsos del mese scorso, il 46% degli ungheresi è favorevole alle nozze gay. E secondo una ricerca del think-tank Globsec il 55% non è d'accordo con la «demonizzazione della comunità». «Invece di proteggere le minoranze, il governo sta usando le leggi per emarginare gli Lgbtq nel proprio Paese», hanno denunciato gli organizzatori. Il Gay Pride ha mostrato «ai politici assetati di potere» che la comunità non si farà «intimidire».

Di solito molto attivo sul suo account Facebook, Orban è rimasto in silenzio per tutta la giornata a parte un post sulla medaglia d'oro ottenuta da Aron Szilagyi nella sciabola ai Giochi di Tokyo. «Siamo qui a Budapest per dimostrare che le persone Lgbt ungheresi non sono sole di fronte all'attacco da parte del governo di Orban», ha detto nel corso di una diretta Facebook Yuri Guaiana, membro della direzione di Più Europa.

«In Ungheria - ha commentato Benedetto Della Vedova, segretario di Più Europa e sottosegretario agli Esteri - si gioca la partita dello stato di diritto, della democrazia, della libertà e dei diritti in tutta l'Unione europea. I Paesi che hanno scelto di stare in Ue hanno sottoscritto il trattato di Lisbona che contiene la carta dei diritti fondamentali di Nizza. E quindi i Paesi membri hanno un obbligo: non si può rimanere in Europa se si hanno leggi che violano palesemente i diritti di libertà fondamentali, come è il caso dei diritti delle persone Lgbt, che invece sono colpiti e violati in Ungheria». Quaranta tra ambasciate e istituzioni culturali presenti in Ungheria hanno pubblicato un comunicato di sostegno al Budapest Pride.

«Incoraggiamo iniziative in ogni Paese per garantire l'uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere», si legge nella nota firmata tra gli altri dalle ambasciate italiana, britannica, tedesca e americana.

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