Ucraina, no degli Stati Uniti alle richieste del Cremlino: «La difenderemo»

Si tenta il dialogo per un "cessate il fuoco"

Ucraina, no degli Stati Uniti alle richieste del Cremlino: «La difenderemo»
di Francesca Pierantozzi
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Giovedì 27 Gennaio 2022, 08:38

Dagli Stati Uniti il niet a Mosca è arrivato per scritto, come previsto: in un documento consegnato ieri dall'ambasciatore americano al ministero degli Esteri si respinge al mittente la richiesta di escludere che l'Ucraina possa aderire alla Nato. Era la condizione posta da Mosca per mantenere in pace il fronte orientale. «Abbiamo chiaramente fatto sapere che siamo determinati a mantenere e difendere l'integrità territoriale dell'Ucraina e il diritto degli Stati ad autodeterminare i propri dispositivi di sicurezza e le proprie alleanze, ha spiegato il segretario di stato americano Antony Blinken.

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In compenso, gli americani e i loro 29 alleati nel Patto Atlantico offrono a Mosca «la possibilità di misure di trasparenza reciproche per quanto riguarda le nostre posizioni militari e anche misure per migliorare la fiducia nell'ambito delle esercitazioni militari e le manovre in Europa». Insomma, secondo Washington, è stata aperta «una via diplomatica seria» e Blinken si è anche detto pronto a discutere col collega russo Serghiei Lavrov già «nei prossimi giorni».
IL PORTAVOCE
Resta da vedere se a Mosca la pensano nello stesso modo. Ieri il ministero degli Esteri russo ha accusato ricevuta della missiva. Poco prima Lavrov aveva fatto sapere che «se l'Occidente prosegue sulla sua strada bellicista, noi siamo pronti» denunciando «una frenesia militarista» e facendo notare che «noi non abbiamo mai attaccato nessuno, siamo sempre stati noi a essere attaccati, e quelli che l'hanno fatto non se la sono cavata».

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Anche il portavoce del Cremlino si è fatto sentire, per rispondere a Biden, che ieri ha minacciato anche «sanzioni personali» contro Putin: «tali sanzioni non sarebbero politicamente dolorose (per Putin) ha detto Dmitry Peskov ma sarebbero disastrose per le relazioni tra Mosca e l'Occidente». Un funzionario del parlamento russo vicino a Putin, Andrei Turchak ha da parte sua dichiarato in tv che «la Russia deve assolutamente fornire l'assistenza necessaria» ai separatisti ucraini «delle repubbliche di Lugansk e Donetsk, fornendo armi per rafforzare le loro capacità difensive». In bilico tra offerte di dialogo, mani tese e invasioni imminenti, anche le parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg: «Le proposte scritte dai trenta alleati della Nato consegnate alla Russia coprono un ampio ventaglio di questioni diverse. Noi tendiamo di nuovo la mano alla Russia per cercare una strada di dialogo ma siamo anche pronti al peggio». Peggio (ovvero attacco militare sul fronte orientale, e più precisamente nella regione del Donbass in Ucraina, dove sono ammassate le truppe russe e i separatisti filo-russi) che potrebbe accadere nei prossimi giorni, massimo «entro la metà di febbraio» secondo il Dipartimento di Stato americano. Stoltenberg ha d'altra parte tenuto a far sapere che «le tensioni stanno aumentando, la Russia continua il suo rafforzamento militare, vediamo più truppe, non solo al confine con l'Ucraina, ma anche in Bielorussia. Questo avviene sotto la copertura delle esercitazioni, non c'è trasparenza su questi schieramenti».

 


I CONSIGLIERI
Tra Washington e Mosca, è a Parigi che ieri si è tentato di ridare ossigeno alla pista diplomatica, facendo rinascere il format Normandia composto da Francia, Germania, Russia e Ucraina. Per quasi dieci ore si sono seduti allo stesso tavolo i consiglieri diplomatici del presidente Macron e del cancelliere Scholz, con il vicepremier russo Kozak e il segretario della presidenza ucraina Yermak. Risultato: un richiamo al protocollo di Minsk che nel 2014 stabiliva il cessate il fuoco al confine orientale dell'ucraina. Russi e ucraini si sono accordati sul «rispetto incondizionato del cessate il fuoco» si legge in un breve comunicato rilasciato alla fine della riunione. I quattro si sono dati di nuovo appuntamento a Berlino, tra due settimane. Secondo fonti russe a Parigi, le discussioni «non sono state facili».
 

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