ELEZIONI USA 2020

Trump, via libera alla transizione dei poteri a Biden. La squadra del nuovo presidente. Chi sono

Lunedì 23 Novembre 2020
Trump, via libera alla transizione dei poteri presidenziali. E Biden sente Von der Leyen: «Ue forte è interesse Usa»

Donald Trump ha annunciato su Twitter che ha dato disco verde per la transizione dei poteri. «Nel miglior interesse del nostro Paese sto raccomandando che Emily (Murhpy, responsabile della General Services Administration, ndr) e il suo team facciano ciò che è necessario fare in riferimento ai protocolli iniziali e ho detto al mio team di fare lo stesso». E Joe Biden chiama Ursula Von der Leyen: «Ue forte è interesse Usa».

 

 

 

 

Primo riconoscimento

 

A quasi tre settimane dalle elezioni, la responsabile della General Services Administration (Gsa) Emily Murphy ha riconosciuto formalmente Joe Biden come l'apparente vincitore delle presidenziali, spianando la strada al processo di transizione dei poteri che Donald Trump teneva bloccato con i suoi ricorsi contro presunti brogli elettorali. È il primo riconoscimento dell'amministrazione Usa della sconfitta di Trump, con quest'ultimo costretto a dare disco verde all'inizio della transizione, pur evocando minacce contro la Murphy e la volontà di proseguire la sua battaglia legale. La Gsa ha informato il team di Joe Biden che ora può contare sui fondi e le risorse federali previsti e che i suoi consiglieri possono cominciare a coordinarsi con quelli del presidente uscente.

La mossa è arrivata dopo che la commissione elettorale del Michigan ha certificato l'esito elettorale contestato da Trump, e il crescente numero di parlamentari repubblicani che denunciava il ritardo nel trasferimento pacifico dei poteri. Un ritardo, accusavano Biden e il suo staff, che minacciava la sicurezza nazionale e la capacità della nuova amministrazione di pianificare efficacemente la lotta alla pandemia. Il presidente eletto era tagliato fuori anche dal briefing dell'intelligence. Trump ha dovuto arrendersi di fronte alla decisione della Murphy, ringraziandola su Twitter per la sua «salda dedizione e lealtà al nostro Paese» ma denunciando che è stata «tormentata, minacciata e maltrattata». «E io non voglio vedere che questo accada a lei, alla sua famiglia o ai dipendenti della Gsa», ha scritto, assicurando che «il nostro caso continua fortemente, proseguiremo la battaglia e credo che vinceremo». «Tuttavia, nel miglior interesse del nostro Paese, sto raccomandando che Emily e il suo team facciano ciò che è necessario fare in riferimento ai protocolli iniziali e ho detto al mio team di fare lo stesso». Nella sua lettera, la responsabile dell'agenzia governativa sostiene di non aver «mai subito pressioni direttamente o indirettamente da alcun dirigente della branca esecutiva, compresi quelli che lavorano alla Casa Bianca o alla Gsa». E giustifica il ritardo della sua decisione affermando che non voleva anticipare il processo costituzionale del conteggio dei voti e scegliere un presidente.

 

La nuova squadra

Addio America first e dilettanti premiati solo per la loro lealtà personale: si torna al multilateralismo con un'amministrazione fondata sull'esperienza e la diversità, e soprattutto a un' America che vuole riprendersi «il posto a capo tavola» nel mondo. Joe Biden comincia a disegnare la sua squadra di governo invertendo la rotta della politica isolazionista americana mentre Donald Trump tenta ancora disperatamente di rovesciare l'esito delle presidenziali bloccando la certificazione dei voti in Michigan e Pennsylvania, tra imbarazzanti rovesci legali e crescenti appelli - anche nel suo partito - ad avviare la transizione. I primi nomi della futura amministrazione annunciati da Biden sono quelli di fidati veterani dell'era Obama e riguardano settori chiave come la politica estera, la sicurezza, il clima.

Tra questi spiccano Anthony Blinken come segretario di Stato, Jake Sullivan alla Sicurezza nazionale, Linda Thomas-Greenfield ambasciatrice all'Onu, l'ex capo della diplomazia John Kerry come consigliere speciale presidenziale per il clima, primo dirigente preposto al settore a sedere anche nel National security council.

Tra le novità che fanno la storia Avril Haines, ex vice direttrice della Cia ed ex vice consigliera per la Sicurezza nazionale: sarà la prima donna a guidare la National Intelligence, l'agenzia che coordina tutti gli 007, un passo in più di Gina Haspel, che era stata elevata da Trump a capo della Cia.

La diversità si incarna anche nel cubano-americano Alejandro Mayorkas, che sarà il primo ispanico e il primo immigrato a dirigere la Homeland security, il ministero dell'Interno, di cui era stato vice segretario.

Anche Janet Yellen è pronta ad entrare nuovamente nella storia: dopo essere stata la prima donna presidente della Fed, si appresta a divenire la prima alla guida del Tesoro americano nei suoi 231 anni di storia, secondo i media Usa. Una scelta sollecitata dall'ala più radicale del partito per la sua sensibilità all'ambiente e soprattutto al mercato del lavoro, in un momento in cui la pandemia richiede azioni incisive contro la disoccupazione.

«Non abbiamo tempo da perdere quando si tratta della nostra sicurezza nazionale e della nostra politica estera. Ho bisogno di un team pronto sin dal primo giorno ad aiutarmi a reclamare il posto dell'America a capo tavola, radunare il mondo per essere all'altezza delle grandissime sfide che abbiamo davanti e far avanzare la sicurezza, la prosperità e i valori. Questo è il punto cruciale di tale team», ha commentato Biden, sottolineando che si tratta di persone «esperte» ma anche «innovative» perché «non possiamo affrontare le profonde sfide attuali con il vecchio modo di pensare e abitudini immutate».

 

Chi sono

Blinken, 58 anni, figlio di un ambasciatore Usa in Ungheria, cresciuto tra Parigi e New York, con studi ad Harvard e Columbia, è stato il numero due del consiglio di Sicurezza nazionale e poi del dipartimento di Stato sotto Obama. Prima di iniziare la sua carriera diplomatica al desk per l'Europa e come speechwriter di politica estera per Bill Clinton, sognava di fare il giornalista o il produttore cinematografico. Delle passioni giovanili è sopravvissuta la band che porta il suo nome, dove canta e suona la chitarra elettrica. Per quasi 20 anni è stato il braccio destro di Biden, come consigliere quando era nella commissione esteri del Senato e poi come consigliere per la sicurezza nazionale quando era vicepresidente. Aperto detrattore dell'America first, ci si attende che ripristini la fiducia con gli alleati, a partire da quelli europei, e rientri negli accordi e nelle istituzioni boicottate da Trump: l'accordo di Parigi sul clima, quello sul nucleare iraniano, l'Organizzazione mondiale della Sanità.

Con i suoi 43 anni, Sullivan sarà invece il più giovane consigliere per la Sicurezza nazionale dai tempi dell'amministrazione Eisenhower, carica che ha ricoperto anche a fianco dell'allora vicepresidente Biden. Sotto Obama giocò un ruolo chiave nei negoziati sul nucleare iraniano.

Linda Thomas-Greenfield, diplomatica afro-americana con 35 anni di servizio in quattro continenti rimasta vittima delle purghe di Trump, servirà come rappresentante Usa alle Nazioni Unite con quello status di ministro, e un posto al consiglio di sicurezza nazionale, che The Donald aveva cancellato. Un altro usato sicuro è John Kerry, rimasto sempre a fianco del vecchio amico Joe nella campagna elettorale: la decisione di nominarlo zar del clima e di farlo entrare anche nel National Security Council testimonia come il presidente eletto consideri il climate change un'urgente questione di sicurezza nazionale.

 

 

 

 

La telefonata di Biden

 

«Un'Unione europea forte è interesse degli Stati Uniti»: lo ha detto Joe Biden nelle telefonata con la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, alla quale ha ribadito «l'impegno ad approfondire e rivitalizzare la relazione Usa-Ue». Impegno ribadito nel colloquio col presidente del consiglio europeo Charles Michel. Lo riferisce lo staff di Biden. Il presidente eletto ha indicato tra le priorità della cooperazione la pandemia, la ripresa economica, il clima. In agenda anche Iran, Bielorussia, Ucraina e Balcani occidentali.

 

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Covid Italia, il bollettino di oggi 23 novembre 2020: 22.930 nuovi casi e 630 morti. Calano attualmente positivi e terapie intensive

Sono 22.930 i nuovi contagi da Covid in Italia secondo l'ultimo bollettino del ministero della Salute. I morti sono 630. A 11 mesi dall'inizio dell'emergenza, l'Italia supera quindi la soglia delle 50mila vittime per Covid. Secondo i dati del ministero della Salute il numero dei morti è arrivato a 50.453, con un incremento rispetto a ieri di 630.


 

 

 

Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA