Tempest, il caccia invisibile di sesta generazione, la scheda: armi a raggi laser, missili ipersonici e modalità drone

Leonardo colloborerà con British Aeropsace Systems e Mitsubishi

Tempest, il caccia di sesta generazione, la scheda
di Paolo Ricci Bitti
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 10:50 - Ultimo aggiornamento: 11:42

Tempest, per ora esiste solo un simulacro di plastica (mock up) esposto ormai quattro anni fa al Farnborough Airshow, ma già allora ai piloti di Royal Air Force, Aeronautica militare italiana e Kōkū Jieitai (la forza di autodifesa giapponese) scintillavano gli occhi anche se bisognerà attendere fino al 2035 per vedere in linea il caccia di sesta generazione che sostituirà gli Eurofighter Typhoon e, per il Giappone, gli F-16 e gli F-15, affiancando gli F-35.

Invisibile, ma abbattibile: il clamoroso caso del 1999 in Serbia

La linea, molto pulita, è quella classica degli aerei stealth, ovvero aerei a bassa visibilità da parte dei radar, il che non garantisce di sfuggire ai missili della contraerea come dimostrò nel 1999 il clamoroso caso dell'abbattimento da parte dell'esercito serbo di un bombadiere americano appunto stealth F-117 Nighthawk che era divenuto celebre durante la guerra nel golfo del 1991 guadagnandosi una forte fama di "invisibilità". Una fama mandata in frantumi da un sistema di radar e di missili russi degli anni 60, oltre che da una riconosciuta dose di fortuna, che permise ai serbi di buttare giù, e di notte, il brunito bombardiere sconvolgendo il Pentagono:  le foto arrivate dal villaggio di Budanovci, con i serbi che ballavano sulle ali dell’aereo abbattuto fecero il giro del mondo insieme ai cartelli mostrati sui rottami: "Scusate, non sapevamo che fosse invisibile”. Il tenente colonnello dell'Usaf, Darrell Patrick "Dale" Zelko, veterano del Golfo che era decollato da Aviano il 27 marzo 1999 e che aveva già sganciato due bombe sugli obbiettivi pianificati, riuscì ad eiettarsi e fu "estratto" poche ore dopo da un commando in elicottero partito da Tuzla (Bosnia).

A ogni modo il Tempest propone di nuovo un "attacco" della fusioliera che ricorda il Blackbird trisonico e che è propria di quasi tutti caccia di 5a e 6a generazione. E poi ali a delta, stabilizzatori verticali che puntano al'esterno e due motori totalmente incassati (ugelli compresi) nel corpo del velivo per dare meno riferimenti alle ricerche a infrarossi: sarà dotato anche di armi a raggi laser che dovono ancora essere potenziate e potrà naturalmnete lanciare missili ipersonici. Sarà possibile pilotarlo anche da remoto come un drone, una tendenza sempre più diffusa, anche perché la complessità crescente dell'avionica mette sempre più alla prova il pilota e l'eventuale "navigatore"  pure dotati di caschi iperdigitali da guerre stellari che costano, oggi, più di un milione di euro ciascuno. L'uso dell'intelligenza artificiale sarà sempre più necessario.

La scheda

Secondo le prime indicazioni, in attesa che il progetto avanzi, si può ipotizzare una velocità di punta di 2.500 chilometri orari, una tengenza di 16mila metri e un'autonomia di 3.200 chilometri. La lunghezza sarà attorno ai 19 metri, l'apertura alare fra i 13 e i 14 metri, con un  peso a pieno carico al decollo di 25 tonnellate.

Come già l'F35, il Tempest sarà anche un hub per valanghe di informazioni digitali che raccoglierà e trasmetterà da solo da aggiungere a quelle che saranno inviate dai sistemi di terra e dalle reti satellitari. Guerra tradizionale e guerra elettronica di pari passo sempre puntando a non farsi intercettare. 

Leonardo sarà chiamata a collaborare con la British Aerospace Systems, con la quale vanta decennali rapporti di partnership, e con la Mitsubishi. Per il gruppo italiano, rispetto allo scenario relativo all'F-35, si tratta di una partecipazione in prima linea, paritaria con inglesi e giapponesi, che riporta agli accordi per Euroghter e Tornado.

Con riferimento all’origine del programma, nella nota tecnica allegata alla schema di decreto in esame, si fa presente che nel dicembre 2020 l’Italia, il Regno Unito e la Svezia, al fine di ridurre il gap tecnologico che contraddistingue le singole realtà europee rispetto ai leader mondiali nel settore aerospaziale, hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding per la cooperazione in un nuovo sistema aereo da combattimento (Future Combat Air System Cooperation MoU) .

I primi accordi per il Tempest risalgono a due anni fa, quando l'allora ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, firmò un memorandum insieme al segretario di Stato per la Difesa del Regno Unito, Ben Wallace, e dal ministro della Difesa svedese Peter Hultkvist. Poi l'inclusione del Giappone che vuole allargare il proprio comparto aeronatico rispetto al tradizionale rapporto con gli Usa. È questione anche di allargare i mercati per i propri armamenti. 

Per adesso gli accordi, che prevedono un "cammino" di almeno 30 anni, comportano per l'Italia l'impiego di 6 miliardi, ma è solo l'inizio. Il programma Eurofighter, per dare un'idea, secondo la Corte dei Conti costa all'Italia 19,7 miliardi ed è relativo alla messa in linea di 96 velivoli. Il numero di Tempest da produrre effettivamente con la coccarda rossobiancoverde potrebbe essere pari o inferiore. 

Al momento gli stabilmenti principali coinvolti nel programma F-35 per Leonardo sono a Cameri, Foggia, Nola, Venegono Superiore e Torino-Caselle. Una novantina le aziende dell'indotto.

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