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«Non mi estradate negli Usa, Trump è razzista». Il dr Wagner, narcos socio di El Chapo, vuole stare a Regina Coeli

In basso a destra Ramon Cristobal Santoyo, 43 anni, il narcos del cartello di Sinaloa conosciuto come il dottor Wagner
di Giuseppe Scarpa
3 Minuti di Lettura
Domenica 22 Marzo 2020, 11:26 - Ultimo aggiornamento: 17:38

Estradate il dottor Wagner negli Usa. I giudici italiani hanno deciso di spedire negli Stati Uniti uno dei più potenti membri del cartello di Sinaloa, la multinazionale messicana dello spaccio guidata da El Chapo, da gennaio 2017 detenuto negli Usa. Ma Ramon Cristobal Santoyo, 43 anni, si oppone strenuamente e si gioca la carta disperata della Cassazione sostenendo che «il presidente Trump fomenta il razzismo con i messicani».


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Grande ufficiale del crimine, narcotrafficante, ingegnere civile, riciclatore di denaro sporco, il 43enne è stato arrestato il 20 agosto 2019 all'aeroporto di Fiumicino. Adesso, dopo sette mesi di detenzione nel nostro Paese, a breve dovrà volare negli States. Tuttavia Santoyo, assistito dal suo avvocato Alessandro Sforza, vuole giocarsi l'ultima cartuccia che il nostro sistema giudiziario gli offre, nella speranza di rimanere a Regina Coeli. Carcere che è di certo un incubo per un qualsiasi detenuto italiano ma è un "alloggio" ben più gradito per un narcos messicano rispetto alle temutissime prigioni Usa. Come esempio, per l'ingegnere 43enne, è sufficiente osservare la fine fatta dal suo ex "datore di lavoro", El Chapo, il grande boss è rinchiuso nel Supermax, la prigione di massima sicurezza nel Colorado.

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Inoltre il dottor Wagner, tra i carcerati nostrani, gode di un certo prestigio. D'altro canto se si fa parte dell’élite del crimine, il cartello di Sinaloa, il rispetto della malavita a qualsiasi latitudine è garantito. Accade, perciò, che i detenuti di Regina Coeli, quando lo incrociano, abbassino lo sguardo in segno di riverenza. Ma è comunque difficile che i giudici della Suprema Corte diano adito alla richiesta di Santoyo. Nel frattempo i magistrati dell'United States District Court for the Southern District of California, tribunale che lo dovrà giudicare, attendono di vedere seduto di fronte a loro il prestigioso imputato. Il dottor Wagner è accusato di aver inondato, dal 2005 al 2016, di cocaina e metanfetamine proprio la California e di aver riportato in Patria i milioni di dollari incassati.

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La biografia criminale dell'ingegnere 43enne è riportata negli stessi atti inviati dagli Stati Uniti ai giudici italiani per convincerli della pericolosità del personaggio. Perciò si scopre che Santoyo, 5 anni fa, ha rischiato di essere giustiziato dallo stesso cartello per cui lavorava. D’altro canto aveva fatto perdere alla multinazionale 11 milioni di dollari. Lui, che aveva il compito di corrompere le guardie al confine e garantire il passaggio dei dollari sporchi, aveva clamorosamente fallito.

 


La polizia messicana, il 12 luglio 2015, intercettò il camion con i soldi in contanti, 25 scatole di munizioni Remington e 20 scatole di munizioni Winchester. Tuttavia Santoyo in un’intercettazione telefonica con il suo braccio destro, Gonzalez Ibarra, un ex ufficiale della polizia messicana passato dalla parte dei cattivi, riferisce di essere stato graziato e ristabilito nel suo incarico. E quindi di nuovo investito del ruolo di regista per la spedizione dell’ennesima partita di droga da inviare negli Usa. Damaso Lopez Serrano (figlio del numero due del cartello di Sinaloa) «sapeva già che mi avrebbero ucciso», racconta un sollevato Santoyo a Ibarra. Il dottor Wagner spiega di essere stato perdonato, poi riferisce quelli che saranno i guadagni per il nuovo lavoro: «È molto buono compadre, faremo 700mila dollari al mese».

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