Eitan, il nonno rapitore Peleg denuncia la zia paterna a Tel Aviv: «Non ci ha riconsegnato il nipote» Ecco perché

La donna chiede che le autorità israeliane sorveglino Peleg che in Italia è indagato per sottrazione di minore

Eitan, il nonno rapitore denuncia la zia paterna a Tel Aviv: «Non ci ha riconsegnato il nipote» Ecco perché
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Martedì 26 Ottobre 2021, 18:13 - Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 15:27

Eitan, il nonno rapitore adesso accusa di "sequestro" la zia paterna del piccolo di 6 anni, unico superstite della tragedia della funivia del Mottarone il 23 maggio scorso.  

Come prevedibile, la sentenza di ieri del Tribunale di Tel Aviv ha innescato reazioni in entrambi i rami della famiglia che si contendono il bimbo. Da una parte Aya Biran, la zia paterna che si attiene fin dall'inizio alle sentenze dei giudici italiani che le hanno affidato il nipote, dall'altra i nonni materni, fra i quali Shmuel Peleg, che ormai due mesi fa ha violato la legge italiana e la convenzione dell'Aya rapendo il nipote in Italia con inganni e strategie degno di una vicenda di spionaggio. Rapimento per il quale è indagato in Italia.

In attesa della sentenza di ieri a Tel Aviv il bambino passava metà settimana con la zia paterna, giunta nel frattempo in Israela, e metà settimana con i nonni materni. Ieri la decisione dei giudici israeliani che hanno dato ragione alla zia paterna riconoscendo che il bambino era stato portato illegalemente fuori dall'Italia e che avrebbe dovuto farvi rientro in attesa che la magistratura italiana si esprimesse definitivamente sull'affido. Scontato il ricorso che Peleg e familiari presenteranno per ostacolare questa decisione.

Poi il colpo di scena: Peleg ha oggi denunciato Aya Biran perché la zia non avrebbe riconsegnato il nipote ai nonni materni dopo averlo tenuto per metà della settimana. Secondo Peleg, il rapitore del bambino, questa mossa conferma tutti i giudizi negativi espressi dai nonni materni nei confronti del ramo della famiglia che vive in Italia.

Ma perché la zia Aya non ha riconsegnato il bambino che dovrebbe comunque rientrare in Italia con lei se, come probabile perché i fatti sono quelli che sono, il tribunale israeliano le darà ragione anche nel giudizio di secondo grado. Dichiarazioni ufficiali non ci sono, ma pare la zia tema che Peleg e familiari, ora sconfitti in tribunale, tramino di nuovo qualche mossa illegale per trattenere il bambino in Israele. Un timore fondato effettivamente sul precedente del rapimento messo in atto da Peleg in Italia. La donna sarebbe disponibile a riconsegnare temporaneamente il bambino se le saranno garantiti criteri di sicurezza, ovvero che nonno Peleg e famiglia siano tenuti sotto stretto controllo da parte delle autorità israeliane. Una richiesta comprensibile. 

Ora bisogna vedere che cosa accadrà. Nel frattempo i legali del rapitore si sono appunto rivolti al Tribunale di Tel Aviv denunciando che Aya Biran, zia paterna non  ha restituito ieri sera il bambino contravvenendo agli accordi sull'alternanza della routine del minore. Lo ha annunciato il portavoce della famiglia Gadi Solomon. I Peleg si sono rivolti alla Corte «nella speranza che questa volta si comprenda la misura in cui la decisione di ieri sia subito diventata un'arma micidiale nelle mani di Aya Biran». 

Nella udienza preliminare dello scorso settembre, era stata raggiunta - con la spinta della giudice Iris Ilotovich Segal - «una intesa temporanea» tra le famiglie che prevedeva una permanenza alterna del bambino di 3 giorni tra Aya Biran e il nonno Shmuel Peleg.

Dopo la sentenza di ieri - ha spiegato il portavoce di Peleg - «Aya Biran Nirko avrebbe dovuto consegnare Eitan alla casa di suo nonno Shmuel, così come era stato concordato fra parti e convalidato dal Tribunale». «La sua decisione di impedire alla famiglia Peleg di vedere il nipote Eitan - ha continuato - è la dimostrazione totale di tutto quanto su cui la famiglia Peleg metteva in guardia e temeva».

Sempre secondo la denuncia di Solomon, Aya Biran Nirko «considera la sentenza del Tribunale come una convalida ufficiale che può impedire alla famiglia di sua madre, la famiglia Peleg, di essere parte della sua vita». «Mentre da un lato sventola convenzioni e leggi, Aya - ha sottolineato - calpesta brutalmente l'accordo da lei firmato, ed impedisce alla famiglia Peleg di trascorrere 'momenti di grazià col loro amato nipote». «Chi aveva bisogna di una prova di cosa potrebbe accadere in futuro a partire da oggi, l'ha ricevuta ora - ha concluso - con tutta la sua dolorosa potenza».

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