Eitan, la nonna: «Italia responsabile della morte di mio padre, mia figlia e mio nipote. Non possono prendere anche lui»

Lo sfogo della nonna di Eitan fuori dall'aula del tribunale della famiglia di Tel Aviv

Eitan, la nonna: «Italia responsabile della morte di mio padre, mia figlia e mio nipote. Non possono prendere anche lui»
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Venerdì 8 Ottobre 2021, 16:51 - Ultimo aggiornamento: 20:30

«L'Italia ha ucciso mio padre, mia figlia e mio nipote. Non possono prendere anche Eitan. Cosa mi è rimasto, capite?». Esther Cohen Peleg, nonna materna del bambino, ha lanciato il suo atto d'accusa al termine dell'udienza a porte chiuse di oggi che ha segnato al Tribunale della Famiglia di Tel Aviv la ripresa del dibattimento - in programma anche domani sera e domenica mattina - sulla vicenda del piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone.

Lo sfogo della nonna di Eitan

Un'udienza alla quale Esther Cohen Peleg - presentatasi a sorpresa nel pomeriggio in Tribunale - non è stata ammessa dalla giudice Iris Ilotovich Segal e che per questo ha innescato le sue rimostranze. In aula erano presenti invece Aya Biran Nirko, la zia paterna affidataria della tutela di Eitan che si è rivolta al Tribunale di Tel Aviv per riavere il bambino in base alla Convenzione dell'Aja, e Shmuel Peleg, nonno materno, ex marito di Esther, che ha portato il piccolo in Israele dall'Italia dove è indagato per sequestro di persona.

La sessione - come ha spiegato il portavoce di Aya Biran Itay Ha Or - «non riguarda la questione del bene del bambino, né il suo affidamento, nè quant'altro». L'udienza, ha aggiunto, «sarà centrata solo sulla questione della restituzione del bambino rapito, sulla base della convenzione dell'Aja».

E questo è stato il tema trattato dai legali di Aya Biran per il rientro immediato di Eitan in Italia. Secondo quanto si è appreso sono stati sentiti, via remoto, anche alcuni esperti in Italia. Che l'atmosfera stesse diventando elettrica, lo si è capito all'arrivo - inatteso - di Esther Cohen Peleg. Poco prima di sedersi fuori dell'aula, alla vista di uno degli avvocati dei Biran, Avi Himi, lo ha apostrofato: «Io sono la nonna, siamo una famiglia in lutto. Abbiamo perso tre generazioni e adesso voi state distruggendo l'immagine anche di mia figlia», riferendosi a Tal Peleg, la mamma di Eitan morta sul Mottarone.

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La donna non ha spiegato i motivi di questa accusa ma - secondo alcune interpretazioni - in aula devono essere state fatte affermazioni a suo avviso non condivisibili. La rabbia di Esther Cohen Peleg è poi esplosa con forza al termine della udienza. «Mia figlia era completamente pulita. E sapete perchè sono fuori dall'aula? - ha gridato ai giornalisti visibilmente scossa - Perchè una donna giudice in Israele ha detto che, siccome non era stato consentito al Console italiano di entrare in aula, ha negato il permesso anche a me. Io sono la nonna». «Lo stesso - ha aggiunto - è successo anche in Italia nel momento in cui io ero a lutto per mia figlia e non mi hanno dato possibilità di esprimermi, non mi hanno dato l'occasione».

Ed ha ribadito che il piccolo Eitan «sta bene in Israele». Ora, domani sera - a quanto sembra, visto che gli avvocati delle parti non hanno rilasciato dichiarazioni - il dibattito andrà avanti con i legali delle parti che argomenteranno a favore - quelli dei Biran - o contro - quelli dei Peleg - il ricorso alla Convezione dell'Aja. Le sedute riprenderanno domenica con l'ultima udienza. La giudice prenderà poi il suo tempo per decidere. Nel frattempo il piccolo Eitan continuerà l'alternanza dei tre giorni con Aya Biran e con il nonno Shmuel, come previsto dalla «intesa temporanea» raggiunta tra le famiglie lo scorso 23 settembre.

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