Brexit, carta d'identità italiana non più valida dal 2021: dall'inglese ai visti, cosa cambierà

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Cristina Marconi
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Brexit, carta d'identità italiana non più valida dal 2021: dall'inglese ai visti, cosa cambierà

LONDRA Dal 31 dicembre prossimo i cittadini europei saranno trattati come gli altri stranieri dall'ufficio immigrazione britannico. Il governo di Boris Johnson, ignorando gli allarmi provenienti da vari settori dell'economia, ha annunciato misure draconiane che, se approvate dal Parlamento, realizzeranno finalmente quel modello di «sistema a punti australiano» tanto citato in campagna elettorale.

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Lo scopo è quello di coinvolgere i britannici nel mercato del lavoro e puntare alla sostituzione degli immigrati con una forza lavoro locale ancora tutta da formare, alzando un muro alto 70 punti, da raggiungere sulla base della conoscenza dell'inglese, delle qualifiche, del lavoro offerto e dello stato di bisogno del settore in cui si andrebbe a lavorare. La ministra dell'Immigrazione, Priti Patel, ha parlato di «8,45 milioni di cittadini tra i 16 e i 64 anni economicamente inattivi», ossia che non hanno un lavoro e che non cercano o non sono disponibili a lavorare. Numeri smentiti dall'ufficio nazionale di statistica, secondo cui si tratta di studenti, disabili, pensionati o gente che si occupa di parenti malati. Di questi, appena 33mila sarebbero «lavoratori scoraggiati». 

TURISTI
Alla frontiera non valida la carta d’identità italiana 

Per non danneggiare il ricchissimo settore del turismo britannico, i visitatori potranno avere un visto di sei mesi, anche se si ribadisce che non potranno lavorare nel frattempo. Per ottenere un visto ci vogliono 70 punti, che si possono ottenere con 20 punti per un’offerta di lavoro, 10 parlando inglese, 20 se il lavoro è nel settore adeguato, e così via. Non verranno accettate carte d’identità alle frontiere da Paesi come l’Italia o la Francia per evitare il rischio che vengano usati documenti falsi o contraffatti.

PROFESSIONISTI
Per il via libera stipendio minimo e uno sponsor 

I lavoratori qualificati saranno quelli trattatimeglio, ma dovranno guadagnare almeno 25.600 sterline lorde all’anno, ossia circa 30.600 euro, per avere un visto. Potranno però “scambiare” dei punti se hanno un dottorato, in caso di offerte di lavoro. Ma nessuno potrà guadagnare meno di 20.480 sterline, ossia 24.500 euro circa, neppure le ballerine classiche di cui il Paese ha un gran bisogno. Tutti per avere un visto dovranno vedersela con le soglie di reddito, parlare inglese, avere un lavoro che li aspetta, avere uno sponsor e non avermai scontato pene superiori ai 12mesi.
 

I PALETTI
Difficile entrare senza il diploma. Poche eccezioni

I lavoratori non qualificati, tecnicamente chi non ha lamaturità, avranno vita difficile. Non potranno ottenere un visto, anche se il governo ha escluso da questa categoria i falegnami, i piastrellisti e operatrici per l’infanzia. Considerati non qualificati sono camerieri e baristi, cosa che ha seminato il panico nella ristorazione. Lo scopo è costringere le aziende a non sfruttare più il «lavoro a basso costo», ma con tutti i grandi investimenti in infrastrutture e costruzioni previsti nel Paese c’è un serio allarme sull’esclusione di una categoria che rappresenta il 70% degli europei nel Regno Unito.

STAGIONALI
Percorso ad hoc per assumere 10mila extra Ue 

Per andare incontro alle richieste di settori come l’ortofrutticolo, in cui c’è forte bisogno di manodopera stagionale durante il raccolto, è stato previsto un sistema che permetterà di assumere 10mila lavoratori non qualificati non europei, rispetto ai 2500 inizialmente previsti. Anche se il settore parla della necessità di una forza lavoro di almeno 70mila persone. Il governo spera che alcuni dei 3,2milioni di europei che hanno fatto domanda per il settled status possano rispondere ai bisogni dei diversi settori. 

STUDENTI
Bisogna avere un’offerta da un’istituzione 

Sistema a punti anche per gli studenti. Chi vuole studiare nel Regno Unito deve dimostrare di avere un’offerta da un’istituzione riconosciuta, di parlare inglese e di potersi sostentare economicamente. Finiti gli studi, avranno comunque la possibilità di lavorare per due anni nel Paese, ma molte università sono preoccupate dal calo della domanda da parte di studenti europei, confusi dalla situazione dell’Erasmus e da quella dei progetti di ricerca Ue. Un sistema simile varrà anche per gli artisti, i religiosi e per gli atleti sportivi che intendono vivere nel Regno Unito.

IMPRENDITORI
Zero possibilità per chi intende lanciare un’attività

Non ci saranno soluzioni possibili per chi vuole fare impresa nel Regno Unito, per i freelance o chi vuole aprire una sua attività. Questo vedrà la fine degli idraulici polacchi o dei muratori rumeni. La Confindustria britannica ha elogiato alcuni aspetti dell’annunciata riforma ma non senza riserve sui rischi di limitazione nel reperimento della forza lavoro da parte del business. Patel ha però replicato che il mondo dell’impresa potrà contare ancora sugli oltre 3 milioni di cittadini Ue che già lavorano nel Regno (non toccati dalle nuove regole).

Ultimo aggiornamento: 15:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA