CORONAVIRUS

Tokyo, allarme coronavirus: chiuso l'accesso
al pubblico ai mitici studi della Ghibli

Domenica 23 Febbraio 2020

TOKYO - Proseguono le misure di cautela in Giappone per prevenire il contagio del coronavirus. Lo studio Ghibli - il famoso centro di produzione dei film di animazione ideati da Hayao Miyazaki, rimarrà chiuso al pubblico almeno fino al 17 marzo. La direzione del museo, situato nella zona di Mitaka, a nord ovest di Tokyo, ha reso noto che la decisione è stata presa dopo un'ampia consultazione con la prefettura locale, e che i possessori dei biglietti di entrata per quel periodo saranno rimborsati. L'annuncio dello Studio Ghibli rientra nel piano generale del governo nipponico di cancellare o posticipare eventi che prevedono la partecipazione di grandi masse di pubblico nell'arco delle prossime tre settimane, un lasso di tempo considerato cruciale per contenere la diffusione dell'agente patogeno. Per accedere allo Studio Ghibli, fondato da Miyazaki e Isao Takahata nel 2001, occorre prenotare in anticipo online e il museo accoglie un massimo di 2.400 visitatori al giorno. Tra i maggiori film realizzati dallo studio ci sono "La città incantata", vincitore di un premio Oscar nel 2002, 'La principessa Mononoke" e 'Nausica„ della Valle del vento". Intanto, nella notte di sabato il Dipartimento Usa ha alzato il livello di guardia per i viaggi in Giappone e Corea del Sud a un valore di 2 su una scala che va da uno a quattro. Nella delibera Washington consiglia alle persone anziane e con condizioni mediche instabili di evitare o ritardare di recarsi in quei paesi. Il dipartimento aggiunge che il modo in cui si sta diffondendo il coronavirus in quelle aree è ancora sconosciuto e rimane tutt'ora oggetto di ricerca. Il 'Livello 2', specifica il canale pubblico giapponese Nhk, non significa un richiamo ufficiale a cancellare i piani di viaggio o lasciare i paesi citati dal provvedimento. Lo stesso Dipartimento Usa, aggiunge ancora la Nhk, aveva scritto in un tweet lo scorso giovedì che i cittadini americani avrebbero dovuto riconsiderare i viaggi in crociera con destinazioni il Sud-est asiatico e la regione dell'Asia-Pacifico.

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