Chanel, le influencer russe distruggono le borse in diretta Instagram

Nei giorni scorsi il brand francese ha deciso di vietare la vendita ai russi, facendo infuriare le modelle

Le influencer russe fanno a pezzi le borse Chanel su Instagram: la protesta dopo il ban alle vendite
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Mercoledì 6 Aprile 2022, 19:27 - Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 16:29

La rivolta delle influencer russe contro Chanel continua. E dopo le parole di protesta per l'embargo, decine di loro sono passate ai fatti. Come? Riprendendosi mentre fanno a pezzi i capi firmati dal brand francese. Diverse modelle hanno postato i video, dove con forbici e coltelli tagliano in due borse da migliaia di euro accusando il marchio di «russofobia» e invitando le "colleghe" a fare lo stesso. 

 

La protesta

Marina Ermoshkina, 28 anni, conduttrice televisiva e attrice, ha espresso la sua indignazione e ha tagliato la sua borsa Chanel: «Non un singolo articolo o marchio vale il mio amore per la mia Patria e il rispetto di me stessa. Sono contro la russofobia e sono contro i marchi che sostengono la russofobia. Se possedere Chanel significa vendere la mia Patria, allora non ho bisogno di Chanel».

Ermoshkina ha esortato gli altri a strappare i loro prodotti, dicendo: «Per noi donne russe, avere Chanel non è significativo. Eravamo noi il volto di questo marchio. Fin dall'infanzia sognavamo di acquistare questa borsa». Come lei, anche la Dj russa Katya Guseva e la modella Victoria Bonya, che ha detto: «Devo dire che se Chanel House non rispetta i suoi clienti, perché dobbiamo rispettare Chanel? Ciao ciao».

Cosa è successo

Chanel ha vietato «la vendita, direttamente o indirettamente, di articoli di lusso a qualsiasi persona fisica, giuridica o entità nella Federazione Russa o per l'uso nella Federazione Russa, quindi ai clienti è stato chiesto «di confermare che i prodotti che acquistano non saranno utilizzati in Russia» si legge in una nota del brand. Le sanzioni commerciali sono attualmente in vigore per diversi grandi marchi, tra cui McDonald's e Coca Cola.

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