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Armi pesanti italiane all'Ucraina, dai veicoli Lince agli obici FH-70: ecco la svolta di Roma

Possibile l'invio di cingolati M130 per trasporto truppe e veicoli Lince con blindatura anti-mine

Ucraina, arrivano le armi pesanti dall'Italia: dai veicoli Lince agli obici FH-70, la svolta di Roma
4 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Giugno 2022, 19:53 - Ultimo aggiornamento: 11 Giugno, 09:13

Stanno per arrivare a destinazione le armi italiane - le prime "pesanti" - contenute nel terzo decreto interministeriale sul sostegno militare all'Ucraina pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 maggio. La rassicurazione è stata data ieri nel corso di un colloquio telefonico tra il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ed il suo collega di Kiev, Oleksii Reznikov. È passato quasi un mese, ma questo lasso temporale non deve stupire visto che si tratta di materiale in molti casi da ricondizionare ed approntare, oltre che da far giungere alle linee di fuoco della resistenza ucraina attraverso percorsi non agevoli e con la minaccia dei missili russi in agguato.

Reznikov ha parlato di «conversazione produttiva» in attesa di ricevere il «terzo pacchetto di assistenza alla sicurezza» dall'Italia. Nella stessa giornata ha avuto un colloquio sullo stesso tema anche con il ministro della Difesa slovacco. La richiesta a tutti gli oltre 40 Paesi "donatori" è martellante, mentre le truppe russe continuano l'avanzata nel Donbass: «Abbiamo bisogno di più armi e capaci di colpire più lontano».

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Quali armi ha inviato l'Italia

In una guerra che potrebbe protrarsi ancora a lungo, combattuta essenzialmente a terra con carri ed artiglieria, c'è un alto consumo di materiale bellico che deve dunque essere continuamente rimpiazzato. L'appello di Kiev deve però fare i conti con Parlamenti non sempre compatti in questo tipo di scelte, soprattutto se aumenta la letalità delle armi. È il caso dell'Italia, ma anche della Germania o della Spagna, ad esempio. Mentre Stati Uniti ed Inghilterra hanno deciso di alzare il livello offensivo delle loro spedizioni con i lanciarazzi multipli dalla gittata fino a 80 km, rispettivamente Himars e M270.

Anche se c'è chi mette in guardia dal rischio che equipaggiamenti occidentali con tecnologia "sensibile" possano finire in mani russe. La lista italiana dei tre decreti è stata secretata. I primi due invii hanno riguardato, a quanto appreso, missili controcarro Milan, sistemi di difesa aerea Stinger, mortai da 70 mm, mitragliatrici pesanti e leggere, munizionamento di artiglieria, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale, razioni k.

 

Nel terzo, oggetto del colloquio tra Guerini e Reznikov, c'è un salto di qualità, anche se si parla di munizionamenti a più corto raggio rispetto a quelli angloamericani: potrebbe trattarsi degli antichì M109, semoventi d'artiglieria da tempo fuori linea e spesso "cannibalizzati" per usarli come pezzi da ricambio. In passato una quota è stata ricondizionata e venduta al Pakistan. Ci sono poi i più moderni obici FH-70 Howitzer, con una gittata fino a 25-30 km. Nei giorni scorsi il ministero della Difesa russo ha rilanciato un video con artiglieria distrutta di questa tipologia che affermava provenisse dall'Italia. Il ministero italiano ha però smentito. Difficile, invece, per la scarsa disponibilità, che ci siano i più sofisticati Pzh 2000.

In arrivo anche i cingolati M130?

Possibile l'invio di cingolati M130 per trasporto truppe e veicoli Lince con blindatura anti-mine. Il punto su necessità e disponibilità, sulla base dell'andamento del conflitto, sarà fatto la settimana prossima (il 15 e 16 giugno) a Bruxelles nel corso della ministeriale Difesa della Nato e della terza riunione del Gruppo di contatto per l'Ucraina, guidato dagli Usa col segretario della Difesa Lloyd Austin: si tratta dei Paesi che stanno sostenendo la resistenza di Kiev contro l'invasione.

 

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