Vintage e dintorni, dalle app agli store il riciclo fa fashion

Venerdì 18 Gennaio 2019 di Costanza Ignazzi
L'usato spopola e insidia pericolosamente il fast fashion. O almeno è ciò che potrebbe avvenire prima di quanto sospettiamo: dieci anni, forse meno. Niente più ressa da Zara per aggiudicarsi l'ultima tendenza a un prezzo conveniente, niente più clic compulsivi in attesa della comparsa dei saldi su Asos: il vero oggetto dei desideri sarà una borsa vintage o, al massimo, un maglione di lana usato. E la rivoluzione è già cominciata, assicurano gli esperti, secondo i quali uno dei trend del 2019 è l'allungamento della vita di capi e accessori che indossati, amati e se necessario riparati tornano in circolo dando un significato completamente diverso al concetto di proprietà. Varietà, sostenibilità e accessibilità: queste, secondo il report The State of Fashion di quest'anno, le parole chiave che cambieranno la moda per sempre.

LA RICERCA
Perché se oggi, come riporta la ricerca, compriamo il 60% di vestiti in più rispetto a 15 anni fa, ce ne stanchiamo anche più facilmente. I capi sopravvivono nel guardaroba molto meno: influencer a parte, nemmeno chi usa i social per diletto è felice di indossare troppe volte la stessa mise su Instagram. Il che ci porta direttamente al secondo problema: il prezzo di quella borsa firmata in continuo aumento e che, per forza di cose, sempre più fashion victim decidono di cercare sul mercato dell'usato. Ultima ma altrettanto determinante la preoccupazione crescente per l'ambiente che contraddistingue le giovani generazioni. Il mercato del resale, secondo il Thred Up Report, potrebbe raggiungere un valore di 41 miliardi di dollari nel 2022. Così si moltiplicano negozi e mercatini dell'usato, siti e app che fanno da intermediari tra chi compra, chi vende (o scambia) capi, accessori e perché no, anche oggetti vintage e di seconda mano. The Real Real, Rebelle e Vestiaire Collective sono solo alcuni dei siti diventati istituzioni per chi cerca usato di lusso. Il principio è simile per tutti: un team di esperti riceve gli articoli di seconda mano consegnati da chi vuole vendere e ne controlla l'autenticità prima di metterli online. L'utente può poi scegliere come gestire il processo e come ricevere il pagamento: le commissioni all'intermediario variano in base all'articolo venduto e al prezzo. Anche l'ormai celebre app Depop, che dal 2011 si limita a fare da vetrina ai capi messi in vendita dai privati, conta oggi 10 milioni di utenti e un guadagno di oltre 350 milioni di euro l'anno.
Un'espansione da record, tanto da passare dalla Rete all'apertura di punti vendita fisici: Los Angeles, New York, Londra e, nel corso del 2019, uno store a Milano. Nel business fioriscono le startup, anche italiane: la app Vintag, creata nel 2017 da Francesca Tonelli, ha attirato l'attenzione del gruppo Piquadro, che ha appena deciso di investire nel marchio tramite il programma MyStartupFunding.

Tranne qualche polemica, (come quando Chanel ha accusato The Real Real di spacciare per vere borse contraffatte), i grandi marchi sembrano pronti a tenere sotto controllo il mercato del resell attraverso gli investimenti, come Stella McCartney che ha lanciato una partnership con il sito americano: chi vende capi del marchio ottiene subito un buono di 100 dollari da spendere nei negozi del brand o online. Ma chi compra l'usato e cosa cerca? «Sulla nostra app vanno per la maggiore le borse Chanel e Vuitton, i foulard di Hermès e qualche chicca da collezionisti, come la linea Flora di Gucci e i primi pezzi di Fendi e Versace», spiega Francesca Tonelli.

GLI UTENTI
Il 50% degli utenti di Vintag sono millennials, segue la cosiddetta Generazione X: «I più giovani sentono moltissimo il tema dell'economia circolare spiega Tonelli ovviamente la maggior parte sono donne, ma anche gli uomini si avvicinano sempre di più». Ha puntato sui bambini (ed è andata bene) anche l'italiana Armadio verde, che si occupa di gestire gratuitamente il ritiro dei pezzi da vendere: basta riempire una scatola dei capi che non si usano più e gli esperti della startup ne verificano le condizioni. I venditori guadagnano così delle stelline da reinvestire per acquistare sul sito. «Ogni giorno racconta la cofondatrice Eleonora Dellera vendiamo oltre mille capi e ne carichiamo online altrettanti. Dopo i vestiti per bambini abbiamo introdotto il segmento donna e a inizio febbraio andremo avanti con scarpe e borse». Il futuro? Una sede in Francia e una in Germania, entrambe nel corso del 2019. Il diavolo veste ancora Prada? Forse sì, ma di sicuro è un abito vintage.
  Ultimo aggiornamento: 14:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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